Il Paese dei 300 NO

paese-300-noOvunque in Italia sono attivi comitati per il NO, ovvero quelle associazioni più o meno spontanee di cittadini che si oppongono a questa o a quella proposta di lavori e opere. Forse molti di questi hanno ragione, dal poco al molto. Forse però una certa parte degli oltre 300 comitati sono fuori bersaglio e non fanno altro che contribuire alla paralisi di un Paese come l’Italia che in questo frangente ha tutto tranne che bisogno di essere paralizzato

No all’inceneritore. No alla discarica. No alla Tav. No al nucleare. No alle pale eoliche. No alle centrali idroelettriche. No ai digestori di biogas… E l’elenco potrebbe continuare a lungo. Discutere di tutti i punti del contendere porterebbe alla produzione di un tomo di qualche centinaio di pagine, quindi si focalizzerà su un solo tema, quello dell’energia. L’effetto serra, si sa, è forse uno degli argomenti ultimamente più trattati. Telegiornali, web, talk-show, spesso bacchettano le emissioni di anidride carbonica e caldeggiano l’adozione di fonti rinnovabili atte alla mitigazione di quei cambiamenti climatici che paiono oggi il nemico numero uno contro cui l’Umanità dovrà combattere nei prossimi anni. E qui cominciano le perplessità.

Tutto bello e tutto giusto. Ma i cittadini che dicono? Più che altro, i cittadini sembrano avere molte idee e tutte confuse. Soprattutto gli Italiani. Un popolo strano, gli Italiani. Non vogliono infatti il nucleare, sebbene sia attualmente la fonte di energia più abbondante dopo il petrolio e quindi dovrebbe esser guardato favorevolmente da un punto di vista delle emissioni. Invece, la paura ha fatto sì che incidenti come Fukushima stroncassero anche l’ultimo tentativo della politica di riaprire all’atomo.

Nel frattempo, quasi 140 centrali sono attive in Europa. Solo in Francia ve ne sono 58, che producono la bellezza del 77% dell’energia complessiva. In UK altre 18 centrali producono energia pari al 18% del fabbisogno. Il minuscolo Belgio ne ha cinque e l’ecologicissima Svezia ne ha dieci,  la Germania nove, la Spagna otto, dalle quali i cugini iberici estraggono il 21% della propria energia, una cifra pari a quella dell’eolico. E qui si tocca un altro tasto dolente. Non solo gli Italiani non vogliono le centrali atomiche, sebbene poi usino abbondantemente l’energia nucleare fornita da Francia e Svizzera, ma pare che non vogliano nemmeno l’energia fornita dal vento.

Rosario Crocetta, Governatore della Sicilia, pochi mesi fa dichiarò che non voleva più permettere impianti eolici nell’Isola, dato che li riteneva colpevoli di devastazione paesaggistica e fonte di business per le mafie. Per molti amanti della fauna aviaria, inoltre, le pale eoliche sono dei killer di uccelli e quindi vi si oppongono. Addirittura, si può arrivare a una sorta di schizofrenia ambientalista come quella che un paio di anni fa fece scontrare due diversi gruppi “verdi”: il primo protestava contro l’ipotesi di tagli alle energie rinnovabili, il secondo protestava contro l’eolico perché ritenuto pericoloso per fauna selvatica e ambiente. Finirono con l’azzuffarsi fra loro, solleticando l’ilarità di chi verso gli ecologisti non nutra particolari simpatie.

L’idroelettrico? Non se la cava meglio di certo. L’idea di creare dighe per intercettare acqua nelle stagioni piovose per poi restituirla contingentata per produrre irrigazione ed energia elettrica pulita non pare sia abbastanza valida per certe frange ecologiste, le quali di tutto ciò che ha di bello e di utile un invaso artificiale vedono solo il cemento della diga. Qualcuno sta provando anche a spingere il biogas e l’uso di biomasse. Apriti cielo. Altri comitati del NO che protestano temendo puzze e inquinamenti batteriologici di microrganismi perniciosi per la salute. Solo il fotovoltaico pare andare incontro ai desiderata ecologisti. Peccato sia la fonte rinnovabile meno consigliabile, soprattutto a certe latitudini. Per esempio, nel cuore dell’inverno, in Germania, il Sole è stato in grado di produrre un picco di energia pari all’8% di tutta la potenza teorica installata. In pratica, un’inezia.

Che l’effetto serra sia un problema non ci piove (in tutti i sensi). Che vadano preservate le foreste è sacrosanto. Che le emissioni derivanti da combustibili fossili debbano trovare un freno è assolutamente auspicabile. Ma se ogni volta che viene proposta una fonte “non carbonica” di energia qualcuno si mette di traverso e ne impedisce la diffusione, allora vi è seriamente da interrogarsi sulla liceità della miriade di comitati del No sorti lungo tutto lo Stivale. Come pure c’è da interrogarsi sul futuro di un’Italia sempre più in balia di demagoghi e gaglioffi di ogni genere e sempre meno guidata da persone capaci e competenti. Anche e soprattutto in materia ambientale.

Sarebbe quindi venuta l’ora di fare una scelta coerente e razionale: o la si smette coi proclami da Armageddon incipiente in tema di surriscaldamento globale, oppure si ingoia la pillola delle energie alternative, nucleare incluso. Perché se davvero l’effetto serra è così disastroso come viene paventato, allora strillare non basta. Si deve agire. E senza perdere ulteriore tempo in discussioni e sit-in di protesta che non fanno altro che rallentare il processo stesso di salvataggio del Pianeta.

Disclaimer: nessun commento è ammesso. La spiegazione qui

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