I masochisti di Babbeolandia

Storia semi-seria di un dramma nazionale

Negli ultimi mesi in Veneto e Puglia sono nate proteste contro i “pesticidi”, organizzate da comitati di cittadini che spesso di agricoltura, di chimica e di tossicologia capiscono dal poco al nulla, ma che protestano con una forza direttamente proporzionale alla propria ignoranza sui temi contestati

Capita a volte di abbioccarsi davanti alla tv e magari di fare sogni strani e surreali. L’ultima volta che mi è successo mi sono ritrovato in uno strano paese chiamato Babbeolandia. Un’area densamente popolata, con quartieri residenziali e industriali, infrastrutture, campi coltivati. La popolazione ha un ottimo tenore di vita, un buon reddito e un discreto livello di scolarizzazione. Però, nonostante ciò, nel paese di Babbeolandia succede qualcosa di incredibile: un personaggio mezzo matto, poco noto in città fino a queste sue uscite, inizia a mandare esposti al sindaco, in Procura, ai vigili, ai Palombari ciclisti e alle Giovani Marmotte.

Il motivo della protesta? Troppi piloni infissi nel terreno: deturpano il territorio. Del resto, di ponti e viadotti ce ne sono diversi: passano sopra strade, autostrade, fiumi, canali e ferrovie. Le strade devono infatti scavalcarsi fra loro e passare sopra alle altre infrastrutture. Piaccia o meno, è così. Stanco però dei pilastri che torreggiano da sotto i cavalcavia, il torvo psicotico ha messo in piedi il “No piloni”, un comitato di cittadini che ne chiedono la rimozione. Ma non dei ponti: proprio dei pilastri.

Appare chiaro a ogni sano di mente che senza pilastri i ponti non stanno in piedi e vengono giù. Ma quello svitato pare non saperlo e va avanti a sgonnellare a destra e a manca, a tenere riunioni serali per sobillare la popolazione contro i pilastri. Instancabile, porta argomenti fra l’assurdo e il falso, ma la gente è ingenua e il calore che quel concittadino mette nei propri comizi li conquista poco per volta. Il fenomeno quindi cresce e a raccogliere consensi, dopo qualche mese, non c’è più un solo svitato, bensì un manipolo di svitati. Quasi fosse un contagio inarrestabile, quel comitato partito da un solo cittadino diventa movimento, assurgendo a ruolo di interlocutore con cui fare i conti. Non a caso, anche la stampa locale si butta a pesce sui contestatori, riportandone acriticamente ogni istanza, facendo interviste, pubblicando foto agghiaccianti di ponti e pilastri in cemento armato. Brutti, grezzi, sgradevoli. Come fare a non condividere l’idea e a non rilanciare le richieste di abbattimento?

E dove arrivano i media, subito dopo arrivano i politici. Una volta che un fenomeno cresce oltre una certa soglia, devono pur interessarsene. Sì, ma come? Anche il sindaco sa benissimo che tagliare i piloni è un’idiozia, perché senza di essi viene giù ogni cavalcavia del paese, ma si trova di fronte a un bivio pericoloso: se si esprime in tal senso, collide con un sentimento popolare ormai diffuso e in crescita. E dare degli idioti a centinaia di persone non è come dare dell’idiota a un singolo cittadino con seri problemi psichici. Le opposizioni coglierebbero subito l’occasione per attaccarlo, mettendosi loro al fianco di quella masnada di esaltati ipocondriaci e lui resterebbe col cerino in mano, facendo la figura di uno che non sa cogliere i sentimenti popolari.

In più, c’è una considerazione di tipo temporale e probabilistico da fare: che quelle istanze arrivino a compimento, pensa infatti il sindaco, è molto improbabile e semmai dovesse accadere, accadrebbe in tempi molto lunghi. È talmente cretina come idea che, suvvia, chi mai darà i permessi a livello centrale? Il ministro alle infrastrutture? L’assessore regionale? Ma no dai, impossibile! Arrivati a quel livello le proposte demenziali verranno pur stroncate da qualcuno, no? Quindi perché fare lui il cattivo della situazione che contrasta il movimento locale, cioè quello cui fra pochi mesi dovrà andare a chiedere il voto per le amministrative? No, no. Meglio mostrarsi vicino al popolo per ingraziarsene i favori. Quindi il sindaco indossa la fascia tricolore e si schiera in testa al corteo di cittadini che nel frattempo hanno organizzato una marcia sotto i riflettori di giornali e televisioni. Ci penseranno semmai altri, a livello superiore, a giocare la parte dei castigamatti. Cosa potrebbe mai andare storto?

Del resto, il corteo è costituito dal circolo “Intellettuali di un certo spessore laureati in filologia romanza e poeti minori del Rinascimento fiammingo, mica ci vorranno insegnare gli ingegneri come costruire i ponti?”, affiancati dall’associazione anti vax “Mamme preoccupate per i vaccini contaminati da cellule duodenali di cammello della Cirenaica. L’abbiamo letto su internet”. Non potevano poi mancare gli anziani del centro “Pensionati a 50 anni con il retributivo, son 20 anni che ci rompiamo i coglioni senza far nulla: ora coi cortei ci svaghiamo un po’”. Infine, la frangia più aggressiva e rivoluzionaria del centro sociale “Non abbiamo lavorato un giorno in vita nostra, ma vogliamo insegnare a quelli che ci mantengono come va gestito lo Stato”.

Qualche ingegnere civile si è pur provato a dire che era un’idiozia, ma è stato deriso, insultato e perfino minacciato, fino a ridurlo al silenzio. E che scherziamo? Ora, solo perché uno è ingegnere vorrà mica opporsi alla volontà popolare dei laureati all’università della vita? Invece, proprio grazie a tali premesse, le cose che nascono con una brutta piega, finiscono spesso con una piega anche peggiore: con somma sorpresa del sindaco di Babbeolandia, il matto che ha dato vita alla petizione si è nel frattempo affiliato a un movimento politico composto da ogni tipo di sfigato e di fallito, componendo un accrocchio di populisti che hanno fatto della protesta demagogica la loro unica argomentazione politica. Sono cresciuti in fretta nei favori popolari, aizzando la gente contro i poteri forti, le banche, le multinazionali, la casta politica ed economica del paese. Le solite cose, insomma. A un tale pentolone di scappati di casa in cerca di poltrone non è parso vero di candidarlo alle elezioni politiche e così lo psicolabile è riuscito ad arrivare al Senato, infiltrandosi pure nella Commissione Infrastrutture grazie ad amicizie di convenienza e alla incoercibile volontà di imporre la propria visione paranoica al resto del mondo.

Giunto in Commissione, il pericoloso soggetto innesca quindi un contagio del tutto identico a quello già diffuso a livello comunale. Così, nel giro di pochi mesi la proposta di abbattere i pilastri dei ponti passa dalla semplice petizione di paesello a proposta di Legge. Il sindaco comincia a sudare freddo, perché a quel punto mica può ritornare più sui suoi passi e se la proposta diventa Legge, poi toccherà anche a lui abbattere i pilastri di sua competenza, quelli facenti capo al Comune. E lì capisce che la popolazione si rivolterà una volta che i ponti, immancabilmente, verranno giù come il burro. L’unica cosa da fare è quindi passare la palla, dando le dimissioni e piazzando sulla poltrona di sindaco qualcuno che si prenda la colpa della scelta scomoda. Un utile idiota che faccia da reggente e che si rovini lui la carriera politica al posto suo. E infatti, entro pochi mesi partono i lavori, sotto la nuova giunta, e come era facilmente prevedibile per ogni normodotato del Pianeta i ponti crollano uno dopo l’altro.

A quel punto si potrebbe immaginare lo sbigottimento di una popolazione consapevole di aver fatto un’immane cazzata con le proprie marce del menga. E invece niente: la popolazione, comitati di cittadini in prima fila, s’incazza. Ma di brutto. Ponti e cavalcavia sono crollati sopra altre strade, sulla ferrovia, sugli acquedotti, sui metanodotti e sui fiumi. Impossibile passare da una parte all’altra del paese, né in auto, né a piedi. Babbeolandia è del tutto paralizzata, peggio che dopo un bombardamento di guerra. Le fabbriche chiudono in poche settimane, perché non possono né ricevere, né inviare merci, né tanto meno lavorare. Le ambulanze non possono soccorrere più nessuno e i negozi in poco tempo restano vuoti per mancanza di approvvigionamenti, così come si interrompono luce, gas e acqua.

La gente affamata e malata s’inferocisce e inizia a dare la caccia a chi? Al malato di mente che li ha sobillati? Ai propri capipopolo? A se stessi? Macché, la danno al povero ingenuo che si è fatto piazzare sotto al culo la poltrona più scomoda del Paese. È da lui che si aspettano soluzioni, pure in fretta: loro vogliono tornare a passare dove passavano prima e sono così stupidi da non capire che la colpa della situazione è solo della mancanza di rispetto per chi invece sapeva bene cosa sarebbe successo ed è stato invece messo in un angolo, in minoranza, tacciato di essere servo della casta, venduto a interessi contrari a quelli del popolo.

Il sogno finisce con un profondo sollievo, come al solito, mentre la società di Babbeolandia collassa, implodendo sulle macerie della propria arroganza e della propria stupidità.

Accendo il computer e leggo che in Veneto dei comitati di cittadini, sobillati dai soliti paranoici anti chimica, stanno organizzando marce e proteste contro la viticoltura locale accusata di ogni nefandezza, ovvero tumori e malacci oscuri, nonostante ogni statistica sanitaria delle loro zone dimostri che stanno meglio loro, in mezzo ai vigneti, di tutti gli altri Italiani messi insieme. Ma come accaduto agli ingegneri di Babbeolandia, le uniche persone da ascoltare sono proprio quelle che vengono attaccate, denigrate, insultate e minacciate.

E proprio come a Babbeolandia, molti sindaci, invece di dire a questa gente di farsi curare le proprie ossessioni compulsive, ne capeggiano le istanze, bandendo sui propri territori comunali alcuni agrofarmaci di cui sanno dal poco al nulla, ma di cui si chiede la testa vox populi. E le elezioni sono sempre vicine. Sempre.

E no, non è un sogno in un sogno. Non mi trovo in una sorta di Inception. Sono proprio sveglio e mi tocca assistere a tali orge psicotiche da parte di gente che dei prodotti di cui io sono esperto capisce invece meno di una mazza fionda. Nonostante ciò, urla, strepita, manifesta e chiede bandi, proibizioni. Ma in fondo, come fare a dare loro torto, se perfino l’ex-Ministro all’Agricoltura Maurizio Martina è apparso in campagna elettorale con un meme su facebook in cui prometteva il bando di tutti i pesticidi (tutti) entro il 2025*? Una proposta demenziale quanto quella dei pilastri di Babbeolandia, perché le produzioni agricole poggiano sui prodotti per la difesa delle piante quanto i ponti poggiano sui piloni. Abolirli significa essere disconnessi dalla realtà. Significa non meritare i tre e più pasti al giorno che gli agricoltori mettono a disposizione proprio di quei cittadini che li odiano e chiedono perfino di metterli in galera quali biechi avvelenatori di bambini. Gente che solo una carestia può forse curare in un cervello al momento palesemente bacato.

Extraterrestre, portami via. Sig. Sulu, curvatura 6: rotta per Vulcano, voglio chiedere asilo a Mr. Spock.

* : In barba alla promessa elettorale – e per fortuna – il Ministro ha poi firmato un Decreto di lotta obbligatoria contro la cosiddetta “sputacchina”, ovvero l’insetto che trasmette agli ulivi le infezioni di Xylella fastidiosa, il batterio che ha ormai colonizzato mezza Puglia e che ha già fatto seccare decine di migliaia di piante in un clima di negazionismo generale. Indovinate un po’? Sono già nati comitati contro il Decreto, con alcuni deficienti che affermano essere meglio che spariscano tutti gli ulivi dalla Puglia che fare dei trattamenti insetticidi. Segue paranoica descrizione di Armageddon chimici, con salute e ambiente ridotti a scenari post-atomici. Tutto falso, ovviamente, ma solo per i normodotati. Come si vede, Babbeolandia non ha una localizzazione geografica netta. Può essere un comune del Veneto come della Puglia. Il risultato resta il medesimo, purtroppo per i normodotati.

 

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