Vaccini, no-vaxxer e blastatori

Troppe polemiche sui vaccini, soprattutto fra i razionalisti pro-vaxx

Le polemiche in materia di vaccini sono andate oltre il semplice sì-no che ha caratterizzato le prime fasi della questione. Mentre il fronte antivaccinista appare però compatto e disciplinato nelle proprie istanze, quello razionalista si è progressivamente diviso in correnti fra loro in perenne zuffa. Urge ritrovare pace e unità

Scoprimmo i vaccini e certe epidemie vennero confinate nel buio, come il vaiolo, estinto a livello mondiale, o la poliomielite, spazzata via per lo meno dall’Europa. Meno vistosi i successi contro rosolia o morbillo, ma sempre meglio di quando i vaccini non c’erano. Certamente le scene apparivano molto più tranquille e sane, per lo meno dal punto di vista della quiete mediatica.

Poi negli Anni 90 arrivò Wakefield, medico inglese poi radiato e processato, con le sue truffe e i millemila gaglioffi che le hanno riesumate di recente per i più disparati motivi. Gaglioffi che non ci hanno messo molto a catturare l’attenzione e la fiducia di una minoranza della popolazione occidentale, ovvero quella ricca e pasciuta che ha scordato i perché di tale benessere. Minoranza molto attiva e rumorosa, però, che non ha trovato abbastanza argini alle proprie attività mediatiche autodistruttive realizzando un clima da guerra perenne anche a livello politico.

La disinformazione allarmistica è quindi dilagata a dispetto delle molteplici fonti scientifiche che sono state condivise da più parti, Istituto Superiore di Sanità e Ministero della Salute inclusi, quando cioè il fronte razionalista era ancora focalizzato su quello opposto, cioè gli antivaccinisti e chi li sobillava. Poi arrivò lui: Roberto Burioni, ricercatore e professore Ordinario di Microbiologia e Virologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Per sua stessa ammissione “un caratteraccio”, Burioni ha iniziato ad adoperarsi sul fronte della divulgazione scientifica in tema di vaccini. All’inizio furono molti i suoi contributi scientifici di peso. Esempi, casi di studio, statistiche e aneddoti. Tutti spiegati in modo semplice e immediato, comprensibili se non proprio da tutti, almeno da una gran parte degli utenti web. Ovviamente, la sua attività su internet ha iniziato a infastidire molti. In primis gli antivaccinisti, ai quali Burioni appare come fumo negli occhi. Dura non sia così, dopo che il ricercatore ha martellato le varie bufale, sull’autismo, sull’epilessia, sui metalli pesanti, il thiomersal (il famigerato mercurio), le nanoparticelle o le panzane sulle epidemie che sarebbero andate via da sole grazie a migliorate condizioni igienico sanitarie. Per tali ragioni è divenuto un personaggio pubblico alquanto gettonato, non solo su web, ma anche in tv e radio.

A causa però del suddetto caratteraccio e di un ego che appare alquanto “esuberante”, Burioni ha iniziato a menar fendenti a destra e a manca ogni volta che si è visto postare commenti a suo avviso non pertinenti o addirittura irriguardosi o falsi. I termini usati non sono stati leggeri, dando spesso degli asini o dei cretini ai suoi detrattori. Ciò ha attivato una seconda ondata di critiche, ovvero quelle degli esperti di comunicazione scientifica, i quali, veri esperti o meno che siano (mica li conosco tutti…), hanno iniziato anche loro a criticare il professore su molteplici fronti. Dove stiano e come siano ripartiti il torto o la ragione poco m’importa ora. È indubbio che l’atteggiamento da “blastatore” (distruttore) di Burioni piace molto a una quota parte di navigatori, motivo per il quale sono nati veri e propri movimenti di fan non solo per Burioni, ma anche per Enrico Mentana, direttore del TG di La7 e anch’egli pro vaccini convinto. “Mentana blasta la gente” è divenuto infatti uno dei tormentoni più comuni su Facebbok.

Studi scientifici hanno dimostrato però che tali atteggiamenti duri e taglienti altro non fanno che allontanare le persone dal dibattito, facendo arroccare ancor di più i complottisti sulle proprie posizioni. Ed è questa fondamentalmente l’accusa mossa sia a Burioni, sia a Mentana, addirittura definiti “bulli” perché se la prendono coi più deboli. Più deboli ora, perché magari i mentecatti che infestano oggi le loro bacheche Facebook (le loro: ci tengo a ricordarlo) con commenti irriverenti, demenziali e molesti, forse erano essi stessi a ricoprir da ragazzini tale ruolo, bullizzando proprio dei “secchioni” come Burioni e Mentana. Oggi sono invece i due personaggi ad avere una posizione affermata, un’alta visibilità sociale, uno stipendio di tutto rispetto. Sono cioè uomini che hanno un potere considerevole. Per tali ragioni possono reagire a tono e prendere metaforicamente a sberle tutti coloro che imprudentemente li provochino. Il tempo del bullo che ti prende a schiaffi e ti ruba la merendina è finito e se ci prova ora gli schiaffi, verbali, li prende lui. Van bene le regole della comunicazione, ma alla fine quando girano girano.

A prescindere però da chi bullizzi chi, resta un fatto inequivocabile. Il conflitto fra diversi pro-vaxxer e Burioni, in parte Mentana, ha prodotto effetti contrari a quelli sperati. Le regole di quelle pubblicazioni scientifiche valgono infatti sempre e se tu continui a criticare, a cercare di convincere, a entrare in contrapposizione, l’unico effetto che ottieni è quello di fare chiudere a riccio l’interlocutore. Espressioni tecniche come “Echo chamber“, “confirmation bias“, “backflame” o “polarizzazione” (grazie a Dio una almeno è in italiano), sono forse incomprensibili ai più, ma in sintesi vogliono dire che se vieni attaccato alzerai muri sempre più alti intorno a te e alla tua “stanza”, stanza nella quale si arroccheranno insieme a te, sempre più compatti e solidali, i tuoi fan. Questi vedranno rafforzare i propri convincimenti, anche se erronei, generando cioè una reazione avversa che produrrà danni anziché benefici.

A questo punto non resta che far notare ai comunicatori che criticavano Burioni proprio su questi punti che con lui hanno ottenuto esattamente i medesimi effetti che gli rinfacciavano. Effetti generati su di lui e sui suoi fan. Un successone, direi. Quasi a ricordare che dare lezioni è molto più facile che fornire validi esempi.

E poco valgono anche le altre echo chamber (perché questo sono anche loro), ovvero quelle degli anti-burionisti. Tempo fa mi capitò di visitare una pagina ove era in atto un sondaggio su chi fosse stato insultato o bannato dal Professore. I lamenti erano numerosi, ma per il tono di alcuni di essi e il clima generale che si era realizzato mi fecero pensare a una sorta di “Antiburionisti anonimi” in cerca di terapia di gruppo. Ci mancava solo un tizio che dicesse “Ciao, sono Piero e non mi azzuffo con Burioni da 145 giorni”. Mi rattristò molto tale situazione. Perché alla fine tutti loro, incluso Burioni, sanno cosa significhino i vaccini e quanti danni abbia prodotto l’antivaccinismo. Un tale scempio bellicoso non è stato né piacevole né edificante.

Io, che non sono un comunicatore, bensì un divulgatore che cerca di condividere informazioni, confesso di essere abbastanza deluso. Perché innanzitutto non mi piace essere considerato un comunicatore? Perché quando li seguii io i corsi di comunicazione i docenti partivano sempre col ricordare che il 93% del risultato di un messaggio dipende dalle tecniche di comunicazione e solo il 7% dalla sostanza dei fatti. Agghiacciante. A voler ben guardare, questa è la causa di molti dei mali odierni che affliggono la nostra società a livello politico, sociale e culturale. I fatti pare non contino più: conta la “comunicazione”. Una sorta di pistola che nelle mani sbagliate spara lo stesso e quindi fa vittime innocenti. Tanto, anche se dici bestialità dal punto di vista della sostanza, chi se ne accorge quando il 93% della vittoria di un messaggio dipende dai modi e non dai fatti?

Io invece credo nei numeri, nei fatti, nella sostanza delle cose. Poi, ovviamente, si cerca sempre di condividere queste informazioni in un modo chiaro e comprensibile a tutti. Ma alla fine resto convinto di essere responsabile di ciò che dico e non di ciò che gli altri capiscono, perché ho avuto troppe dimostrazioni che per ottenere il 100% di comprensione bisognerebbe talvolta fare trapianti di cervello, dato che quelli che albergano in certe teste non vogliono proprio capire nemmeno che 2+2=4. Figuriamoci pensieri più complessi.

Penso quindi che sia venuto il momento che si ritorni ai fatti e che qualche “allenatore” prenda i vari giocatori della partita contro le derive antivacciniste, li porti nello spogliatoio e li costringa ad andare d’accordo. In una squadra serve infatti l’elegante concretizzatore, tipo Pinturicchio. Serve il mediano dai grandi polmoni e dalle forti gambe, magari un po’ rozzo ma che corre dall’inizio alla fine a portar palla, tempi supplementari inclusi. Serve il calcolatore a centrocampo, che magari corre poco ma ha una visione di insieme superiore e serve nell’area avversaria una gran mole di cross a favore dei compagni attaccanti. E serve magari un buon portiere, che sappia gestire la difesa in modo oculato, una difesa in cui magari ci sta pure benone un terzino di quelli tosti, che quando ci vuole usa pedate e gomitate pur di fermare l’attaccante che ha bucato l’area. Mena? E che deve fare un terzino, dar d’uncinetto?

Ed ecco che forse, ragionando come una squadra, magari la si finirebbe di dividere il fronte razionalista in infiniti rivoli fra loro in competizione. Perché gli avversari sono là fuori, in campo. Uniti e motivati, affiatati ed efficaci. O li si affronta uniti o ci fanno neri…