È vero, ma non ci credo

Violenza sopra ogni regola. Uno dei tanti, troppi episodi che macchiano terre disperate

Violenza sopra ogni regola. Peccato per la tracolla del mitra che nasconde il nome, scritto sopra la tasca sinistra. La prima lettera sembra una “bat” e l’ultima una zadik dell’alfabeto ebraico

Israele, un soldato brutalizza un dodicenne col braccio ingessato e subito infuria lo scontro sui social fra chi condanna l’evento e chi lo nega, bollandolo come montatura ordita dai Palestinesi per screditare gli odiati Ebrei. Poi c’è anche chi un cervello nel cranio pur ce l’ha e lo usa senza preconcetti e ideologie

È subito divenuto virale sul web, approdando anche in televisione. È il filmato ove un soldato israeliano cattura un ragazzino, poi scopertosi dodicenne e per giunta con un braccio ingessato, facendo un ricorso alla forza che definire eccessivo appare un eufemismo.

In stato di palese sovraeccitazione, il militare stringe per il collo il bambino, difendendosi dai tentativi di alcune donne di liberarlo. Per qualcuno quello non è affatto un soldato israeliano, bensì un palestinese travestito che ha solo fatto parte di una recita ordita dalla famigerata famiglia Tamimi. Questa, da molto tempo pare sia spesso protagonista di situazioni del genere, specialmente la ragazzina che più lotta con il soldato. In effetti, alcuni suoi sguardi verso le telecamere non depongono molto a favore della spontaneità della situazione, come pure il morso e le sberle date al soldato sembrano un po’ troppo leggere per essere vere. La presenza di reporter, con tanto di giubbino di riconoscimento, contribuisce alla teoria del complotto, della trappola ordita a tavolino.

La discussione quindi si accende, soprattutto se si incontrano Ebrei su Facebook, come è capitato a me. Non c’è verso: per loro la verità è quella, ovvero quella battezzata Pallywood, cioè la teoria della bufala ideata per screditare Israele. Non che ce ne sia molto bisogno, in effetti, perché da Sabra e Chatila in poi non è che il Paese di David abbia fatto molto per apparire simpatico ed equo, continuando a espandersi tramite coloni che, metro dopo metro, hanno letteralmente occupato territori su territori. Non muovono molto a solidarietà nemmeno gli eccessi reattivi con cui Israele ha contrattaccato alle reiterate provocazioni di Hamas, la quale da sempre spara missili a casaccio pur di ottenere una carneficina di rimando da utilizzare poi per attrarre l’opinione pubblica. Magari grazie al sangue versato del proprio stesso popolo.

Forse la famiglia Tamimi ha usato la stessa tattica: provocare i soldati affinché sbroccassero e reagissero in modo violento, finendo inquadrati da telecamere e smartphone di giornalisti e reporter internazionali convocati alla bisogna. Una sorta di trappolone in cui pare che un babbeo tutto muscoli, Torah e poco cervello sia caduto con tutte le scarpe.

Ma i filosionisti non si accontentano di trovare attenuanti al soldato, il quale magari alla ventesima pietronata nella schiena può in effetti aver perso le staffe, bensì cercano addirittura di sdoganare la tesi per la quale quello era tutto tranne che un soldato israeliano. Vediamo perché la teoria non sta in piedi.

  • La divisa non sarebbe quella dell’esercito israeliano. Questo sarebbe il primo argomentario a favore della tesi del complotto. Gli espertoni di divise militari, pare, spuntano ovunque come funghi quando si debba difendere a tutti i costi la propria etnia o religione. O più semplicemente le proprie idee preconcette. Peccato che in un altro filmato, quello dell’arresto dell’attivista italiano filopalestinese Vittorio Fera, si veda un soldato israeliano vestito esattamente nello stesso modo: divisa identica, coi saccoccioni ai lati delle cosce, nessuna mostrina sul petto o sui deltoidi (“indizio” sfruttato dai detrattori per affermare il tarocco), sottocasco scuro mimetico, stesso armamento e calzature. A meno di ipotizzare un secondo figurante palestinese, si deve ammettere che il soldato fosse davvero… un soldato. Anche perché proprio sopra la tasca sinistra della sua divisa si vede la tipica etichetta con il nome. Peccato per la tracolla del mitra, che ne copre una buona parte, ma i caratteri con cui pare sia composta la scritta sembrano a tutti gli effetti dell’alfabeto ebraico. Nella fattispecie, sembrano una “bat” la prima, una “zadik” l’ultima.
etichetta-nome-israeliano

La scritta pare proprio in lingua abraica

  • Il soldato si è fermato solo quando un commilitone, questa volta col casco, gli si avvicina, lo tocca sulla spalla e gli dice qualcosa. Lui si ferma, si alza e obbedisce. Spintona uno dei presenti, spintonato anche dal compagno col casco, e poi si avvia lungo il sentiero precedendo il commilitone che lo scorta. Ovviamente, non desta alcun sospetto l’idea che un attore palestinese travestito possa sfoggiare impunemente un mitra e tirare una bomba assordante fra i piedi dei presenti senza essere crivellato dai soldati israeliani. Solo la conoscenza personale del soggetto può spiegare tale serenità nel commilitone al suo fianco, il quale è molto probabile lo conosca molto bene, visto che forse appartengono al medesimo drappello e prendono entrambi i medesimi ordini.
  • I portavoce dell’esercito israeliano forniscono la propria versione dei fatti, sostenendo che erano dovuti intervenire per via della sassaiola che era stata loro indirizzata dal gruppo di contestatori. Questi, attrezzati anche con maschere antigas, pare in effetti che abbiano portato avanti una provocazione tutt’altro che improvvisata. Il bambino, secondo i portavoce israeliani, sarebbe stato bloccato proprio a causa dei sassi lanciati, ma poi, vista la situazione esplosiva, era stato deciso di non trattenerlo bensì di lasciarlo andare. In pratica, il commento pare comporre i sottotitoli del filmato pietra dello scandalo. I fatti sono cioè stati quelli: lo abbiamo bloccato, ma lo abbiamo lasciato libero per non inasprire la situazione. Esattamente quello che già gli occhi avevano visto in diretta, con buona pace degli increduli.
  • Un’intervista viene trasmessa da una rete radio facente capo all’esercito israeliano. L’intervistato sarebbe il padre del soldato di cui se ne direbbe addirittura fiero e orgoglioso. Secondo l’uomo è proprio grazie all’autocontrollo del figlio se la situazione non è degenerata (!). Vi è da dubitare che la rete in questione abbia trasmesso le parole del primo tizio che telefona per fingere di essere il padre dell’accusato. Quindi, o gli Israeliani sono degli emeriti babbei, e non pare il caso, oppure quello era davvero il padre del soldato in questione. E già questo dovrebbe bastare a chiudere la questione per via definitiva.
  • Ultimo ma non ultimo: se una famiglia di Palestinesi orchestra una messinscena atta a screditare Israele, travestendo addirittura uno di loro da soldato, dovrebbe come minimo giungere una smentita ufficiale da parte dell’esercito israeliano, o del Ministero degli Interni. Una smentita magari argomentata, sostenuta con prove tangibili. No, niente di tutto questo. L’esercito, Israele tutto, tace. Nessuna smentita, nessuna posizione ufficiale in merito alla supposta bufala. Per quanto concerne loro, quello è pertanto da considerare a tutti gli effetti un loro soldato. O se non lo era, pare non gliene importi una mazza, né di quanto accaduto, né della figuraccia che Israele ha fatto grazie a quel filmato. Altra cosa che, conoscendo Israele, non pare molto credibile.

Non so cosa muova un Ebreo o un suo simpatizzante a sollevare una tale ondata di complottismo bufaleccio pur di coprire l’operato di un soldato violento. Bastava dire che forse, all’ennesima pietra in fronte, anche un figlio di David, che di pietre ne scagliava parecchie anche lui, può perdere la pazienza e fare cose discutibili. Spiegare le attenuanti, raccontare che i Tamimi sono avvezzi a creare situazioni mediaticamente strumentalizzabili, può essere fatto lecito e anche condivisibile. Un popolo sottoposto a pressioni altissime come quello israeliano non ci si può aspettare che non sia iper reattivo e poco incline al garantismo buonista. Negare però che un soldato sia un soldato, tentando di fare passare dei Palestinesi come biechi mentitori teatranti, non può che generare giudizi alquanto miseri su chi ancora oggi cavalchi il vittimismo post-nazista per giustificare ogni tipo di malefatta attuale di stampo sionista.

Ovviamente, se nei prossimi giorni giungerà dall’esercito Israeliano una smentita ufficiale e comprovata, questo post riporterà le mie personali scuse a Israele tutto.

Attendo quindi fiducioso. Nel senso: fiducioso che tale smentita non arriverà mai. Nel frattempo è possibile svagarsi con un altro articolo, pubblicato in tema di genocidi e pulizie etniche per come si sono sviluppate nella storia: “La pulizia etnica, dalla Bibbia ad Ahmadinejad”.

Cosa dice la stampa italiana dell’episodio:

http://www.repubblica.it/esteri/2015/08/31/news/israele_rilasciato_su_cauzione_attivista_italiano-121937870/?ref=HREC1-13

http://www.lastampa.it/2015/08/30/esteri/attivista-italiano-arrestato-in-cisgiordania-YBnHVUkwi8BVNwkGb7CweI/pagina.html

http://www.lastampa.it/2015/08/31/esteri/rilasciato-litaliano-arrestato-in-cisgiordania-kWO7USGEudQBGVjedjZ13L/pagina.html

http://www.corriere.it/esteri/15_agosto_31/farnesina-rilasciato-attivista-italiano-arrestato-cisgiordania-dall-esercito-c593b454-4fc6-11e5-8a95-dfd606371653.shtml

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/08/31/israele-attivista-italiano-rilasciato-su-cauzione-filmava-un-soldato-che-bloccava-un-ragazzino/1996439/

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/08/29/soldato-israeliano-picchiato-da-donne-palestinesi-che-evitano-larresto-di-un-bimbo-di-12-anni/409046/

 

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