Giornalisti, brutta razza…

giornale-arrotolatoCategoria bersagliata dai quattro punti cardinali, ha spesso dato ottime ragioni per scatenare polemiche. Troppe volte schierati, talvolta anche “venduti” al soldo (generoso) dei potentati, i giornalisti riportano comunque differenti spaccati di realtà, declinandola in infinite sfumature funzionali al proprio modo di pensare, alle proprie ideologie o ai propri conti in banca. Per quanto possa sembrare strano, però, è proprio grazie a questa molteplicità di fonti che è possibile comporre un prezioso mosaico di versioni. Il lettore più attento può cioè estrarre i punti in comune e quelli in contrasto, ricostruendo nella propria testa una versione dei fatti molto vicina alla verità oggettiva.

Sono un giornalista. Quindi me le sto tirando addosso, già lo so. I recenti fatti politici e giudiziari hanno però esasperato talmente il clima che due parole mi sa che le devo proprio dire. Cercherò quindi di fare un breve riassunto critico dei fatti salienti degli ultimi mesi, giusto per capire a che livello è arrivato il refluo fognario che sta dilagando in Italia. Per aiutare inoltre i neo-eletti a districarsi di fronte alle indagini di cui potrebbero esser fatti oggetto, in calce all’articolo ho riportato anche un decalogo comportamentale per difendersi da quella razzaccia infame che risponde al nome di “giornalisti”.

I Maya hanno sbagliato, ma mica di molto…

Watileaks e la pedofilia condizionano l’epilogo del papato di Benedetto XVI, dimissionario. Nel giro di poco più di un mese verrà eletto come Papa un gesuita argentino, il quale si farà ribattezzare Francesco I e si assumerà il difficile compito di rabberciare l’immagine di una Chiesa cattolica crepata da spregiudicati giochi di potere e dagli scandali sessuali. A fare da contrappunto ai plausi dei fedeli, conquistati dai modi “latini” e alla mano del nuovo pontefice, ci pensano però i soliti guastafeste. Circolano subito in rete alcune lettere dell’ex-cardinale Bergoglio, di chiaro stampo omofobo, nelle quali l’alto prelato tira in ballo niente po’ po’ dimeno che il Demonio sulfureo, lanciato all’attacco della famiglia tradizionale. Come pure imbarazzanti appaiono le memorie di chi gli attribuisce un ruolo poco edificante al fianco dei generali che hanno tenuto in scacco l’Argentina ai tempi della dittatura. Sia come sia, la Chiesa in quanto istituzione è andata a braccetto con ogni dittatura di stampo fascista, da Franco in Spagna a Salazar in Portogallo, da Pinochet in Chile (a cui Wojtila faceva gli auguri di compleanno) a Videla appunto in Argentina. Forse, in tal senso, il nuovo Papa è quindi da considerare l’uomo giusto al posto giusto.

In piena campagna elettorale Silvio Berlusconi promette la restituzione berlu-cornadell’Imu, manda lettere fac-simile di richiesta di rimborso e molti ingenui vanno pure in posta per farsi ridare gli importi versati. Non soddisfatto, afferma che potrebbe restituire l’Imu sulla prima casa pescando addirittura dai propri capitali, stimati in circa 4,5 miliardi di Euro.

Beppe Grillo decolla nei sondaggi e scuote i pilastri della politica, divenendo contenitore del malcontento popolare. Urla, strepita, insulta, racconta baggianate (Germania che non cresce), ma si vede che alla gente piace uno così. La concorrenza, del resto, è di tal bassa schiatta che questa esplosione grillina non deve stupire. In questo caso la stampa ha davvero fatto molto per Grillo: nonostante i suoi insulti e le sue intemperanze verbali indirizzate ai giornalisti, si sono moltiplicate scene come quelle degli inseguimenti sulla spiaggia a Bibbona (ma era Grillo?), oppure degli arrembaggi ai piedi dei palchi da cui il nuovo “Dux” tuona proprio contro di loro. Perfino Mentana dedica quasi metà della sua trasmissione del venerdì pre-elettorale al comizio finale di Grillo, relegando Antonio Ingroia e Michele Boldrin a un ruolo di gregari da seconda serata. E poi ci si chiede il perché dell’impennata finale del M5S? L’ex-comico genovese è stato un genio mediatico: ha trovato il modo di esser sempre su giornali e tv, facendo si che fossero loro a inseguire lui. In questo merita un applauso: ha sfruttato l’istinto da piranha dei giornalisti perché si ammazzassero loro intorno alla bistecca che lui, furbescamente, pucciava proprio nell’acqua in cui voleva che i piranha nuotassero.

Oscar Giannino deve ammettere la falsità delle sue due lauree, del master a Chicago e perfino della partecipazione allo zecchino d’oro. Il movimento “Fare – Fermare il declino” collassa, smarrendo la via tracciata dai suoi stessi fondatori. Addio al liberismo accademico dei vari Zingales, Boldrin e Brusco: si apre invece la via a dirigenti da “Rotary Club”, i quali più che apparire difensori dei capisaldi morali e intellettuali primigenei, somigliano molto a membri del Tea Party, il movimento anti-tasse di Sarah Palin, pasionaria repubblicana statunitense. Al grido di “Aboliamo l’Irap!” si suicidano ai seggi elettorali, quasi fossero kamikaze di Al Qaeda.

Pierluigi Bersani non riesce a smacchiare il ghepardo e in pochi giorni si vede ghepardo-smacchiatorimontare quasi otto punti di vantaggio. Uno scivolone che gli fa vincere le elezioni senza però avere una maggioranza al Senato sufficiente per governare. Grande disappunto fra i giovani emergenti del partito, come per esempio Rosy Bindi. Matteo Renzi, invece, è lì che guarda e non si capisce se davvero sia sconfortato oppure se se la rida un po’ sotto i baffi. Se ci fosse stato lui sarebbero andate diversamente le cose? Non potremo mai saperlo, ma di sicuro le elezioni non sarebbero finite in uno stallo messicano come quello in cui versa ora il Paese.

Antonino Ingroia, ex-magistrato ma non tanto (è in aspettativa, contrariamente a Pietro Grasso che si è dimesso) non riesce a portare in Parlamento il suo manipolo di riciclati dell’estrema sinistra e dell’Idv. La caricatura di Maurizio Crozza lo ha descritto così bene che forse molti suoi sostenitori della prima ora si sono ricreduti. L’altro Antonio, “Totò” di Pietro, sembra scomparso fra le brume degli scandali sulle sue proprietà immobiliari e sulla moglie-che-non-è-sua-moglie.

I molti trombati lasciano i seggi: Pannella e Bonino sono stati “radicalmente” fatti fuori. Inizierà un nuovo sciopero della fame? Destra e sinistra perdono le ali estreme: cade Storace, ma cadono anche Diliberto e Ferrero, come pure Bonelli dei Verdi.  Stessa fine per Guido Crosetto di Fratelli d’Italia e Gianfranco Micciché (Grande Sud). A casa restano anche Giovanni Favia, il grillino pentito, Giulia Bongiorno, Franco Marini e Paola Concia, la pasionaria delle istanze omosessuali.
Esclusi anche ex-sportivi illustri, come Gianni Rivera e Renzo Ulivieri. Salvi invece Domenico Scilipoti e Antonio Razzi, già Italia dei Valori. Come refugium peccatorum il Pdl non teme concorrenza di alcuno.

La Lega è ai minimi storici (circa il 4%). Però ha preso anche la Regione Lombardia. Strana politica quella italiana: chi prende legnate e si mostra ormai alla frutta, prende anche la Regione più importante del Belpaese. Mentre quindi Roberto Maroni gongola “acca-ventiquattro-su-sua-proposta”, un altro Roberto, Formigoni, dice ciao alla sua poltrona regionale e prende le misure a quella del Senato, dove sederà per un periodo indeterminato. È inseguito anche lui da scandali, pasticciacci su resort paradisiaci e altre vacanze con il faccendiere Daccò, dal crack del San Raffaele e dagli intrallazzi milionari scoperchiati nella Fondazione Maugeri. Magari, poter contare anche sull’eventuale bocciatura dell’autorizzazione a procedere da parte del Parlamento non è cosa da buttar via quando si sentano tintinnare le manette.

Mario Monti: chi era costui? La dilettantistica campagna elettorale, basata su mario-montinipotini e cagnolini, non ha sortito l’effetto sperato. Chi stimava Monti lo faceva proprio perché era un robot, una macchina salva conti pubblici, senza emozioni ma con molta competenza e credibilità internazionale. Vedergli assumere comportamenti da banale politicotto, in lizza per una poltrona, lo ha penalizzato molto. Forse la Presidenza della Repubblica ora non gli farà più così tanto schifo.

Silvio Berlusconi viene ricoverato all’ospedale San Raffaele con l’uveite, malattia oculare per la quale non può presenziare alle udienze in tribunale, ma che non gli impedisce di andare a Roma per votare al Senato. Circa il primo punto, l’avvocato Ghedini lo dipinge come un povero ospedalizzato sotto cure intensive. Sulla presenza a Roma del Silvio nazionale, invece, l’avvocato meneghino tace. La categoria degli avvocati, del resto, è forse l’unica che viene presa a male parole più di quella dei giornalisti. Berlusconi peraltro, non ha vinto le elezioni e quindi non può restituire l’Imu. Chissà se qualcuno gli ricorderà che aveva proposto di utilizzare in tal senso i propri soldi personali.

I neo-eletti Grillini invadono Roma. Sfuggono ai cronisti, dribblano le interviste, si confrontano fra loro in riunioni dal vago sapore di liceo occupato Anni 70. I pochi che dicono qualcosa ai giornalisti ricevono solenni shampoo dal resto della truppa. La capogruppo alla Camera, Roberta Lombardi, scatena polemiche per le sue indulgenze sul fascismo delle prime fasi, mentre un giovanotto un po’ ingenuo si espone agli sberleffi della rete per le sue affermazioni su Zeitgeist e i microchip messi sotto pelle alle persone per poterle controllare da non meglio specificate organizzazioni mondiali para-massoniche. Grillo, quello che se qualcuno prova a definirlo non democratico gli dice “fuori dalle balle!”, ora può dirsi decisamente soddisfatto per l’esercito di apriscatole che ha riversato in Parlamento.

La sindrome Giannino colpisce di nuovo: anche su Guido Crosetto, di Fratelli d’Italia, si scopre che non ha la laurea in economia che aveva sempre affermato di avere. Idem per Marta Grande, 25enne enfant prodige del M5S. “La rossa” viene marta-grandebeccata in flagrante su una laurea americana di fatto inesistente e un master che pare sia solo una vacanza di studio all’estero.
La Grande, peraltro, fa cadere le braccia anche per le risposte date a Giuseppe Cruciani della “Zanzara” che le ha posto la questione delle adozioni ai gay e della liberalizzazione delle droghe leggere. Per la prima domanda la Grande si schermisce affermando che non è abbastanza documentata. Sulla seconda si rifiuta di rispondere in quanto la domanda non era concordata e lei non è autorizzata a dare pareri non condivisi con il resto del M5S. Non male. Per avere solo 25 anni, vi è da dire che per paraculismo e spregiudicatezza somiglia già molto ai cinquantenni che l’hanno preceduta sugli scranni di Montecitorio. E pensare che si ventilava potesse essere la candidata M5S per la Presidenza della Camera dei Deputati. Povera Italia.

Dimostrando un soverchio amor di Patria, Beppe Grillo rilascia un’intervista al giornale tedesco Hendellsblatt, nella quale dichiara già spacciata l’Italia, grillocondannata a finire fuori dall’Euro. Del resto, il Duce dei M5S non ha mai fatto mistero della sua volontà di far tornare il nostro Paese alla Lira. Si vede che a lui se l’Italia va a rotoli poco importa. Avrà forse qualche posto dove andare, magari in Costa Rica? Per fortuna, il “nostro” è sempre lo stesso cazzaro noto anche all’estero per aver affermato che il virus dell’Hiv non esiste, in quanto invenzione delle multinazionali. Esisterebbe invece un pomodoro transgenico, sempre creato dalle multinazionali, che incrociato col pesce artico avrebbe causato la morte di 60 persone per shock anafilattico. Per fortuna questo pomodoro, al contrario del virus Hiv, non è mai esistito. Esilarante anche la teoria propalata da “Nostro Signore del Vaffanculo” secondo la quale si può cuocere un uovo tenendolo in mezzo a due cellulari accesi. Altra crociata contro le multinazionali, questa volta della telefonia. Si spera poi che nessuno lo abbia mai ascoltato quando affermava che si può usare l’olio di semi al posto del gasolio. Per dare addosso alle solite multinazionali, questa volta del petrolio, Grillo affermava infatti che gli oli di semi potevano benissimo essere immessi nei motori diesel. Peccato che un Euro 5 common rail di quelli moderni, se ci prova, si ferma dopo qualche chilometro e il proprietario deve spendere qualche migliaio di euro per ripararlo. Grazie quindi a tal brillante curriculum di baggianate e di bufale, l’unico risultato che Grillo ha ottenuto in Germania è stato quello di essere riportato in prima pagina mascherato da clown insieme a Berlusconi. Un abbinamento di personalità che i Tedeschi hanno già colto al volo, ma che qui in Italia sembra invece sia una bestemmia il solo pensarlo.

La prima pagina del tedesco Bild: l’immagine italiana all’estero

(L’articolo prosegue dopo l’immagine)

berlusconi-grillo-bild-clown

La Presidenza della Camera viene assegnata a Laura Boldrini di Sel. Il Pd, pur avendo il numero maggiore di deputati, non può infatti imporre un suo candidato, pena il successivo ostruzionismo di tutti al Senato, dove invece non ha la maggioranza. Bersani continua così a rafforzare la sua immagine di vincente più perdente della storia. La Boldrini peraltro sarà da vedere cosa saprà fare. Ha un passato di missioni Fao nel terzo mondo. Qui deve amministrare la Camera di un Paese del Primo Mondo che si appresta a scivolare nel Secondo. Speriamo quindi che le ideologie che spesso intridono Sinistra, Ecologia e Libertà facciano luogo a più sagge posizioni di realpolitik.
Dopo la Boldrini arriva il turno di Pietro Grasso, eletto Presidente del Senato anche grazie ai voti di alcuni grillini dissidenti. Il diktat era infatti di non votare altri se non i propri candidati. Qualcuno invece ha preferito dimostrare che se un cervello la Natura ce l’ha dato è perché lo si usi, anziché consegnarlo al primo ducetto sbraitante che pretende di acquisire potere di vita e di morte sul nostro stesso modo di pensare. Di certo Grillo su una cosa ha ragione: se non la pensi come me, fuori dalle balle. Vi è quindi da chiedersi perché i dissidenti (sempre più numerosi) non arrivino a capire che, forse, la loro permanenza in M5S ha ormai davvero poco senso. Sempre che mai ne abbia avuto uno.

Bene.
Visto il ricco parterre di personaggi menzionati e considerando le intemperanze dei giornalisti verso i “poveri politici”, ho pensato quindi di mettere a punto un decalogo che potesse risultare utile a tutti coloro si trovassero a dover gestire situazioni imbarazzanti. Situazioni causate da qualche inviato che, pensa un po’, s’azzarda magari a fare delle domande o si mette in testa di scoprire perfino fattacci puzzolenti.

Decalogo per aspiranti candidati o candidati già eletti:

1) Un giornalista ti becca a mentire e lo pubblica sul suo giornale?
«Sono vittima di stalking giornalistico».

2) Non riesci a bloccarla e la notizia delle tue balle diffonde in rete?
«Basta fango dai soliti giornalisti pennivendoli!»

3) Si scatena il tam-tam e lo sputtanamento per la tua balla diventa globale?
«Sono vittima di una gogna mediatica»

4) La stampa ti inchioda a tre giorni dalle elezioni?
«È solo uno squallido scandalismo a orologeria»

5) Il giornalista è di un giornale di sinistra?
«E non vogliamo parlare delle Foibe!?»

6) Il giornalista è di un giornale straniero?
«Mi domando quali lobby stia speculando sull’Italia»

7) Il giornalista è un indipendente?
«Collabora anche con multinazionali e quindi è al soldo dei soliti poteri forti che non vogliono il cambiamento»

8) Chi ti sputtana non è un giornalista, bensì un collega di partito?
«Altre forze politiche temevano la nostra avanzata e hanno reclutato i cecchini»

9) I documenti raccolti su di te sono cospicui e robusti?
«Miserabile prova di dossieraggio»

10) Chi ti accusa ti sputtana solo come singolo, per balle personali?
«Sono vittima di uno spregiudicato killeraggio»

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