Animalismo malato

animalismo-malatoCrescono i casi di stalking e di pressioni intimidatorie da parte di un nuovo animalismo, alquanto integralista, che vuole imporre con la prepotenza la propria fede al resto del Mondo. Ultima prova di ciò, almeno per ora, la cancellazione di una raccolta fondi a scopo di ricerca organizzata dall’associazione ProRett Onlus in occasione della partita fra Futura Volley e Unendo Yamamay, squadre di pallavolo femminile di A1. Trascurare questi abusi è l’ultimo degli errori da compiere, perché la Storia insegna che è proprio la sottovalutazione di un fenomeno sociale, al momento minoritario, ad aver aperto la strada alle più sanguinose atrocità che hanno infestato il Pianeta

C’era una volta l’animalista buono, verrebbe quasi da dire. Solitamente era un soggetto d’animo gentile e sensibile, impegnato socialmente e culturalmente. Talvolta vegetariano, si limitava a seguire una dieta priva di carni senza per questo sentirsi in diritto di fare proseliti presso gli onnivori, rispettandone le scelte. Si dedicava col massimo dell’impegno, anche economico, alla cura dei randagi, indaffarandosi anche nelle associazioni che si prefiggevano la tutela di specie in via di estinzione o di preziose aree protette. La piaga degli abbandoni estivi degli animali domestici, la salvaguardia dei cetacei dalle baleniere e dei rinoceronti dai bracconieri erano i suoi chiodi fissi. Chiodi, in effetti, perfettamente condivisibili. Non amava certo la sperimentazione sugli animali, anzi, ma quando ne aveva bisogno utilizzava i farmaci e comprendeva appieno l’importanza della ricerca scientifica in senso lato e di quella medica in particolare.

Poi, da questa maggioranza equilibrata e rispettabile iniziarono a riprodursi per gemmazione alcune frange sempre più estremiste, quelle che, tanto per intendersi, più che fare del bene agli animali vorrebbero fare del male agli Uomini. Specialmente a quelli che degli animali si nutrono o che ne fanno cavie a fini di ricerca. Il profilo di tali soggetti è tutto sommato abbastanza stereotipato e sfoggia mix eterogenei di alcune fra le seguenti caratteristiche: una gran parte di loro sono antinuclearisti, anti-ogm e anti-chimica. Credono che i vaccini facciano venire l’autismo e che le medicine siano stata inventate per fare ammalare l’Umanità in modo che continui a comprare altre medicine. Anche per queste ragioni si “curano” con l’omeopatia e quando sono proprio messi male ricorrono perfino al limone e al peperoncino. Perché quando ce vo’ ce vo’, diciamocelo. A tavola sono spesso vegani o fruttariani e ovviamente si nutrono solo di prodotti della terra che siano biologici o biodinamici, perché i pesticidi, lo dicono tutti, “fanno venire il cancro”. Qualcuno si esalta addirittura per qualche varietà antica di cereale coltivato nei Paesi sub-sahariani, dimenticandosi che le locali popolazioni farebbero magari anche a meno di alimentarsi con una coltura poco produttiva e pure dannosa per la tiroide, preferendo ad essa un bel piatto di pasta alla carbonara. Musulmani esclusi, ovviamente.

Le multinazionali di BigPharma, Monsanto e le Sette Sorelle del petrolio pare siano le loro peggiori nemiche. Buffo però che per portar loro i propri attacchi prediligano tecnologie che poggiano sul web, nel quale essi pubblicano ogni tipo di contumelia utilizzando computer di ultima generazione, oppure tablet e smartphone di marca, come pure sfruttando quell’energia elettrica prodotta dal reattore nucleare della vicina Svizzera, oppure dalla centrale termica alimentata a fonti di carbonio fossile. Ovvero, a parole vorrebbero fottere le multinazionali, ma poi nei fatti usano a piene mani ogni tipo di prodotto che esse commercializzano.

Peraltro, i loro modernissimi hardware sono posizionati in edifici la cui costruzione ha comportato l’annullamento di larghe fette di Natura e di biodiversità, necessitando l’impiego di materiali che derivano da svariati colossi industriali del settore dell’edilizia. Per non parlare degli allacciamenti alle reti del gas, dell’acqua o della luce, per i quali sono stati espropriati chilometri e chilometri di terreni per fare passare elettrodotti, acquedotti e gasdotti, realizzati per portare anche a loro il metano estratto in Russia da quel Vladimir Putin tanto odiato. Un odio personale, si deve ammettere, che in effetti una certa qual ragion d’essere pur ce l’ha.

La maggior parte di questi nuovi animalisti, per giunta, possiede un’automobile o una due ruote a motore, le quali condensano l’opera di almeno una ventina di diverse multinazionali del settore minerario, della siderurgia, dell’elettronica, della chimica e che, anch’esse, vanno a combustibili fossili. Questi veementi contestatori sono cioè figli proprio di quella medesima “$ocietà” divenuta oggetto dei loro attacchi sguaiati. E proprio per questa ragione, forse, aiuterebbe il dibattito se essi meditassero sul fatto che se sono così vivi e vegeti, è anche perché qualcuno li ha vaccinati in tenera età contro il vaiolo, la difterite o la poliomielite, curandoli poi con antibiotici quando avevano 40° di febbre e levandogli chirurgicamente dalla pancia quell’appendice infiammata che altrimenti solo un secolo prima li avrebbe mandati all’altro Mondo. Del resto, anche quando aprono bocca sarebbe poi bene realizzassero che quei bei denti cui danno tanta aria sono anch’essi frutto di attente cure mediche, rese possibili proprio da nuovi materiali e da evolute tecniche ambulatoriali, applicabili per giunta in modo indolore grazie ad anestetici di ultima generazione. Testati su animali, ovviamente.

Vale a dire, se si facessero un esamino di coscienza, loro, che della parola “coscienza” si riempiono spesso la bocca, forse finirebbero col dover ringraziare tutto ciò cui invece danno contro.

Invece, dimentichi di quanto sopra, i neo-animalisti si sono testosteronizzati, diventando ogni giorno più aggressivi e prepotenti. Non gli basta più fare qualche manifestazione truculenta dove gli attivisti si sdraiano in piazza nudi e coperti di vernice rossa per richiamare l’attenzione sulle sofferenze degli animali. No, ora richiamare l’attenzione non gli basta più. In una perversa escalation mediatica, ora sono passati all’intimidazione per soffocare le voci di chi invece sia rimasto nel Mondo reale, rifiutandosi di seguirli nei loro deliri psico-ideologici.

E così, irrompono in convegni scientifici per dire le loro stupidaggini sui metodi alternativi alla sperimentazione animale, oppure per impedire un dibattito sulle nuove frontiere della ricerca in campo medico. Chi li osteggia rischia di trovare il proprio nome, cognome e indirizzo esposto su manifesti appesi per tutta la città, in modo da far capire che si deve stare attenti a ciò che si dice, perché non si è al sicuro nemmeno in casa propria. Una soperchieria che poggia un piede nello squadrismo destrorso da un lato e nel terrorismo para-sinistroide dall’altro. C’è anche chi, come Giulia Corsini, giovane veterinaria e vice-presidente di ProTest Italia, si è ritrovata sui muri di Bologna svariate scritte che la descrivevano come “assassina”. Una pratica che ricorda molto da vicino quei “Kossiga boia” tipici degli Anni di piombo, epoca nella quale pare che l’Italia stia ineluttabilmente ritornando.

Discutere con loro è impossibile. Anche organizzare incontri-dibattito per confrontarsi sul merito della sperimentazione animale non porta ad alcuna conclusione, dal momento che puntualmente entrano in sala decine di attivisti che attaccano a urlare insulti impendendo ai relatori di prendere la parola. Una tattica nota e prevedibile, del resto: chi meno ha da dire, più urla. Tutto sommato, la loro indisponibilità al dialogo è solo una confessione involontaria della consapevolezza di aver torto sul piano scientifico e del buon senso. Dentro di sé lo sanno benissimo che la Ragione sta altrove e che loro ne hanno semplicemente spento il lume. Ma il sonno della Ragione genera mostri, si sa, e il loro amore per gli animali ha così finito col trasformarsi in una dissennata idolatria zoologica da un lato e in un’autolesionista iconoclastia umana dall’altro.

L’ultimo gradino della loro escalation morbosa, almeno per ora, si è raggiunto a Busto Arsizio, ove gli attivisti della locale Lav (Lega antivivisezione) hanno dato il “La” alla pioggia di mail e di telefonate che ha fatto annullare una colletta i cui ricavati sarebbero stati devoluti ai ricercatori che lavorano sulla sindrome di Rett, una malattia gravissima e rara che colpisce solo bambine in tenera età e per la quale di certo non vi sono finanziamenti faraonici. Dato però che all’università dell’Insubria sarebbero state sacrificate in dieci anni 2.500 cavie, quella donazione andava impedita, visto che per quei sedicenti animalisti lavorare come ricercatori equivale a essere sadici macellai. Le bambine afflitte dalla sindrome di Rett possono quindi morire tranquille: non saranno più sacrificati topi per individuare un modo perché in futuro non vi siano più “spregevoli Esseri Umani” come loro. Che soffrano quindi in silenzio e senza rompere tanto le scatole, perché la loro vita, a quanto pare, non vale nemmeno quella di un ratto.

Al di là delle aberrazioni mentali che intridono tali approcci comparativi, il sopruso operato dagli animalisti bustocchi deborda dal legittimo dibattito e sconfina nella prepotenza psicotica. Pertanto non può e non deve passare inosservato. Non è ancora chiaro come reagirà la Onlus che cerca fondi per la ricerca sulla sindrome di Rett. Sicuramente, anche dalla politica e dalla Società Civile dovrebbe giungere un’incondizionata solidarietà e una risoluta disponibilità in termini di supporto materiale. Una speranza un po’ gracile, in effetti, visto il panorama che viene fornito proprio dalla politica nostrana.

Ben lungi dall’essere psicopatici appaiono infatti personaggi come Michela Brambilla, Parlamentare di area berlusconiana e bandiera politica dell’animalismo più estremista. Lei, infatti, vive in un Mondo tutt’altro che alienato, cavalcando sapientemente le istanze animaliste che meglio le permettono di farsi identificare come riferimento politico da un certo tipo di elettorato. Basta infatti leggere la breve sintesi pubblicata su di lei  da “L’Espresso” per capire che la “Rossa Salmonata”, come è stata soprannominata, è tutto tranne che una fuori di testa. E se persone come Michela Brambilla siedono in Parlamento, appare dura pensare che dalla politica arrivino segnali forti e chiari all’indirizzo dell’animalismo più becero e protervo.

Pare venuto quindi il momento che qualcuno, dentro e fuori dal Parlamento, si decida a prendere una posizione dura contro questa sorta di delirio neo-animalista. Perché finché si tratta di sopportare un po’ di chiasso e di proteste, può andare ancora bene. Quando invece si sconfina nell’intimidazione, nello sterile insulto e nelle minacce verbali al fine di impedire una raccolta fondi a scopo di ricerca, allora non si può più restare neutrali e ci si deve schierare con forza, prima che una nuova forma di fanatismo dittatoriale prenda il sopravvento. Perché di tribunali dell’Inquisizione, di roghi, di persecuzioni anti-scientifiche, l’Umanità ne avrebbe già avuto abbastanza nei secoli passati. Secoli in cui, forse, molti di questi sedicenti animalisti non sarebbero mai arrivati all’età adulta, uccisi proprio da quelle malattie, da quelle carestie e da quelle condizioni igienico sanitarie agghiaccianti che grazie al Progresso sono oggi solo un ricordo. Che ciò piaccia loro o meno.

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