I furbetti del quartierino

Ufficiosamente tutti lo sanno, ma ufficialmente tutti glissano o negano: in alcuni cataloghi di fertilizzanti si trovano prodotti che vengono utilizzati in campo come fossero agrofarmaci. In tal modo circolano per esempio inspiegabili ‘fertilizzanti rameici’. Inspiegabili, perché con tutto il rame che viene applicato alla vite come antiperonosporico proprio non si spiega il bisogno di nutrire la coltura con prodotti cuprici. Meglio si spiega forse il bisogno di produttori, rivenditori e agricoltori di contare sull’Iva al quattro per cento, invece che al venti, come pure quello di far circolare formulati con problemi gestionali e normativi molto inferiori rispetto agli agrofarmaci. Spacciando un fungicida per concime si può inoltre aggirare anche la Revisione Europea, dato che un fertilizzante non richiede registrazione presso il Ministero della Salute e sfugge alle regole del famigerato Annex I. Ma non solo tra i rameici si trovano ‘fertilizzanti’ ad azione curativa: il fosfito di potassio, per esempio, si è appropriato in vigna del ruolo manzoniano dell’Innominato. Su questo fertilizzante, quando si parli di peronospora, è sempre sgradita ogni considerazione. I paralleli tecnici con il fosetil alluminio provocano infatti diffuse orticarie fra i tecnici di alcune aziende produttrici di agrofarmaci. Nel settembre 2003 la società Luxembourg aveva in effetti presentato domanda di registrazione alle autorità francesi, le quali hanno giudicato formalmente completa la documentazione presentata. Da allora, però, nessun formulato a base di fosfito di potassio è mai stato registrato come agrofarmaco. In ogni modo, per quanto il fosfito di potassio non possa e non debba essere prescritto come fungicida, le numerose esperienze di campo mostrano evidenze di efficacia nel contenimento della malattia. Altamente sistemico, penetra e diffonde rapidamente nei tessuti vegetali stimolando la produzione endogena di fitoalessine, le difese naturali della pianta. Dell’abbinamento col fosfito di potassio ne beneficiano soprattutto i fungicidi di contatto o comunque caratterizzati da scarsa ridistribuzione all’interno dei tessuti. Anche alcuni prodotti a due vie (contatto più citotropico) possono arrotondare il risultato sulla peronospora se abbinati a questo fertilizzante. Pericoloso invece l’abbinamento con rameici, per l’aumento del rischio di fitotossicità. A chi lo utilizza, a qualsiasi titolo, è bene però ricordare che anche il fosfito presenta problemi di residui e che quindi è bene abbandonandolo a ridosso della fioritura. Forse in un prossimo futuro verrà prestata dalle autorità maggiore attenzione verso i fertilizzanti che poco nutrono e molto difendono. Oltre agli usi impropri di rame e fosfito, magari qualcuno si accorgerà perfino che alcuni sedicenti ‘fertilizzanti-biostimolanti’ sono derivati ad arte dai panelli di semi di Neem e che quindi contengono azadiractina, che mostra azione insetticida e nematicida. Peccato che l’azadiractina sia stata revocata come agrofarmaco nel dicembre 2008 e che i suoi formulati avranno vita, salvo risottomissioni in extremis, fino al dicembre 2010. In barba quindi alle leggi nazionali e alla Revisione Europea, rame, fosfiti e azadiractina potranno circolare come pseudo-agrofarmaci nelle rivendite e nei campi per molto, molto tempo ancora. Ufficiosamente, per carità.

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