Costa Salento

L’emergenza che ha colpito l’olivicoltura salentina rischia di allargarsi a tutta la Puglia prima e ad altre regioni italiane poi. O forse no? Abbandonare quindi la nave, oppure gestire la falla: questo il dilemma

Olivicoltura salentina: abbattimenti si, abbattimenti no

Olivicoltura salentina: abbattimenti si, abbattimenti no

Nel gennaio 2012 tutta l’Italia assistette sgomenta al naufragio della Costa Concordia in cui perirono 32 persone. Buona parte delle accuse mosse al Capitano, Francesco Schettino, furono di non aver dato immediatamente l’allarme, tacendo sulla gravità della situazione e di non aver ordinato l’evacuazione dei passeggeri quando ancora la nave aveva un assetto che lo consentiva.

Oggi Schettino è guardato dai più come emblema dell’ignavia decisionale, del temporeggiamento in attesa di capire se c’è una qualche via per nascondere i fatti e scapolarsela alla bell’e meglio.

Del resto, se avesse ordinato l’evacuazione e il problema fosse poi risultato risolvibile senza tanto clamore, il Comandante avrebbe potuto essere accusato di allarmismo e magari pure denunciato da qualche passeggero in cerca di un risarcimento danni per lo spavento e i disagi subiti. In fondo, anche gli ospedali sono pieni di persone che fanno causa ai medici, nonostante questi abbiano fatto di tutto per salvare vite ma, senza alcuna colpa, abbiano perso la battaglia.

In situazioni come quella del Giglio, come si suol dire, ci vogliono quindi decisionisti con le palle: il rischio potenziale del non fare nulla era infatti molto più elevato di quello di fare qualcosa. Perché nel primo caso si sarebbe arrecato inutilmente paura e disagio ai passeggeri, pagandone poi il prezzo nelle opportune sedi giudiziarie. Nel secondo poteva essere una strage. E in tal caso giova ricordare che è pur sempre meglio un brutto processo di un bel funerale.

Di fronte ai due summenzionati rischi, un Capitano degno di questo nome dovrebbe prendere quindi la decisione atta a scongiurare le conseguenze peggiori, per quanto in quel momento esse giacciano ancora sul puro piano ipotetico. Schettino prese quella sbagliata e a processo ci si trovò con capi d’imputazione ben più gravi di una semplice inchiesta per danni senza vittime in ballo: ben 16 gli anni di reclusione richiesti in primo grado nel febbraio 2015. L’avesse saputo, probabilmente avrebbe dato quell’ordine di abbandonare la nave dieci secondi dopo l’urto. Come recita infatti un noto adagio: meglio scappare che toccarne.

Oggi c’è un’altra nave che imbarca acqua in Italia (fra le tante) ed è il Salento. La moria degli ulivi, nota anche come Complesso del Disseccamento Rapido degli Ulivi (CoDiRo) sta infatti falcidiando l’olivicoltura salentina e al momento non è dato prevedere se e quando si fermerà, oppure se si espanderà fino a confini al momento non stimabili.

Una task force era stata all’uopo nominata e aveva individuato come causa predominante il batterio Xylella fastidiosa pauca, supposta giunta in Puglia dal Costa Rica. Aveva anche trovato come soluzione l’uso d’insetticidi per controllare Philaenus spumarius, suo vettore, come pure l’abbattimento non solo delle piante affette da disseccamento, ma anche di molte sane. Questo con l’intento di creare una sorta di tagliafuoco atto a isolare l’area del contagio. In fondo, questa è una strategia simile a quella dei cosiddetti “viali tagliafuoco” realizzati nei boschi, descritti come segue dalla Protezione civile di Bellizzi per parola del Dott. Mario De Rosa:

<<I viali tagliafuoco sono opere preventive di massima importanza in tutte le situazioni territoriali e con le più disparate tipologie d’incendio. Consistono in vari trattamenti della copertura vegetale differenziati per finalità secondo lunghe strisce. In sede di progetto del viale tagliafuoco, si decide se impostare 1’opera in modo che debba arrestare definitivamente 1’eventuale incendio oppure solo rallentarlo permettendo alle squadre di estinzione di intervenire con successo. Nel primo caso la vegetazione deve essere totalmente eliminata e la larghezza deve essere notevole. Essa può variare a seconda delle caratteristiche del luogo tra 100 e 200 m. Nel secondo caso non è necessario eliminare la vegetazione, che viene solo ridotta ed è sufficiente una larghezza tra 15 e 60 m. Evidentemente la scelta tra le due soluzioni dipende dalle caratteristiche del territorio, dagli incendi che si verificano e dal servizio di estinzione>>.

In altre parole, per evitare che bruci un bosco di centinaia di ettari si decide di abbattere preventivamente molti alberi, sanissimi, perché un eventuale fuoco ne divori solo alcuni. È una decisione presa per giunta a “bosco spento”, cioè solo sulla mera ipotesi che possa generarsi un incendio. Incendio che magari non s’innescherà mai. Stranamente, però, in tal caso non si registrano proteste di massa, né comitati del No, né mozioni di partiti in perenne ricerca di notorietà mediatica o strani soggetti che all’urlo di “Gomblooddoooo!1!!1!” s’incatenano agli alberi per non farli abbattere. Né tantomeno si registrano Decreti di sequestro degli alberi destinati all’abbattimento per la realizzazione di siffatte opere di prevenzione anti incendio.

In Salento ci si trova oggi in una situazione che ricorda proprio quella dei Viali antincendio, con la necessità di abbattere ampie strisce di terreni alberati al fine di arginare un “incendio” di tipo fitosanitario, reale, tangibile, attuale: non ipotetico. E poco importa se l’agente è solo Xylella, oppure sono le tracheomicosi veicolate da Zeuzera pirina. Fosse anche ignoto l’agente eziologico causa del CoDiRo, quella sarebbe la via da seguire. Stranamente però, tutto ciò che non avviene per i viali tagliafuoco è avvenuto in Salento per gli ulivi. Fino al Decreto della Procura di Lecce che non solo ha bloccato gli abbattimenti e sequestrato gli alberi, ma ha addirittura inserito i membri della task force nel registro degli indagati per diversi reati, per quanto colposi. Così agendo, ogni attività sul campo atta al contenimento dell’epidemia, giusta o sbagliata che fosse, è stata paralizzata, invocando approfondimenti di ricerca scientifica che impiegheranno anni a svilupparsi.

Ora non resta quindi che attendere. Il tempo è infatti galantuomo e sarà lui a decidere se al timone del Salento vi fosse un Comandante con le palle, uno che prende decisioni magari pericolose e impopolari, ma finalizzate al male minore, oppure se a quel timone vi fosse un Capitano temporeggiatore e indeciso, come avvenne sulla Costa Concordia.

L’unico dubbio che rimane, quindi, è: per il naufragio del Giglio un Comandante è stato condannato a 16 anni e pagherà in qualche modo quel silenzio, nato in luogo di un secco ordine di abbandonare la nave. Se il Salento affonderà sotto il peso del CoDiRo, magari tirando con sé anche le Province limitrofe come quella di Bari, Brindisi e Foggia, chi pagherà per tutto questo?

Probabilmente nessuno. E si assisterà agli usuali rimpalli di responsabilità, come pure a inversioni a U di gente che fino a ieri tuonava contro gli abbattimenti, salvo poi saltare all’ultimo momento sulla scialuppa giusta, quella di chi aveva ragione.

È l’Italia baby, rassegnati…

 

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