Rasputin e la Zarina

Grigorij Efimovič Rasputin, nacque in Siberia fra il 1860 e il 1870. Dopo anni di vita “normale” tra i contadini siberiani, e dopo essersi sposato mettendo al mondo tre figli, nel 1905 s’imbucò nella corte dello zar Nicola II.  Nel suo curriculum vi era l’adesione alla setta orgiastica dei Khlysti, come pure al movimento nazionalista dei Veri Russi. Privo d’istruzione, ma scaltro e carismatico, riuscì a intessere una rete di relazioni altolocate che poco dopo lo introdussero a corte. Forte era intanto divenuta la sua fama di potente sciamano. Proprio la sua reputazione di guaritore lo fece chiamare in aiuto di Alessio, figlio degli zar, affetto da emofilia. Grazie all’ipnosi e alla sospensione dell’acido acetil salicilico (l’odierna aspirina) con cui veniva curato il bambino, Alessio mostrò qualche miglioramento. L’aspirina infatti rende fluido il sangue e quindi aumentava l’emofilia. Ma questo Rasputin non lo sapeva. Sia come sia, il merito del miglioramento del piccino venne attribuito a lui.

Il suo carisma e le sue capacità persuasive rovinarono quindi sulla famiglia Romanov, soprattutto sulla zarina Alessandra, donna debole di psiche e d’intelletto, la quale ne divenne presto succube. A Rasputin tutto era concesso, come i frequenti libertinaggi con svariate nobildonne di corte. Chi si provasse a ostacolare Rasputin, o a segnalare ai regnanti le sue malefatte, veniva punito e cadeva in disgrazia. Così, anno dopo anno, Rasputin, eliminò molti dei consiglieri e delle persone vicine agli Zar, creando loro terra bruciata intorno. Più li isolava, infatti, più li governava a proprio piacimento. Si accrebbero per giunta le dicerie su di una presunta relazione con la sovrana, sotto il complice silenzio dello Zar. Relazione o meno, Rasputin andò sempre più oltre nella manipolazione della zarina, inculcandole pure precetti di carattere morale, religioso e politico tutti suoi. Quindi decisamente bizzarri e privi del supporto culturale su cui essi dovrebbero invece basarsi.

Lasciata sola col mistico plagiatore nel 1915, data la partenza dello zar per il fronte, la Zarina effettuò su persuasione di Rasputin continui, disastrosi e schizofrenici cambi al vertice dei membri di governo. E lo fece proprio mentre la situazione di crisi avrebbe dovuto suggerire il mantenimento di un potere stabile e forte. Ma alla fine, la farina del diavolo va tutta in crusca, come ripete un vecchio detto: nel 1916, nel bel mezzo della crisi di governo che Rasputin stesso aveva contribuito a creare, venne decisa una congiura da parte di alcuni nobili e notabili russi. Prima lo avvelenarono, ma data l’assuefazione che Rasputin si era procurata al veleno, alla fine dovettero sparargli, bastonarlo e infine buttarlo nel fiume. Il reperimento all’autopsia di acqua nei polmoni lascia quindi sbalorditi: nel fiume Rasputin ci era finito ancora vivo. L’erba grama non muore mai…

I congiurati però non se la videro bene. Molti di loro finirono tra le grinfie della Zarina e tra loro solo Dmitrij Pavlovič se la cavò: inviato per ritorsione a combattere in Persia, ribaltò a proprio favore l’attacco personale della capricciosa Alessandra. Dopo la rivoluzione del 1917, questa “punizione” fece infatti sì che il granduca Dmitrij fosse uno dei pochi Romanov a trovarsi già all’estero e a salvarsi così dal crollo della dinastia russa.

Rasputin contribuì a cambiare il corso della storia mondiale: forse la rivoluzione russa sarebbe avvenuta lo stesso, chissà. Però, è innegabile il fatto di come il Guru siberiano abbia creato tutte le condizioni perché avvenisse in quel preciso momento, in quelle precise condizioni socio-politiche e con quei risultati che oggi tutti noi conosciamo. Mandare allo sbando il governo russo in un periodo così delicato, gravido di tensioni sociali e di bisogno di riforme, ha forse generato il terreno fertile per il successivo comunismo stalinista. Un fenomeno geopolitico che ha impattato pesantemente le sorti dell’intero pianeta. Senza Rasputin a tirare i fili dei fantocci Romanov, forse il cambiamento sarebbe avvenuto in modo meno traumatico, più diluito nel tempo e senza molte delle conseguenze che invece ha avuto. In altre parole, un mugiko siberiano pressoché analfabeta ha fatto più danni di Gengis Kahn.

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