Le responsabilità degli irresponsabili

Sempre più frequenti gli atti eco-terroristici

Sempre più frequenti gli atti eco-terroristici

Si moltiplicano insulti, minacce e atti terroristici ai danni di chi produca o sostenga chimica agraria e biotecnologie. La follia è di pochi, tante invece le responsabilità, dirette e indirette

Ogni cosa per crescere va prima seminata, poi nutrita e infine irrigata. Solo così si possono ottenere i risultati sperati. Ciò vale in agricoltura, ma può valere anche contro di essa. I continui attacchi mediatici a chimica e biotecnologie stanno infatti ottenendo due effetti molto differenti fra loro, ma intimamente interconnessi. Il primo si sviluppa a livello politico e sociale, mostrando come sintomi tangibili le prese di posizione abolizioniste – tendenti a volte al forcaiolo nei toni – assunte da interi schieramenti parlamentari e pure da alcuni Ministri italiani. Perfino da quelli che, come Maurizio Martina, dovrebbero guardare a chimica e genetica agraria con occhi prettamente scientifici, avulsi cioè da opportunismi elettoral populisti. Il secondo effetto, fattosi ancor più bullo grazie al primo, mostra un crescendo di comportamenti folli e delinquenziali, quasi trovasse legittimazione proprio nel clima inquisitorio e perennemente allarmista che asfissia una gran parte delle tecnologie agrarie.

Ultimo della serie, un uomo di 36 anni, Noel Cruz Torres, ha fatto irruzione nella sede Pioneer Hi-Bred di Salinas, a Puerto Rico, lanciando bombe molotov fino a che la polizia non lo ha steso con i taser. Non prima di aver steso lui un lenzuolo con la scritta  “Alzati Boricua è il tempo di difendere il nostro Paese. Viva Puerto Rico libero!“. Un pazzo, si dirà. E in effetti ci sta. Ma le vere domande sono: perché se l’è presa con Pioneer per sfogare i propri disagi? Cosa è scattato nel cervello di Noel Cruz Torres perché si sia alzato, abbia preparato delle molotov e abbia immolato la propria libertà pur di attaccare la multinazionale americana?

Le risposte potrebbero essere molteplici. Di certo, non è stato un embolo improvviso, scaturito per caso mangiando nachos di mais transgenico. Gesti come il suo hanno origini lontane, nascono da minuscoli semi i quali, adeguatamente coltivati, divengono terrorismo. E così, come gli attentatori filo-Isis di Parigi e Bruxelles non sono certo nati dal nulla, bensì da un substrato di odio continuamente fomentato da spregiudicati ideologi, Noel Cruz Torres è nato anch’egli in un maleodorante humus intriso d’odio. Un terreno fertile, questo, reso sapientemente incandescente da altri ideologi, da altri scaltri manipolatori, ovvero dagli Imam delle nuove religioni: quelle ecologiste, animaliste e salutiste.

Quanto ha infatti contato nel gesto di Noel, domando, il continuo bombardamento anti-chimica e anti-biotech che infesta media e social network? Di quanti gradi sono saliti i gradi nel suo cervello grazie ai mantra ossessivi contro le multinazionali padrone del Mondo, affamatrici di poveri, distruttrici di ambiente e salute?

Impossibile stimarlo con precisione, ma sicuramente è possibile attribuire una bella fetta di responsabilità a tutti coloro che fanno attivismo compulsivo, creando allarmi anche dove non ci sono, gettando continuamente benzina sul fuoco, magari infarcendo i propri argomentari con pannocchie iniettate di liquidi colorati o di maschere anti gas indossate per mangiare una mela. Oppure creando vere e proprie bufale, come quella degli olivi ogm del Salento e del glifosate come causa delle morie di ulivi. Senza dimenticare le accuse a piriproxifen, un insetticida, di essere responsabile della microcefalia in Brasile, una patologia causata invece da un virus trasmesso dalle zanzare. Dulcis in fundo, tumori e altri malacci sbattuti là un po’ dovunque, ovviamente, se no il popolino rischia di non ascoltarli più i Cavalieri dell’Apocalisse incipiente. Un’Apocalisse che mai si verifica, ovviamente, per lo meno analizzando gli ultimi duemila anni della storia dell’Umanità.

Se oggi quella povera anima di Noel Cruz Torres viene sdoganato semplicisticamente come pazzo isolato, come sempre accade in tali situazioni, come vanno catalogati i cosiddetti “antagonisti” che hanno messo due volte nel mirino l’Efsa di Parma? La prima invadendone la sede al fine di intimidire l’Agenzia in tema di ogm, sui quali essa ha sempre espresso pareri scientifici favorevoli. La seconda inviando una bomba camuffata da lettera, guarda caso nel bel mezzo della diatriba fra Iarc ed Efsa su glifosate. Perché se non dici ciò che gli ambientalisti vogliono, nel migliore dei casi vieni criticato aspramente, nel peggiore ti becchi una bomba.

Ben lo sanno le quattro vittime di analoghe missive esplosive che nel 2015 vennero inviate ad altrettanti membri della Alianza Protransgénicos, un’associazione messicana di tecnici, professori universitari e agronomi che sostengono gli ogm. Al grido “O l’Umanità ferma Monsanto, o Monsanto fermerà l’Umanità” gli sono state spedite quindi bombe. Così imparano a dire che gli ogm non sono il Male Assoluto, come viene pervicacemente rimbalzato dalle lobby  ambientaliste nonostante le 15 mila pubblicazioni scientifiche che le smentiscono.

Ma poi, suvvia, al di là del deprecabile gesto da minorati mentali e morali di mandare ordigni a padri di famiglia, davvero credete che il Male sia Monsanto? Una multinazionale che fattura a livello globale quanto incassa Coop in Italia? Se proprio volete fare gli eco-terroristi, almeno documentatevi prima sugli ordini di grandezza dei mulini a vento che nel vostro delirio avete deciso di attaccare.

Non ha invece ricevuto bombe Kevin Folta, ma “solo” minacce di aggressioni e di morte. Folta è professore del Dipartimento di Scienze Orticole dell’Università della Florida ed è stato “fortunello”, perché fatto oggetto solo di mail-bombing, stalking, insulti, minacce, per la sua attività divulgativa a favore delle tecnologie agrarie, sia chimiche, sia genetiche. In particolare, Folta è stato messo al centro del mirino dal cosiddetto “Food Babe Army,” uno sparuto ma esaltato esercito composto dai seguaci di Vani Hari, ovvero la Regina americana delle pseudoscience sul cibo. Food Babe, questo il nickname di Vani Hari, è anche maestra del cosiddetto “fear mongering“, cioè la tattica che usa la paura per fomentare odio verso qualcosa, oppure per orientare le scelte del popolo. Al suo confronto, Vandana Shiva è l’amministratore delegato di Syngenta. Come reazione, Folta ha dovuto sospendere le proprie attività di divulgazione “anti-cazzari”, salvo poi tornare, smaltita la paura per sé e per la famiglia.

Analoga sorte è toccata a Jay Cullen, professore presso l’Università della British Columbia. Anch’egli costretto dalle minacce di morte a sospendere la propria attività come divulgatore anti-ecoterroristi. La sua colpa? Aver dimostrato che lungo le coste degli Stati Uniti non vi era traccia delle millantate radiazioni fuoriuscite dalla centrale di Fukushima. Gli ambientalisti stavano infatti terrorizzando da mesi la popolazione nordamericana con bieche falsità inventate di sana pianta. Zero. Non c’erano, le radiazioni. Cullen lo ha misurato e pubblicato ed ha per questo ricevuto minacce di morte, per sé e famiglia. Perché gli eco-terroristi son fatti così: se dimostri coi fatti che sono dei farabutti, dei disonesti, degli ignoranti, dei disadattati sociali e mentali, rispondono con le minacce, anche di morte.

Orbene, care lobby ecologiste che amate presentarvi come la “faccia pulita del Pianeta“, i buoni che combattono il Male: come li definite i soggetti di cui sopra? Sono forse “compagni che sbagliano“, come vennero definiti i Brigatisti Rossi da parte di quel Comunismo parlamentare in cui essi affondavano le proprie radici culturali?

Oppure vi sentite del tutto separati da ciò che fanno e dicono, tanto da non riconoscere più nemmeno le suddette radici comuni su cui le vostre azioni, per quanto distinte, si fondano?

Se ancora non ve lo aveva detto nessuno, ve lo dico io ora: i cervelli dei soggetti di cui sopra sono sì bacati, su questo non ci piove. Ma il virus che anche per tale ragione vi si è installato con facilità ha il medesimo dna di molti vostri attivisti. O magari anche dirigenti, perché no? Gente che forse le bombe non è abbastanza folle per metterle, ma che tutto sommato gongola quando viene a sapere che qualcuno, quelle bombe, pur le ha messe.

Non pensiate quindi di essere intangibili da qualsiasi polemica in tal senso. Perché personalmente non vedo grandi differenze fra un matto che si mette nei guai tirando molotov alla Pioneer e degli attivisti di Greenpeace che calpestano il Colibrì di Nazca, patrimonio dell’Umanità, solo per stendere uno dei soliti striscioni anti-qualcosa.

La musica è la stessa, non ci provate neanche a dire che non è così. Semplicemente, è solo il volume con cui viene suonata ad essere più alto o più basso a seconda dei casi. Ecco perché definirvi non violenti per scavare fossati identitari fra voi e loro, ai miei occhi appare come mettersi il deodorante invece di lavarsi.

Pensate a questo, la prossima volta che sarete tentati di fomentare ulteriore allarmismo gratuito, facendo magari altre “inchieste” sul glifosate nella birra o negli assorbenti intimi. Oppure generando paure sui residui di agrofarmaci nelle mele, sebbene questi fossero tutti regolari per Legge. Perché la gente, là fuori, si spaventa. Ovvio che ciò lo sapete benissimo, come pure sapete altrettanto bene che tale paura viene comoda alle vostre istanze. Ma siamo onesti: non è comportamento condivisibile, né scientificamente, né socialmente, né mediaticamente, né politicamente.

Diventate finalmente adulti e responsabili, perché è l’ora che la finiate di ficcare continuamente delle mine sotto i pilastri della Civiltà Occidentale, anche quando tali mine non abbiano alcun senso e motivazione reale. Perché non esiste auto promozione associazionista che valga l’impaludamento del progresso, né tanto meno l’incolumità di brave persone.

E, magari, ora scrivetegli due righe a quel povero mentecatto di Noel Cruz Torres. Per scusarvi se per caso ha male interpretato le vostre istanze, come pure per spiegargli che la lotta a favore dell’ambiente non si fa con le molotov. Lui forse non capirà, perso nei suoi deliri scritti sui lenzuoli, ma sarebbe comunque un segnale simbolico di alto valore in un Mondo sempre più in balia di gente come Vani Hari & soci. Soci dai quali non potete più esimervi dal prendere distanze materialmente misurabili, invece di chiudervi in silenzi assordanti in occasione di tali misfatti, o di limitarvi a qualche commento circostanziale di condanna che suona più come il risultato di un compositore automatico di testi, anziché di sentimenti autentici.

 

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L’avanzata dei paranoici

Se i numeri descrivono la realtà in modo diverso da quello che vorrebbero loro, gli estremisti del fronte ecologista non esitano a insultare e minacciare scienziati e ricercatori che con il loro lavoro analizzano, misurano e verificano i fatti. Una deriva preoccupante cui la società civile sarebbe bene mettesse argine, isolando e sanzionando i violenti e i prepotenti

Quando gli ideali diventano violenti, meritano di essere combattuti prima che si trasformino in dittature

Quando gli ideali diventano violenti, meritano di essere combattuti prima che si trasformino in dittature

 

Si chiama Jay T. Cullen ed è professore presso la School of Earth and Ocean Sciences dell’Università di Victoria, in Canada. Per valutare eventuali esposizioni delle coste canadesi alle radiazioni originatesi dall’incidente alla centrale di Fukushima, accaduto nel marzo 2011, ha dato vita al progetto InFORM, acronimo di Integrated Fukushima Ocean Radionuclide Monitoring project.

L’allarmismo propagato dalle solite frange estremistiche stava infatti mietendo vittime in Canada e Cullen sperava che raccogliendo dati in mare si sarebbe potuto tranquillizzare l’opinione pubblica.
I numeri gli hanno dato ragione, ovvero la contaminazione del mare da parte della centrale giapponese si è così diluita nel tempo e nello spazio che davanti alle coste canadesi è di fatto impossibile distinguerla dalla normale radiazione di fondo già prevista dalla Natura.

In altre parole, di pericoli per i Canadesi non ce n’è.

Peccato che la paranoia sia una “Psicosi caratterizzata dallo svilupparsi graduale di forme di delirio cronico, ma lucido e coerente, non allucinatorio“. E di tale psicosi pare siano vittima alcuni tra i più oltranzisti sostenitori del disastro nucleare globale. Quelli per i quali, cioè, tutto il Mondo sarebbe esposto a un pericolo immane per quanto successo quasi cinque anni fa nella cittadina nipponica. E chi li contraddice, anche se con dei numeri, rischia grosso.

Del resto, vi furono allora pure dei gaglioffi che pubblicarono le mappe della diffusione delle onde sismiche del terremoto spacciandole per la diffusione in mare delle radiazioni. Oppure pubblicarono immagini di una raffineria di petrolio in fiamme, incidente accaduto anni prima, solo perché era molto più impattante della centrale nucleare allagata dal mare.

Non mancarono i mentecatti che affermavano che tutti gli abitanti dell’emisfero boreale, quello Nord, avrebbero dovuto evacuare le proprie terre se solo una delle cisterne di acqua radioattiva di Fukushima si fosse sversata in mare.
Per chi ama YouTube – e di imbecilli che su questo canale ci passano ore a nutrirsi di ogni tipo di bufala ce n’è anche troppi – vi si può perfino trovare un filmato di un tizio che poco tempo dopo l’incidente passeggia su una spiaggia in California con un rilevatore geiger mostrando che vi sono radiazioni ovunque. Peccato che la distanza fra Giappone e California sia tale che nessuna radiazione potesse arrivare in poche settimane fino a lì. In realtà, quella dove passeggiava il bel tomo era solo un’area già nota alle autorità per le sue radiazioni più elevate del normale. Basta infatti che nel sottosuolo ci sia solo una vena di minerali radioattivi e il gioco è fatto. Tant’è, la cosa è stata subito sfruttata dai soliti allarmisti di professione (o per hobby) per scatenare il panico fra gli Americani.

Insomma, ogni tipo di evento negativo avvenuto a migliaia di chilometri di distanza è stato attribuito a Fukushima, comprese le morie di stelle marine che periodicamente colpiscono le coste del Nord America, radiazioni o meno.

Jay T. Cullen è quindi finito subito nel mirino di tali paranoici, ricevendo non solo insulti e accuse di essere un venduto, ma addirittura minacce per la sua incolumità.

Di tutto ciò che è stato riportato nell’articolo sopra linkato, basti la traduzione di un solo paragrafo:

<<Non è stato solo chiamato “imbonitore dell’industria nucleare” e uno “scienziato farsa”, ma gli è stato detto che lui e altri ricercatori che stavano segnalando come le radiazioni di Fukushima non fossero una minaccia meritavano di essere giustiziati>>.

Giustiziati. Un termine agghiacciante per un individuo normodotato dal punto di vista psichico, ma terribilmente normale e perfin nobile per delle menti malate, intrise di ideologie pericolose.

Giustiziati. Perché per gli jihadisti dell’ecologia se i numeri dicono che non c’è pericolo quando l’ambientalismo paranoico dice che c’è, meriti di essere ammazzato senza troppe discussioni.

Dico da tempo che le nuove frontiere del neo-nazismo ambientalista si stanno spostando in avanti. E mi sento dire che esagero. Magari ne riparliamo fra vent’anni, sperando che nel frattempo il Professor Cullen sia ancora vivo, vegeto e incolume.

Perché se è vero che le radiazioni di Fukushima non sono arrivate in Canada, è altrettanto vero che il tarlo della follia è arrivato nella profondità di troppe teste. E la follia estremista è molto più letale delle radiazioni.

 

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L’idiozia egoistica del Nimby

Chi rifiuta le scorie nucleari, rinunci anche a lastre e radioterapia...

Chi rifiuta le scorie nucleari, rinunci anche a lastre e radioterapia…

Tutti vogliono tac, radiografie, radioterapie – e protestano di fronte ai tagli annunciati dal Governo per alcune di queste indagini mediche. Poi però nessuno vuole accogliere le scorie nucleari che da tali macchinari derivano

12 ottobre 2015. Sondaggio on-line su “La Stampa“: solo il 15% i si incondizionati all’idea di accogliere nel proprio territorio l’ormai famigerato centro nazionale di stoccaggio dei rifiuti nucleari, seppur a fronte di chiare  garanzie in termini di sicurezza sia del sito, sia dell’area circostante. Il 28% accetterebbe, ma a fronte di un qualche incentivo (io appartengo a questi). Il 57% no, proprio non sente ragioni e di quelle scorie vorrebbe fossero ovviamente altri a doversene occupare.

Si chiama Nimby, not in my backyard, ovvero non nel mio giardino. È quel malcostume che vede i cittadini protestare contro qualcosa non per la cosa in sé, ma per il luogo ove quella cosa verrebbe realizzata. Belle le energie rinnovabili, ma le pale eoliche mettitele nel tuo Comune e non nel mio. Indispensabile il metano, ma il metanodotto fatelo passare sui terreni di altri. E così via.

Grazie alla mentalità Nimby l’Italia usa con disinvoltura l’energia nucleare fornita dalle centrali svizzere e francesi, ma ha bocciato con sdegno l’idea di averne sul proprio territorio nazionale. Usa combustibili fossili, gasolio, benzina e metano, ma poi non vuole i rigasificatori, né le condotte, né i pozzi di trivellazione in caso si scoprisse che di metano o di petrolio ne abbiamo anche nel sottosuolo italico. Non vuole nemmeno che si coltivino ogm, se è per questo, salvo poi importarne a milioni di tonnellate dall’estero, altrimenti la quasi totalità delle filiere zootecniche di pregio andrebbero a catafascio: addio cioè a salumi e formaggi, latori della stragrande maggioranza del Pil agroalimentare rappresentato dai prodotti cosiddetti “tipici”.

L’ignoranza tutta italica – spicciola, provinciale, meschina e campanilista – fa quindi breccia anche quando si parli di scorie nucleari. E  avrebbe stupito il contrario, onestamente. Nell’immaginario collettivo, furbescamente alimentato con incubi e mostri dai soliti ambientalisti gaglioffi, tali scorie divengono infatti sinonimi di Chernobyl o Fukushima. E quindi nessuno le vuole. O meglio, la maggioranza degli Italiani non le vuole. Personalmente non avrei alcun problema ad accoglierle nel territorio in cui vivo, per una serie di motivi. Senso di responsabilità verso il Paese, in primis. Le scorie derivano infatti in buona parte dalle attività diagnostiche o terapeutiche ospedaliere. La cosiddetta Tac, tanto per dire, è una tecnica di medicina nucleare e di diagnostica medica. Quindi lo smaltimento delle scorie prodotte dovrebbe essere considerato come parte integrante del processo virtuoso che permette di diagnosticare il cancro prima e di curarlo poi, con le radiazioni.

In secondo luogo, vi è un folto gruppo di esperti sismologi e geologi che hanno escluso in modo pignolo e puntuale tutti i siti non confacenti, selezionando solo quelli che ben si presterebbero per una sequenza infinita di ragioni. Quindi, sarebbe buon costume far si che tale lavoro certosino e altamente professionale non andasse in vacca per le basse paturnie della signora Clotilde La Qualunque di Trebaseleghe.

Giusto invece, a mio avviso, sarebbe l’incentivo: se una minoranza di Italiani deve farsi carico di una pratica che è stata resa obbligata da tutto il resto del territorio nazionale, è anche giusto che quella minoranza si veda riconoscere qualcosa per il disturbo. Ma tutto qui: una lecita ricompensa, magari poco più che simbolica, per accogliere anche quei materiali che non sono stati prodotti nelle vicinanze.

Invece no: quasi sei Italiani su dieci non sentono ragioni. Picchiano i piedi per terra e fanno i soliti, disgustosi capricci pur di impedire qualsiasi attività resa necessaria dal vivere moderno.
Un vivere moderno che, a quanto pare, va sempre e comunque pagato da altri, mai in prima persona.
Ben venga quindi il Salva Italia, dove il Governo centrale decide cosa fare e dove, bypassando le ubbie spesso strumentali e cialtrone della periferia. Non sarà democratico, è vero, ma visti i risultati di certi sondaggi, confessiamolo, la democrazia ha decisamente fallito e così com’è non pare più una ricchezza sostenibile per gli attuali livelli intellettuali, culturali e psicologici dell’italianetto con la “i” minuscola, il quale fa cadere le braccia ogni volta che gli vien data l’opportunità di esprimersi.

Perché correre a pretendere una Tac per un mal di testa, va bene e guai a chi gli mette un freno. Accogliere invece le scorie di macchinari di medicina nucleare, no. Quelle se le ciucci qualcun altro…

 

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