Apocalissi e brutti anatroccoli

Un cigno nero, transgenico, distruggerà il Mondo? No.

Un cigno nero, transgenico, distruggerà il Mondo? No.

Fra le molte tesi contrarie agli ogm una delle più fobiche appare quella del cosiddetto “Cigno nero”, ovvero l’eventualità che un evento genetico rarissimo possa condurre alla completa distruzione del Mondo

Tutti conosciamo i cigni, animali splendidi, maestosi e dal piumaggio candido. Può capitare però che un particolare assetto genetico porti degli individui a diventare neri. Questa eventualità è stata utilizzata per esempio ne “Il lago dei Cigni” di Tchaikovsky, balletto nel quale il principe Siegfrid s’innamora della bellissima Odette, principessa trasformata in cigno bianco dal perfido mago Rothbart. Questi trasforma poi in Odette la propria figlia Odile, il cigno nero, per ingannare il povero Sigfried ed estorcergli la promessa di fedeltà eterna. Il finale consiglio di andarselo a vedere a teatro.

Oggi, il grande inganno del cigno nero abbandona i maghi malvagi e prende le sembianze di uno studio statistico che quanto a livelli di “tragedia” pare non aver nulla da invidiare alle pesanti trame che costellano i balletti classici di amori infranti e morti ammazzati. A lanciare un allarme gravissimo contro gli ogm è infatti un certo Nassim Nicholas Taleb, della School of Engineering della New York University, il quale ha prodotto una pubblicazione in collaborazione con Rupert Read (School of Philosophy, University of East Anglia), Raphael Douady (Institute of Mathematics and Theoretical Physics, C.N.R.S., Paris), Joseph Norman e Yaneer Bar-Yam (New England Complex Systems Institute).

I cinque ricercatori, forse bravi in matematica e statistica, ma a quanto pare digiuni di biotech, hanno infatti ammonito su come sia al momento impossibile reputare sicuri gli ogm proprio a causa della possibilità che un evento imprevisto, come una mutazione per esempio, possa all’improvviso fare uscire di controllo qualcuno di loro fino a portare a una rovina irreversibile e totale, come l’estinzione dell’Umanità e di ogni forma di vita sul Pianeta. In altre parole, potrebbe nascere fra gli ogm il fatidico cigno nero. Anzi, se si prende un lasso di tempo sufficientemente lungo ciò avverrà sicuramente. Per tale ragione, secondo gli autori, si dovrebbero combattere duramente gli ogm per ottenerne un bando totale a livello planetario. Il tutto, ovviamente, in nome dell’ormai più volte stuprato principio di precauzione.

Dalle tragedie previste dalle trame dei balletti a quelle sugli ogm, il passo pare alquanto breve

Dalle tragedie previste dalle trame dei balletti a quelle sugli ogm, il passo pare alquanto breve

Come scenario non è niente male quanto a suggestione: quello dei cinque ricercatori anti-ogm appare infatti un Armageddon finanche peggiore di quello causato dal famoso meteorite che estinse i dinosauri 60 milioni di anni fa. Cosa che però non ha impedito a noi di essere presenti oggi qui, sul medesimo Pianeta, usando computer e facendo vacanze ai Tropici oppure a Riccione.

Ma davvero gli ogm potrebbero essere così devastanti come paventato? La risposta è no e per una serie di motivi fra loro differenti. In primo luogo, per miliardi di anni mutazioni casuali sono già avvenute in tutti gli organismi, creando nuove specie o modificandone profondamente altre. Virus, batteri, funghi, piante e animali non sfuggono a questa continua evoluzione. Basti pensare che nel dna degli afidi si è andato a inserire un gene che normalmente si trova in alcuni batteri simbionti che vivono all’interno dei loro corpi. In pratica, l’ospite ha acquisito dei geni che prima non possedeva ed è diventato a tutti gli effetti un organismo transgenico per via naturale. Il che non vuol dire affatto che ciò sia buona cosa: la Natura va a caso, mica pianifica e seleziona le mutazioni permettendo solo quelle positive. Chi conosce infatti l’Hiv, il virus dell’immunodeficienza acquisita, sa bene quanto sia stato difficile studiarlo a causa delle continue mutazioni che lo portavano a sviluppare forme sempre diverse, impedendo di fatto la creazione di un vaccino efficace. E casi come i summenzionati afidi e virus avvengono ogni giorno, in un numero impossibile da calcolare da tanto che è vasto e imperscrutabile per modalità ed effetti. Nonostante ciò, la vita sul Pianeta non si è affatto estinta e anche quando c’è andata vicina non è stato certo a causa di qualche orrorifico mostro mutante.

Un numero incalcolabile di mutazioni è avvenuto dalla prima comparsa della vita a oggi. Senza bisogno di manipolazioni genetiche di origine umana. Eppure siamo ancora tutti qui...

Un numero incalcolabile di mutazioni è avvenuto dalla prima comparsa della vita a oggi. Senza bisogno di manipolazioni genetiche di origine umana. Eppure siamo ancora tutti qui…

Ma torniamo all’affascinante tesi del cigno nero e della paventata catastrofe transgenica. Innanzitutto, questo tipo di cigno non è poi così raro come si vorrebbe far credere. Una volta era una specie molto diffusa nell’emisfero australe ove poi decadde quanto a popolazione, fino a estinguersi come avvenne in Nuova Zelanda. Quindi, poveretto, a quanto pare è stato lui a sparire, più che far sparire altre forme di vita. Di certo, l’eventualità che fra gli ogm nasca un cigno nero, ovvero un deviante, non è di per sé impossibile, come visto per gli afidi o per l’Hiv. Ma la cosa non implica necessariamente che tale mutazione sia foriera di un disastro biblico come paventato. Anzi, per assurdo, potremmo anche ipotizzare che il nuovo ogm sia per noi e per il Pianeta un’opportunità imperdibile, un po’ come quando una pianta di patate di 10mila anni fa si ritrovò nel genoma quattro geni batterici che la fecero diventare dolce e commestibile.

Appurato quindi che una mutazione imprevista, che avvenga in un organismo manipolato o meno, tutto vuol dire tranne che si estinguerà la vita sulla Terra, divertiamoci ora a vedere quanti sono gli ogm a livello mondiale e proviamo a calcolare quanti miliardi d’individui sono finora passati sulla faccia del Pianeta senza che nulla di nulla avvenisse, tranne la produzione di cibo per miliardi di persone.

Numeri & Numeri

Dal 1996 a oggi sono stati seminati circa un miliardo e 970 milioni di ettari a ogm. Ovvero 19,7 milioni di chilometri quadrati. Praticamente, più della superficie della Russia, che è pari a poco più di 17 milioni di chilometri quadrati, e il doppio di quella del Canada, il quale sfiora i dieci milioni di chilometri quadrati. Una superficie quindi enorme, tutta a ogm. Impressionati? Tranquilli, siamo solo all’inizio.

Sono partiti subito bene, gli ogm, con 1,7 milioni di ettari seminati nel 1996. Praticamente, poco meno della superficie a frumento che viene coltivata in Italia. L’escalation è stata poi rapidissima, con aumenti a due cifre percentuali che hanno portato gli ogm a superare i cento milioni di ettari in soli dieci anni di coltivazione. Oggi, nel 2015, le semine di colture biotech hanno toccato i 185 milioni circa di ettari. Più di cento volte quelli del 1996. L’82% della soia, il 68% del cotone, il 30 e il 25% rispettivamente per mais e colza, sono le percentuali fatte registrare dagli ogm rispetto al totale seminato (dati 2014 – Isaaa).

Solo nel 2014 sono stati seminati 90,7 milioni di ettari di soia, ai quali vanno sommati i 55,2 di mais, i 25,1 del cotone e i 9 milioni del colza. Totale, 180 milioni di ettari con sole quattro colture. Proviamo a pensare ora a quanti miliardi d’individui transgenici sono stati seminati, sono cresciuti, sono fioriti e hanno prodotto semi, solo nel 2014.

La densità di semina per la soia spazia dai 30 ai 40 semi per metro quadro, cioè si seminano mediamente 350mila semi per ettaro. Il mais viaggia intorno ai sette semi per metro quadro, quindi 70mila semi per ettaro. Per il colza la densità aumenta parecchio, dato che si spazia dai 60 ai 90 semi per metro quadro: scegliendo un valore medio indicativo di 75, significa che per ogni ettaro di colza vengono seminati circa 750mila individui. Infine il cotone. Un ibrido come il Bolgard II di Monsanto si semina fra i 10 e i 15 semi per metro quadro, pari a 100-150mila semi per ettaro. Anche assumendo un valore intermedio, si arriva a 125mila individui.

Tradotti in una tabella, quanto emerge è il quadro seguente:

semi/ettaro Milioni di ettari Totale semi a livello mondiale
Soia 350.000 90.700.000 31.745.000.000.000
Mais 70.000 55.200.000 3.864.000.000.000
Colza 750.000 9.000.000 6.750.000.000.000
Cotone 125.000 25.100.000 3.137.500.000.000
Totale semi: 45.496.500.000.000

Tab.1: solo nel 2014 sono stati seminati 45.496 miliardi d’individui gm. Dal 1996 a oggi sono quindi circa 490 mila miliardi le piante gm seminate e poi raccolte per alimentare uomini e animali

Conclusioni

Sono passati 19 anni dalla loro prima semina, hanno occupato nel tempo una superficie pari al doppio del Canada e hanno immesso nell’ambiente 490 mila miliardi di individui. E cosa è successo? Nulla. Ci sono oltre 15mila studi, come più volte ribadito, che dimostrano che gli ogm non hanno alcuna influenza negativa su salute e ambiente. Centinaia d’istituti, Enti e università, migliaia di gruppi di ricerca, decine di migliaia di scienziati: tutti concordi sull’innocuità degli ogm. Solo una ristretta minoranza si mostra ancora avversa e spesso appartiene a sfere del sapere lontane dalle biotecnologie. Come nel caso del Cigno nero, appunto.

I numeri citati poco sopra sono infatti talmente elevati da togliere qualsivoglia dubbio sulla portata del fenomeno su scala planetaria. In altre parole, non è affatto vero che non ne sappiamo abbastanza e che gli ogm sono materia oscura e ignota. Forse non si ha semplicemente voglia di ammettere che c’è troppa bibliografia da leggere per mettersi l’anima in pace e abbandonare paturnie psicologiche di variabile entità.

Un'altra Apocalissi forse giungerà a spazzar via la vita dal Pianeta. Ma di certo non sarà qualche ogm impazzito

Un’altra Apocalissi forse giungerà a spazzar via la vita dal Pianeta. Ma di certo non sarà qualche ogm impazzito

Quindi, lasciamo pure i cigni neri ai balletti e agli stagni dell’Australia. La Fine del Mondo non ci sarà, né ora, né fra un numero indeterminato di anni. Per lo meno, non ci sarà per mano delle colture biotech. Poi ci penserà un altro meteorite, oppure sarà la nostra Stella a fagocitarci e a bruciare il nostro Pianeta come una pallina da ping pong messa sul fuoco. Ma fino ad allora, che si viva senza fobie paranoiche le opportunità che la scienza offre. Sarà infatti imperfetta, la scienza, ma è pur sempre meglio l’esistenza di una scienza imperfetta rispetto alla sua perfetta assenza.

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