Due Oscar nel fango

Oscar Pistorius si è rovinato la vita sparando alla fidanzata. Oscar Giannino si è rovinato la reputazione sparando una bischerata. Nel giro di pochi giorni due “Oscar” finiscono nel fango. Il primo, campione paralimpico dell’atletica leggera, ha ucciso la fidanzata Reeva Stempkamp per motivi che sono ancora tutti da capire. Il secondo, per motivi altrettanto da capire, ha ferito mortalmente la propria credibilità mentendo su un Master (mai) preso a Chicago

A differenza della modella sudafricana, la quale nessuno potrà mai resuscitare, la credibilità di Giannino ha però qualche speranza di essere rivalutata. Se non al 100% almeno al novanta. Analizziamo come.

Di certo, se Giannino vuole davvero riabilitarsi agli occhi dell’opinione pubblica, deve ammettere apertamente e completamente la propria bubbola, invece di continuare nel tentativo di sdoganare la questione come un’ingenua mancanza di controllo su ciò che veniva postato in rete su di lui. Di gente che ha sfruttato il famoso “a mia insaputa“, infatti, ce n’è stata già fin troppa.

I curricula farlocchi, in cui figuravano le lauree e il fantomatico master di Chicago, sono stati rimossi dal web e solo il cielo sa chi ce li aveva messi. Ma quello che resta è un video di RepTv in cui Oscar Giannino afferma chiaramente “…  A Chicago, dove ho preso un master..”.

A meno che anche la lingua di Oscar parli a sua insaputa, la millanteria è ormai manifesta e innegabile. Una millanteria sciocca, perché come lo stesso Giannino ha affermato, da quei titoli inesistenti lui non ha mai tratto vantaggio. E su questo ritengo vi sia da credergli.

L’origine di tali fanfaluche credo infatti attinga a una molto più banale vanità individuale. Una vanità che ben si attaglia a quel egocentrismo esibizionistico, vagamente istrionico, di cui il giornalista economico ha sempre fatto compiaciuto sfoggio.

Ora però è stato messo davanti a delle responsabilità da assumersi. Luigi Zingales è uscito infatti dal movimento Fare pur di non essere coinvolto in una situazione di grave imbarazzo. E lo comprendo bene: la sua reputazione è nata dalle sue competenze professionali e dalla sua coerenza umana. Ricevere schizzi di fango per colpa di vuote vanaglorie altrui, onestamente, non era cosa che potesse accettare. E infatti ha scoperchiato il pentolone e se n’è andato.

Ovvie le reazioni dei sostenitori del Movimento, di cui anche io faccio al momento parte. Da un lato le tesi innocentiste a tutti i costi. Dall’altro l’indignazione di chi, come me, sperava di aver trovato un manipolo di cavalieri senza macchia e senza paura di cui potersi fidare.

Nel mezzo, la pletora dei mediocri. Quelli che alla fin fine assolvono Giannino non perché sia meritevole di tale assoluzione, bensì perché “gli altri” (politici) hanno fatto ben di peggio.

Un approccio degno di biasimo, pensando che è uscito dalla testa di persone che si sono avvicinate a Fare proprio perché desiderose di sposare un partito fondato su chiarezza, trasparenza, competenza e, soprattutto, onesto rispetto delle regole. Anche morali. E le bugie direi che morali proprio non sono.

La reazione di Giannino è stata fino ad ora avvilente: ammette, ma non fino in fondo. Scarica il barile dei curricula falsi su qualche fantomatico personaggio a lui alieno, come pure inscena il balletto dell’equivoco con Zingales dovuto a un mero incrocio di segreterie telefoniche.

No, caro Oscar. Come Pistorius è stato trovato con la pistola ancora fumante, anche tu sei stato pescato con le mani, o meglio la lingua, nella marmellata. Perché davanti al gionalista di RepTv c’eri tu, non Zingales.

Riscatto difficile, ma non impossibile

Quando avevo un’età compresa fra i due e i tre anni m’inventai un amico immaginario di nome Giovanni. Oltre a farmi compagnia nei giochi, Giovanni si prendeva anche le colpe delle copiose pipì che mia madre trovava ogni tanto nel mio letto. Un bel giorno mio nonno entrò in camera con un bastone, si sedette al fianco del mio lettino e mi disse con tono grave e minaccioso: “Se questa notte Giovanni prova ancora a farti la pipì nel letto gli do tante di quelle legnate che gli levo la voglia!”.

Miracolosamente, Giovanni non si presentò più. Né nei miei giochi, né tanto meno fra le mie lenzuola.

Una “Lectio magistralis” quella che mi tenne il mio amato e sempre compianto nonno Galliano. Nel suo modo semplice e diretto m’insegnò che un uomo, per essere tale, deve sempre assumersi le responsabilità delle proprie azioni.

Che anche Oscar ascolti quindi le parole di quel vecchio legno del 1901 e si assuma le proprie di responsabilità. Tutte. Senza cercare di scaricarne una parte sulle spalle del suo personalissimo “Giovanni”.

Che infine la Direzione di Fare prenda la giusta decisione: accettare le dimissioni di Giannino da leader del Movimento, dimostrando agli Italiani che Fare è dotato di un sistema immunitario interno che impedisce di produrre danni perfino al proprio capo indiscusso. Un plus che renderebbe il Movimento anni luce superiore ad altri schieramenti politici, ove i leader ne hanno combinate più di Bertoldo rimanendo sempre al proprio posto. Berlusconi insegna, senza dimenticare ovviamente tutti gli altri. Grillo compreso.

Di seguito, concludo con il post che ho inserito nel sito di Fare, a seguito dell’invito di Oscar di esprimere pareri sulla faccenda.

Non so se la Direzione ha letto il mio post, anche perché il sito era tanto sovraccarico che ho perfino il dubbio che il testo sia stato salvato. Se non l’hanno letto lì, spero però che lo leggano qui. E che ne traggano le doverose conseguenze.

***************

Al bando le tesi innocentiste o colpevoliste. A questo punto la frittata è fatta e tocca mangiarla.

In risposta all’invito di Oscar di esprimere pareri, avanzo quindi le mie proposte. Anche perché credo che lui per primo concorderebbe sul fatto che il Movimento è più importante di Giannino e di chiunque altro membro della dirigenza preso singolarmente. Quindi l’unica decisione da prendere ritengo sia quella in grado di trasformare il problema in opportunità e restituire a Fare la credibilità che ha perso nelle ultime 48h. E con gli interessi pure. Ciò è possibile. Vediamo come:

1) Le colpe di Oscar non sono tali da arrivare a una estromissione dal Movimento. Quindi il primo punto è: Oscar deve rimanere. Umanamente, perché chi ha sbagliato deve avere la possibilità di riscattarsi, per il bene suo e del Movimento. Utilitaristicamente, perché Oscar ha comunque un grande seguito e questo andrebbe perso se uscisse da Fare. Il tutto, senza sciocche ricerche di scusanti e ancor più sciocchi giochi a nascondino dietro a colpe altrui molto più gravi. Se il Movimento è migliore davvero, nessuno di noi deve indulgere in anestesie morali, composte da vuote comparazioni con i gaglioffi che hanno fatto politica fino ad ora. Fare è diverso. E ora ha la grande opportunità di dimostrarlo.

2) In secondo luogo devono cessare le tensioni con Luigi Zingales. Per quanto possa essere difficile da capire, il suo atto di denuncia rappresenta la quintessenza del Movimento stesso, ovvero percorrere la strada più scomoda se è quella che la nostra coerenza ci indica di percorrere.  C’era in circolazione qualcosa di potenzialmente imbarazzante e pericoloso. Qualcosa che deviava dalle pretese di trasparenza cristallina che il Movimento dalla sua nascita propugna. Quindi è meglio che il nodo lo abbia sollevato lui che un antagonista politico in vena di sciacallaggi. A Luigi vanno date quindi le ragioni oggettive per rientrare nel Movimento. È un elemento troppo importante perché non si trovi la strada per ricomporre lo strappo.

3) La guida di fare deve passare di mano. Oscar è bene che scivoli, almeno temporaneamente, in seconda o terza fila, lasciando la leadership nelle mani di qualcuno che quanto a visibilità e credibilità non ha bisogno di presentazioni: Michele Boldrin. In questa difficile fase pre-elettorale, il cambio di testimone deve avvenire al volo, dando un forte segnale di reattività e di capacità della Dirigenza di effettuare importanti “reset” al proprio interno. Una capacità di reazione che gli elettori interpreterebbero come garanzia di altrettanta credibilità quando si trattasse di operare in parlamento.

4) Fare ha l’opportunità di dare un’impareggiabile lezione di stile, di statura intellettuale, morale e di spessore professionale. Le competenze e il fattore umano per ribaltare questa sciagurata situazione ci sono. Che tutti i Fattivi si scuotano dal momentano smarrimento e si uniscano per il bene del Movimento, abbandonando talune sterili posizioni contrappositive che in questo momento non possono fare altro che disintegrare quel piccolo miracolo che tanti consensi ha meritatamente portato al Movimento.

Un abbraccio quindi a Oscar, a Luigi, a Michele e a tutti i membri più autorevoli di Fare. Con l’augurio che “Fare” non sia solo un generico verbo, bensì sia solo la prima parte di “Fare Bene”.

Cordialità

Donatello

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