Giù le mani da Luigi Zingales

zingales-gianninoRitenuto a ragione uno dei più brillanti economisti mondiali, Luigi Zingales è uno dei fondatori più autorevoli di “Fare – Fermare il declino”. È lui ad aver scoperchiato il pentolone dei falsi titoli accademici di Oscar Giannino e per questa ragione è ora oggetto di attacchi, insulti e maledizioni da parte di numerosi “Fattivi”. Spieghiamo perché Zingales ha fatto bene a denunciare il caso e perché è meglio che l’abbia fatto prima delle elezioni

Proviamo a pensare cosa succederebbe se al 90° minuto l’attaccante di una squadra andasse a rete toccando però la palla involontariamente con la mano. Nessuno se ne accorge, tranne il portiere e un paio di difensori. L’attaccante però, invece di gioire, raggiunge l’arbitro e lo avvisa del tocco di mano, facendosi annullare la marcatura.

Ipotesi numero uno: la sua squadra era in vantaggio 4-0. Il gesto viene quindi applaudito da tutti e indicato come una grande prova di fair-play. Titoli sui giornali e magari invito a prendere parte agli allenamenti della Nazionale.

Ipotesi numero due: la squadra stava pareggiando e la vittoria le avrebbe permesso di migliorare la classifica, ma non tanto da vincere il campionato. Fischi, urla, insulti e una sonora lavata di capo da parte di compagni e allenatore una volta giunti negli spogliatoi.

Ipotesi numero tre: la squadra si stava giocando la promozione nella serie superiore e quel gol era fondamentale per riuscire nell’impresa. L’attaccante deve fuggire in Guatemala e cambiare identità, perché se tifosi, compagni e sponsor lo trovano gli fanno la pelle.

Eppure, il gesto è sempre il medesimo. Un gesto nobile e apprezzabile, segno di grande onestà e integrità morale. Ovvero quei valori che raccolgono l’approvazione di tutti (a parole) solo quando non costa nulla allinearvisi. Diventano invece una “gigantesca montagna di cazzate” se invece costano prezzi salati da pagare. Del resto l’Umanità conta solo una sparuta minoranza di veri Uomini, ma è zeppa di quacquaracquà.

Nei confronti di “Fare” Luigi Zingales è stato per certi versi quel attaccante. Anzi, peggio. Perché il gol con la mano non l’ha nemmeno fatto lui, bensì un suo compagno: Oscar Giannino.

E così, a causa del suo rigore morale e della sua intransigenza etica, il professore di Chicago ha prima chiesto al compagno di confessare il fallo. Poi, rimasto insoddisfatto, l’ha denunciato lui stesso. Oltre che l’accusa di essere un traditore, quindi, si è beccato anche il trattamento riservato normalmente ai delatori. Agli occhi dei fans di Giannino (volutamente li chiamo fans e non elettori), il giocattolo stava funzionando troppo bene per essere disturbato: il Movimento guidato da Oscar stava muovendo passi decisi verso il quorum che gli avrebbe spalancato le porte della Camera. Ora, con quella denuncia a pochi giorni dalle elezioni c’è il rischio che molti delusi lascino “Fare”, vanificando ogni sforzo fatto fino ad ora per aumentarne i consensi elettorali.

Sul povero Luigi sono quindi piovuti insulti, maledizioni e contumelie, come pure fantasiose dietrologie complottiste: Zingales è nel consiglio di amministrazione della Telecom e collabora con grandi gruppi, quindi chissà cosa c’è dietro…  Loschi disegni e trame oscure fioriscono così sul web, generando discussioni accese fra accusatori e difensori. Così sono diventati quattro gli schieramenti: gli assoluzionisti di Giannino, che spesso sono anche del partito degli accusatori di Zingales, e i colpevolisti, i quali per inverso tendono a difendere il professore di Chicago e a dirsi inignati con Oscar.

I contendenti sembrano aver dimenticato quanto Luigi si sia impegnato per dare vita al Movimento, si sia sbattuto, abbia investito tempo e ci abbia anche messo la faccia. Una reputazione conquistata faticosamente a colpi di professionalità e di coerenza con i propri principi.

Lungi dal considerare tutto ciò, per i complottisti ci devono essere invece sordide ragioni occulte: Zingales sapeva ben da prima dei falsi titoli di Giannino, ma si sarebbe tenuto tutto in tasca fino a pochi giorni dalle elezioni per rovinare la corsa del Movimento da lui stesso creato. Una sorta di infanticidio, quindi, che suona in modo grottesco a chi è dotato di un minimo di buon senso.

Per Luigi, quindi, si è verificata l’ipotesi numero tre fra le su esposte: starsene in America, perché se si presenta a qualche riunione di “Fare” qui in Italia rischia di essere sommerso da verze e pomodori, lanciati da una folla di “Fattivi” inferociti per il giocattolo che Luigi avrebbe loro rotto in mano a un passo dal riceverlo come regalo.

In realtà, le cose stanno molto diversamente.

In primis, è di gran lunga preferibile che sia stato proprio un personaggio di alto carisma come Zingales a denunciare i fatti. Proprio la sua posizione di alto rango nel Movimento gli dava non solo il diritto, ma soprattutto il dovere di denunciare le bugie dell’amico Giannino. Molto meglio quindi che sia stato Luigi a fare scoppiare il bubbone a cinque giorni dalle elezioni che qualche dossieraggio alla “Sallusti” cinque giorni dopo le medesime.

Proviamo infatti a immaginare quanto avrebbe potuto durare il segreto di Oscar una volta eletto. Tempo qualche mese sarebbe saltato fuori comunque, una volta entrato nell’arena di Montecitorio, attorniato dalle molte faine mastre di macchine del fango ad orologeria. Lo avrebbero tirato fuori loro lo scandalo dei falsi titoli, magari in occasione di qualche battaglia strategica in Parlamento, oppure di fronte all’ipotesi di trovarsi Giannino come ministro o con qualche carica similare.

L’inganno al proprio elettorato sarebbe stato quindi svelato dopo la dimostrazione di fiducia, ottenuta attraverso il voto, e non prima, come invece è accaduto. E ciò sarebbe stato di per sé ben più grave. Soprattutto, non sarebbe stato più possibile al Movimento gestire il fatto internamente, dando quella prova magistrale di auto-bonifica che invece ha potuto dare, sostituendo in quattro e quattro otto Giannino con Silvia Enrico.

Se lo scandalo fosse poi stato sollevato dagli avversari politici, “Fare” sarebbe stato considerato connivente a causa del proprio silenzio: dura convincere la gente che era fatto a loro ignoto che Oscar aveva millantato titoli inesistenti. Il dubbio che tutti sapessero e nessuno avesse parlato sarebbe rimasto come un marchio indelebile di vergogna. Una prova di sostanziale equivalenza con gli altri schieramenti politici di dubbia moralità. Proprio quelli contro i quali lo stesso Giannino aveva sferrato i propri attacchi più duri.

Sarebbe stata in sostanza la morte di “Fare”. Definitiva, irrimediabile.

Grazie al coraggio di Zingales, invece, il Movimento è rimasto intonso da ogni accusa. Tutti hanno sfottuto e disprezzato Giannino (anche troppo), ma nessuno ha potuto sbeffeggiare “Fare” in quanto tale.

A Oscar va peraltro riconosciuto il coraggio di esporre il petto nudo agli strali del nemico. Dopo qualche esitazione iniziale, che lo ha fatto avvicinare alla confessione completa attraverso una serie di ammissioni progressive, alla fine confessione piena è stata. E dimissioni pure. Un evento che sfido qualunque altro partito a imitare. Perché sentire chiedere le dimissioni di Giannino da leader politici degli schieramenti avversi, da destra a sinistra, suona come una dichiarazione autenticata di assoluta mancanza di vergogna.

Resta infine da interrogarsi sull’aggressività di molti “fattivi” verso Luigi Zingales.

Forse, il berlusco-leghismo che hanno per anni respirato (e sospetto votato)  impedisce loro di ammettere come il rigore etico debba essere una missione irrinunciabile da parte dei capi di un movimento politico che vuole ribaltare gli schemi attualmente dominanti. Quelli cioè che fanno apparire “figo” il Re dei Bunga Bunga e un idiota chi dice la verità. Invece, nel Movimento chi sbaglia paga, fosse anche Dio in Terra. Ed è quello che è successo in “Fare”. Ed è questa la sua più grande forza.

L’assoluzionismo incondizionato del proprio capo, specie quando frutto di idolatria da stadio, è un virus verso il quale il Movimento deve sviluppare forti difese immunitarie. Ai Fattivi indignati con Zingales gli va piantato in testa che Luigi deve essere solo che applaudito per aver scoperchiato la verità e non fischiato, come invece è purtroppo accaduto.

Il dispiacere e la delusione nate dalle millanterie di Oscar non devono essere infatti riversate in forma di insulti sulle spalle di chi quelle millanterie ha rivelato (facendo peraltro del bene al Movimento, in primis, ma anche a Giannino, il quale si è potuto finalmente liberare da un fardello che dubito non lo angustiasse di tanto in tanto). Ora Oscar è finalmente libero da quelle bugie che egli stesso aveva puerilmente inventato, quasi a rivalsa di un infanzia modesta in una famiglia umile.

La prova di autopurificazione che ha saputo dare va quindi vista come le fondamenta di un nuovo Giannino, capace di contribuire ancora (e meglio) allo stesso Movimento. E poi diciamocelo, una vita sgombra da segreti scomodi, per chi ha una coscienza, è uno dei beni più preziosi. E io credo che Oscar una coscienza ce l’abbia.

Che i Fattivi incazzati si interroghino quindi sui criteri di giudizio che li hanno animati fino ad ora. Che si ricordino che certi atteggiamenti è bene lasciarli ai Berluscones, ai Grillini o ai Leghisti. Ovvero, a tutta quella accozzaglia di schieramenti e di capi che con “Fare”, con Giannino e con gli altri dirigenti del Movimento non hanno nulla a che fare.

Soprattutto, non hanno nulla a che fare con quel Luigi Zingales che si è esposto alla crocifissione mediatica sapendo benissimo che ogni scomoda verità presenta un conto salato da pagare.

E di questa verità noi, parte sana del Movimento, non potremo mai ringraziarlo abbastanza.

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