L’idiozia egoistica del Nimby

Chi rifiuta le scorie nucleari, rinunci anche a lastre e radioterapia...

Chi rifiuta le scorie nucleari, rinunci anche a lastre e radioterapia…

Tutti vogliono tac, radiografie, radioterapie – e protestano di fronte ai tagli annunciati dal Governo per alcune di queste indagini mediche. Poi però nessuno vuole accogliere le scorie nucleari che da tali macchinari derivano

12 ottobre 2015. Sondaggio on-line su “La Stampa“: solo il 15% i si incondizionati all’idea di accogliere nel proprio territorio l’ormai famigerato centro nazionale di stoccaggio dei rifiuti nucleari, seppur a fronte di chiare  garanzie in termini di sicurezza sia del sito, sia dell’area circostante. Il 28% accetterebbe, ma a fronte di un qualche incentivo (io appartengo a questi). Il 57% no, proprio non sente ragioni e di quelle scorie vorrebbe fossero ovviamente altri a doversene occupare.

Si chiama Nimby, not in my backyard, ovvero non nel mio giardino. È quel malcostume che vede i cittadini protestare contro qualcosa non per la cosa in sé, ma per il luogo ove quella cosa verrebbe realizzata. Belle le energie rinnovabili, ma le pale eoliche mettitele nel tuo Comune e non nel mio. Indispensabile il metano, ma il metanodotto fatelo passare sui terreni di altri. E così via.

Grazie alla mentalità Nimby l’Italia usa con disinvoltura l’energia nucleare fornita dalle centrali svizzere e francesi, ma ha bocciato con sdegno l’idea di averne sul proprio territorio nazionale. Usa combustibili fossili, gasolio, benzina e metano, ma poi non vuole i rigasificatori, né le condotte, né i pozzi di trivellazione in caso si scoprisse che di metano o di petrolio ne abbiamo anche nel sottosuolo italico. Non vuole nemmeno che si coltivino ogm, se è per questo, salvo poi importarne a milioni di tonnellate dall’estero, altrimenti la quasi totalità delle filiere zootecniche di pregio andrebbero a catafascio: addio cioè a salumi e formaggi, latori della stragrande maggioranza del Pil agroalimentare rappresentato dai prodotti cosiddetti “tipici”.

L’ignoranza tutta italica – spicciola, provinciale, meschina e campanilista – fa quindi breccia anche quando si parli di scorie nucleari. E  avrebbe stupito il contrario, onestamente. Nell’immaginario collettivo, furbescamente alimentato con incubi e mostri dai soliti ambientalisti gaglioffi, tali scorie divengono infatti sinonimi di Chernobyl o Fukushima. E quindi nessuno le vuole. O meglio, la maggioranza degli Italiani non le vuole. Personalmente non avrei alcun problema ad accoglierle nel territorio in cui vivo, per una serie di motivi. Senso di responsabilità verso il Paese, in primis. Le scorie derivano infatti in buona parte dalle attività diagnostiche o terapeutiche ospedaliere. La cosiddetta Tac, tanto per dire, è una tecnica di medicina nucleare e di diagnostica medica. Quindi lo smaltimento delle scorie prodotte dovrebbe essere considerato come parte integrante del processo virtuoso che permette di diagnosticare il cancro prima e di curarlo poi, con le radiazioni.

In secondo luogo, vi è un folto gruppo di esperti sismologi e geologi che hanno escluso in modo pignolo e puntuale tutti i siti non confacenti, selezionando solo quelli che ben si presterebbero per una sequenza infinita di ragioni. Quindi, sarebbe buon costume far si che tale lavoro certosino e altamente professionale non andasse in vacca per le basse paturnie della signora Clotilde La Qualunque di Trebaseleghe.

Giusto invece, a mio avviso, sarebbe l’incentivo: se una minoranza di Italiani deve farsi carico di una pratica che è stata resa obbligata da tutto il resto del territorio nazionale, è anche giusto che quella minoranza si veda riconoscere qualcosa per il disturbo. Ma tutto qui: una lecita ricompensa, magari poco più che simbolica, per accogliere anche quei materiali che non sono stati prodotti nelle vicinanze.

Invece no: quasi sei Italiani su dieci non sentono ragioni. Picchiano i piedi per terra e fanno i soliti, disgustosi capricci pur di impedire qualsiasi attività resa necessaria dal vivere moderno.
Un vivere moderno che, a quanto pare, va sempre e comunque pagato da altri, mai in prima persona.
Ben venga quindi il Salva Italia, dove il Governo centrale decide cosa fare e dove, bypassando le ubbie spesso strumentali e cialtrone della periferia. Non sarà democratico, è vero, ma visti i risultati di certi sondaggi, confessiamolo, la democrazia ha decisamente fallito e così com’è non pare più una ricchezza sostenibile per gli attuali livelli intellettuali, culturali e psicologici dell’italianetto con la “i” minuscola, il quale fa cadere le braccia ogni volta che gli vien data l’opportunità di esprimersi.

Perché correre a pretendere una Tac per un mal di testa, va bene e guai a chi gli mette un freno. Accogliere invece le scorie di macchinari di medicina nucleare, no. Quelle se le ciucci qualcun altro…

 

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