Sindaci e Generali

renzi-custerCon un improvviso scatto in avanti Matteo Renzi smentisce molte delle sue dichiarazioni precedenti, scalza Enrico Letta e pretende la poltrona di Presidente del Consiglio

L’ambizione può giocare brutti scherzi. Ne sa qualcosa George Armstrong Küster, passato alla Storia come Generale Custer. Comandante di Cavalleria, si fece strada durante la Guerra di Secessione americana adottando strategie ove il coraggio si mischiava spesso all’incoscienza. Grazie alla fama raggiunta venne schierato anche nelle famigerate “guerre indiane”, al termine delle quali le popolazioni dei Nativi americani finirono rinchiuse in aree geografiche dal mesto nome di “riserve”.

Custer però non vide la fine del conflitto. Nel giugno 1876 forzò le marce del Settimo Cavalleggeri per anticipare altri ufficiali che stavano cercando di raggiungerlo prima che avvenisse lo scontro con i guerrieri Sioux, Cheyenne e Arapaho. La sua vanità e le sfrenate ambizioni personali lo indussero ad attaccare un numero di nemici molto superiore perfino ai proiettili di cui disponeva e per questa ragione perse la vita insieme a 250 degli oltre 600 sventurati che avevano avuto la disgrazia di essere ai suoi ordini. Sono passati quasi 140 anni dal massacro di Little Big Horn e forse per questa ragione la memoria di certi politici è divenuta lacunosa. Basta infatti sostituire un Capitano che voleva essere Generale con un Sindaco che vuole essere Presidente del Consiglio e le similitudini prendono forma e consistenza.

Matteo Renzi, colui che si è schermito a lungo dietro la battuta secondo la quale fare il sindaco di Firenze sarebbe il mestiere più bello del Mondo, ora pare aver messo il turbo. Proprio come fece Custer, ha quindi imposto sfinenti marce al proprio “esercito” di fedelissimi e si è lanciato all’inseguimento. Solo che al posto di Toro Seduto questa volta c’è in palio una poltrona di Primo Ministro. Una poltrona occupata per giunta da un suo compagno di partito, Enrico Letta, al quale Renzi ha sempre augurato lunga vita, giurando e spergiurando di non volerne il posto se non dopo regolari elezioni politiche. Poi l’impazienza pare aver avuto il sopravvento e il sindaco fiorentino ha sfiduciato Letta, non in Parlamento, ove andrebbero valutate tali decisioni, bensì all’interno del Pd, partito che si è schierato compatto nel dare il benservito al Capo del Governo. Stranamente compatto, verrebbe da osservare. Come pure troppo arrendevole pare essersi mostrato lo stesso Letta, il quale è salito al Colle e ha rassegnato le proprie dimissioni a Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica.

Forse la fretta di Renzi di fare le scarpe a Letta deriva da una borsa in recupero e da uno spread sceso addirittura sotto quota 200. Magari può essere visto come pericoloso anche un dato sul Pil nazionale finalmente positivo, anche se di poco, dopo anni di emorragie continue. Infine, una certa inquietudine possono averla indotta anche i dati della Cgil sul numero di ore di cassa integrazione, finalmente in diminuzione. Per non parlare dell’inizio dei pagamenti dei debiti che lo Stato ha mostrato nei confronti delle imprese, come pure della proposta di rendere deducibili dalle tasse i crediti che le aziende vantano verso l’Amministrazione pubblica. Tutti indicatori, questi, che potrebbero esser suonati pericolosi alle orecchie di un uomo che rischiava di perdere tutto l’appeal guadagnato sino a ora, grazie alle promesse di salvare la Patria con idee alternative e rivoluzionarie. Se infatti l’Italia fosse per caso migliorata sarebbe stata poi dura sostenere la necessità di un cambio ai vertici.

Ora, al posto dei cavalleggeri del “settimo”, vi sono quindi gli Italiani, guidati da un condottiero che vuole arrivare in fretta a confrontarsi col nemico senza forse aver fatto i debiti conti sui proiettili a disposizione. E il Parlamento italiano, coi suoi molti voltagabbana e franchi tiratori, può essere una trappola molto più pericolosa di quella in cui cadde Custer a Little Big Horn.

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