Subrahmanyan Chandrasekhar Vs. Marylin Monroe

Subrahmanyan Chandrasekhar: chi era costui?

Per chi pensasse che le formule di astrofisica debbano appartenere in esclusiva a vecchi professori barbogi, consiglio di leggere la storia di Chandra. Al secolo, Subrahmanyan Chandrasekhar. Prima di divenire uno dei fisici più dotati del secolo scorso, il giovane Chandra si accontentava di buttar giù dove gli capitava le proprie intuizioni geniali. Si narra che avesse solo diciannove anni quando, viaggiando in treno attraverso l’India, venne fulminato dall’idea che il limite di Plank sulla repulsione delle nuvole elettroniche degli atomi potesse essere superato. Per Plank, cioè, esisteva una distanza minima che gli atomi potevano raggiungere tra di loro. Andare al di sotto di essa era ritenuto impossibile per via della forza di repulsione reciproca esercitata dalle nuvole di elettroni che circondano i nuclei atomici. Chandra intuì che c’era una forza che poteva vincere quella di repulsione elettronica ed era quella gravitazionale. Ciò non avviene sulla Terra, bensì nel cielo, sulle stelle. O almeno, su alcune di esse. Quando una stella di sufficiente massa finisce il proprio combustibile nucleare, gli strati esterni collassano verso il centro della stella stessa, attratti sempre più dalla sua forza di gravità. Se la stella ha una massa minore del “limite di Chandrasekhar”, il processo si blocca per via della repulsione elettronica, divenendo così il corpo celeste una “nana bianca stabile”. Se una stella ha invece una massa maggiore, la pressione degli elettroni non è sufficiente a contrastare la gravità: la massa continuerà a comprimersi verso il proprio centro finché i protoni non si fonderanno con gli elettroni, trasformando così la stella in una “stella di neutroni”. Se il processo di collasso continua (caso di stelle che all’origine avevano una massa di molte volte superiore a quella del nostro sole) la stella di neutroni evolverà infine in un “buco nero“. La natura del buco nero si presume possa quindi essere un unico, gigantesco neutrone…

Chandra vergò le basi della propria teoria in treno, su di un foglio di carta da pacchi e solo dopo molti anni quegli scarabocchi divennero la chiave di volta per l’interpretazione di uno dei fenomeni cosmici più affascinanti ad oggi conosciuti. E ora la domanda:

Quanti di voi sapevano dell’esistenza di Subrahmanyan Chandrasekhar? Forse una percentuale inferiore all’1%. Anzi, tolgo il forse. Ignoranza? No. Lo scibile umano è così ampio che ognuno di noi può essere colto o ignorante a seconda dell’argomento trattato. Solo pochi però conoscono Chandra, mentre tutti conoscono Albert Einstein. Questo perché sul secondo sono stati scritti libri, girati film, diffuse fotografie (chi non conosce la foto di Einstein che fa la linguaccia?). Di Chandra poco si sa perché poco si è detto. O lo si è detto male. Ma il confronto con Einstein è ambizioso. Proviamo allora a fare il paragone con Marilyn Monroe: una bionda procace e spregiudicata ha impresso la memoria del 99% degli abitanti del Mondo Occidentale. Un genio come Chandra no.

Potere del sesso, forse. Sicuramente, potere della comunicazione… E un neo vicino al labbro vale nel mondo moderno di più di un foglio di carta da pacchi con su scritti incomprensibili scarabocchi…

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