Fidarsi delle Stelle, ma diffidare della Scienza?

scienza-stelleSempre più frequenti giungono le accuse alla Scienza di essere non solo poco utile, ma addirittura dannosa. Vaccini, medicinali, agrofarmaci, ogm e altri frutti della ricerca vengono cioè messi sul banco degli imputati mentre nel frattempo si fa largo ogni tipo di pseudo-scienza possibile, anche la più strampalata e, questa si, può essere alquanto pericolosa

Diciamocelo, della Scienza non ci si può certo fidare, dal momento che in passato ha commesso errori e quindi le sue diavolerie moderne vanno guardate con molto sospetto e, se possibile, vanno ostacolate. E se serve, anche una bugia può essere considerata a fin di bene.

Del resto, vi sono alternative validissime ad essa, frutto del lavoro di ricercatori e pensatori indipendenti che, sebbene siano ostacolati dalle losche lobby delle multinazionali, continuano a lottare per far capire al Mondo quanto siano fondamentali le influenze delle costellazioni sulla vita dell’Umanità, oppure per far capire che vi sono anche cure non allopatiche che mirano alla guarigione attraverso il riequilibrio del corpo con l’armonia del Creato.

No, non ho battuto la testa. Semplicemente recitavo la parte di alcuni soggetti con i quali tocca abitualmente confrontarsi su social network e nell’ambiente lavorativo. Gente che aborre da un lato tutto ciò che proviene dalla Scienza, ma che stranamente non pare temere teorie tutt’altro che corroborate da numeri oggettivi. Nella loro testa, cioè, si è fatta largo l’idea che oggi di certe pseudoscienze si può magari anche ridere, ma che (chissà) potrebbero rivelarsi un domani una vera e propria rivoluzione scientifica. Per quanto la prudenza sia sintomo di buon senso, come pure l’apertura mentale verso il nuovo sia sintomo d’intelligenza, a tutto però va posto un limite.

Punto uno. Se la diffidenza per la Scienza fonda solo su presupposti antichi, per esempio, sarà bene parlarne. Perché è vero, il Ddt, i Pcb, gli ftalati hanno fatto danni, in quando subdoli disruttori endocrini. Come pure un medicinale come la talidomide provocò casi di focomelia, cioè la formazione incompleta degli arti. Peccato che il Ddt sia stato inventato sul finire degli Anni 30, salvo poi essere bandito negli Anni 70. I Pcb, ovvero i policlorobifenili, vennero scoperti nel 1881 e furono utilizzati dal 1929 negli impianti di trasformazione dell’elettricità, salvo poi essere banditi anch’essi, a partire dal Giappone, nel 1972. Gli ftalati hanno iniziato la loro carriera come plastificanti nel 1931, scomparendo poi nel 1999 dagli imballaggi per i cibi e nel 2005 perfino dai giocattoli. La talidomide, inoltre, venne utilizzata negli Anni 50 come antiemetico, cioè per contrastare le nausee, salvo scoprire poi che risultava teratogeno, ovvero colpiva i feti in via di formazione. Venne quindi bandito nel 1961. La carenza di approfondimenti sperimentali di laboratorio aveva purtroppo permesso a un farmaco pericoloso di circolare liberamente, alla faccia di chi tuona contro la sperimentazione animale. Recentemente, però, si è scoperto che la talidomide avrebbe un effetto contro le leucemie. Scherzi della farmacopea.

Qualcuno, infine, ricorda pure che nel secolo scorso si sosteneva addirittura che il fumo non facesse male salvo poi scoprire che fa venire il cancro. Vero. Il fumo è stato a lungo sottovalutato e dai fumatori continua tutt’oggi a esserlo. Chi è causa del suo mal, d’altronde, pianga se stesso. Per non parlare dei vaccini, guardati oggi con crescente sospetto a causa di ogni tipo di accusa. Morale, le vaccinazioni sono diminuite e si sta assistendo alla recrudescenza di alcuni tipi di virus, uno su tutti il morbillo. Un risultato nefasto che varrebbe la pena approfondire in qualche aula di tribunale, luogo ideale ove portare chiunque abbia indotto il popolo a non vaccinarsi attraverso il continuo allarmismo menzognero .

Logico infatti che con una grancassa anti-scientifica suonata così forte, una parte dell’Umanità si senta impaurita quando la Scienza esprima un giudizio o produca qualcosa di nuovo. Peccato che grazie a Scienza e Tecnologia sia oggi viva la maggior parte della gente che proprio contro Scienza e Tecnologia tuona a ogni piè sospinto. Magari, se si attualizzasse un po’ di più la discussione, invece di vivere col cuore e con la testa nel passato, si capirebbe che le normative odierne sono infinitamente più stringenti di quelle degli Anni 30, 40 o 50. E chi non ci crede, provi a salire su una vecchia Balilla e poi su una moderna Audi 8. Poi ne riparliamo, sia in termini di sicurezza, sia d’inquinamento. Forse, in tal caso, la si smetterebbe di confondere il sano principio di precauzione con il malsano principio di proibizione a prescindere. Perché quando la prudenza diventa fobia, allora non ci siamo più.

Punto due. Sul secondo fronte di discussione, invece, cioè quello del “sapere” che si posiziona al di fuori della scienza ufficiale, sarà bene ricordare che un conto è una nuova teoria sui buchi neri espressa da un astrofisico stimato a livello internazionale, un altro è lasciare salomonicamente la porta aperta a chiunque sostenga di avere scoperto in un frutto tropicale la cura per il cancro, oppure in presunti mix di cellule staminali la cura per rare malattie genetiche. Fatto del quale, non a caso, si sta oggi occupando oltre che la Scienza pure la magistratura. C’è poi anche chi resta seraficamente neutrale di fronte a certe pratiche esoteriche e astrologiche, le quali porterebbero (per chi ci crede) a risultati inspiegabili, ma “misurabili”. Perché spesso è proprio la misurabilità dei fenomeni il gradino su cui inciampano molte pseudoscienze. Ben lo sanno, purtroppo per loro, i genitori di un’adolescente diabetica, morta per la loro ostinazione a farla curare non dai medici con l’insulina, bensì da una sedicente “antroposofa”, “naturopata” e “omeopata”, la quale li convinse che la medicina ufficiale somministrerebbe solo veleni che intossicano il corpo e le malattie si dovrebbero quindi curare cercando di riequilibrare l’organismo con le energie del Cosmo. Del resto il cosiddetto “Mesmerismo” è cronaca di 230 anni fa, dimostrando che la predisposizione dell’Umanità per i cazzari d’ogni genere ha radici antiche.

Morale? Una mente aperta è caratteristica buona, perché permette a idee nuove di entrare nella testa. Una troppo aperta, invece, provoca l’uscita anche di quel buon senso che andrebbe al contrario tenuto ben stretto.

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