Lacrime di coccodrillo

Paolo De castro, presidente della Commissione Agricoltura del parlamento europeo,  lamenta scarsi aiuti per il comparto e un mercato italiano troppo aperto a tutto e a tutti

Alla Fiera di Forlì si è celebrata l’ennesima tavola rotonda sui problemi che attanagliano l’agricoltura. Ennesima, perché come altre che l’hanno preceduta resterà forse lettera morta proprio per le orecchie politiche ed economiche a cui certi richiami severi dovrebbero giungere. Paolo De Castro, uomo d’estrazione tecnica consolidata, denuncia aiuti troppo modesti per gli agricoltori Europei, come pure la debolezza di mercati italiani penetrabili troppo facilmente dall’estero. Vita dura, invece, per le nostre esportazioni. La causa è molteplice e nota: competizioni internazionali sempre più spregiudicate, domanda in calo anche nei mercati ricchi a causa della crisi e richieste sempre più stringenti da parte della filiera agroalimentare internazionale, la quale pone limiti sempre più restrittivi in termini di qualità dei prodotti e di profilo residuale, giunto ormai a soglie prossime al concetto utopico di ‘residuo zero’. In tale scenario, l’affanno mercantile del comparto viene addossato anche alla scarsità di contributi eurocomunitari. Leggasi Pac. Proprio su questo punto, De Castro si avventura a Forlì in una comparazione fra USA ed Europa. Una comparazione che appare alquanto azzardata, almeno per chi i numeri conosce e sa analizzare. “Negli Stati Uniti l’agricoltura viene sostenuta cinque volte di più rispetto all’Europa”. Letta così, parrebbe scandaloso lo svantaggio finanziario per l’agricoltura europea rispetto a quella d’Oltreoceano. Lamentela, questa, ripresa anche da riviste specializzate del settore agricolo. Riviste nelle quali si afferma che in USA vengono stanziati finanziamenti doppi rispetto all’Europa: più di cento miliardi contro poco più di cinquanta. Ma i numeri, se letti bene, dicono cose diverse. Tanto per iniziare la valuta: cento miliardi di dollari non sono il doppio di cinquanta miliardi di euro, bensì poco più di una volta e mezza, visti i cambi attuali. Se poi si ripesca il cambio Euro/Dollaro vigente al momento della comparazione, si può quantificare il contributo americano con un +40% rispetto a quello del Vecchio Continente. Scendendo però ancora di più nei numeri, si scopre che l’agricoltura statunitense è rappresentata da circa due milioni di aziende agricole, contro i circa sette milioni europei. Da qui il calcolo farlocco del contributo quintuplo: traducendo tutto in Euro, si evince un sostegno medio di circa trenta mila Euro per ogni azienda americana, contro i ‘soli’ sei mila Euro per le nostrane. Che non vuol dire, per usare le parole di De Castro, che “l’agricoltura” americana è sostenuta cinque volte tanto. Semmai, sono i singoli produttori che ricevono un contributo di cinque volte superiore. Ma anche in questo caso i numeri ci dicono che le cose non stanno come potrebbero sembrare. Un’azienda statunitense conta di media su quasi duecento ettari, contro i venti scarsi delle aziende europee. Se poi arriviamo in Italia, la media scende sotto i dieci. Restando sulla comparazione tra medie intercontinentali, il conto da fare è il seguente: cinque volte tanto di contributi, dieci volte tanti gli ettari a testa. Vista così, e traducendo gli aiuti  in Euro/ettaro, gli agricoltori americani beneficiano quindi di un sostegno che è la metà di quello europeo.

Buffi i numeri. Letti in un modo dicono una cosa, letti in un altro verso ne dicono un’altra. Forse sarebbe l’ora di finirla col pianto greco della scarsità dei contributi pubblici all’agricoltura, contributi che sul bilancio eurocomunitario sono tuttaltro che leggeri e che pesano molto anche sulla percezione comune di un settore che spilla continuamente denaro perché da solo non è capace di stare in piedi. E, altrettanto forse, arriviamo quindi al punto: che siano invece le politiche economiche ad avere disatteso il proprio dovere di riequilibrare un mercato agroalimentare che vessa gli agricoltori, lasciandoli nelle mani rapaci di industrie di trasformazione e Grande Distribuzione Organizzata?

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