Minoranze rumorose e pericoli sottovalutati

Lezioni della storia, ormai dimenticate

Gran parte delle discussioni sui social sono incentrate su argomenti che se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere. Come affrontarle: ignorando i complottisti e gli anti-scienza in genere, oppure opporsi con numeri e informazione?

C’è chi non crede la Terra sia tonda e spesso va a braccetto con chi sostiene che il nostro pianeta sia stato creato per come dice il Libro del Genesi, che abbia circa settemila anni e che i dinosauri si siano estinti poche migliaia di anni fa a causa del Diluvio universale. Ma questa è già storia vecchia: ultimamente la scena è dominata da chi crede che i vaccini provochino autismo e altre gravi patologie. Altri hanno invece sposato il complottismo delle scie chimiche e c’è chi si mette in testa dei cappellini fatti di fogli da alluminio per impedire che gli venga letta la mente. A tali personaggi vanno sommati i negazionisti dello sbarco sulla Luna, i complottisti delle Torri Gemelle, abbattute secondo loro dalla Cia, oppure quelli che credono alle sirene marine o al controllo del Mondo tramite microchip innestati sottopelle.

Più specifici i movimenti in Puglia che negano che a fare seccare gli ulivi sia la Xylella fastidiosa, batterio patogeno arrivato in Italia dal Costa Rica. Ogni altra ragione del fenomeno sarebbe per loro valida, tranne quella reale. E infatti l’epidemia prosegue alla grande, con grave danno per l’agricoltura e per il paesaggio locale.

Per non parlare dei seguaci di ogni più disparata teoria alimentare che definisce veleno oggi questo, domani quello, promettendo vita pressoché eterna a patto di focalizzare su ben precisi alimenti aborrendone altri. Adorabile in tal senso la pubblicità della Motta, la quale prende per i fondelli proprio tali vaneggiamenti pseudo-salutistici (“E da oggi con le bacche di Goji! … Scherzo!!!”). Uno spot che è andato a segno, vista l’ondata di haters che si è scatenata contro il famoso panettone meneghino.

Messi tutti insieme i vari soggetti di cui sopra sono una ristretta minoranza della popolazione. Su 60 milioni di Italiani quanti saranno mai, l’uno per mille, che fa circa 60 mila? O pochi punti percentuali, considerando solo la popolazione adulta? Insomma, potrebbero essere considerati quattro gatti da lasciar parlare senza curarsi troppo di ciò che dicono.

Ma qui sta l’errore.

Il passato ci insegna che, per esempio, il nazismo è nato dall’aggregazione di un risicato gruppuscolo di invasati i quali, sfruttando il malcontento della Repubblica di Weimar, seguirono gli svagelli di un paranoico come Hitler e si espansero al punto di vincere le elezioni. Ciò grazie soprattutto alla propaganda efficace coordinata da Joseph Göbbels, il quale soleva ripetere che una menzogna ripetuta milioni di volte diviene realtà. E a giudicare dalla presa che hanno avuto miti e leggende religiose nella storia, come dargli torto? L’uomo vuole credere, mica capire e apprendere. E deve fare proseliti a più non posso.

Infatti, se ci fate caso, ogni complottista che si rispetti si mostrerà sempre molto attivo nel condividere a nastro le molte idiozie in cui crede. In tal senso è alquanto azzeccato il personaggio di Maurizio Crozza, Napalm51, il quale passa intere giornate a condividere panzane e insulti su web, attaccando a destra e a manca chiunque provi a contrastare le suddette panzane.

Quattro gatti, si diceva, ma attivissimi. Sembrano milioni e agiscono come guidati da un piano superiore da tanto che operano in accordo gli uni con gli altri. Molto più semplicemente usano tutti i medesimi schemi mentali, bacati, e quindi agiscono e reagiscono come tanti cloni del medesimo organismo capostipite. Una sorta d’intelligenza collettiva, tipo quella delle formiche, anche se di intelligenza nei loro argomenti ve n’è davvero poca.

Bollarli quindi come scemi del villaggio è facile, ma inutile. In fondo lo sono, è vero. Ma a differenza degli scemi del villaggio di 50 anni fa, ben noti ai compaesani e quindi innocui, questi si sono aggregati nel villaggio globale trovandosi in rete e galvanizzandosi all’idea di non essere soli nell’Universo. Da singoli personaggi balzani di nessun peso sono diventati cioè movimenti che esercitano pressioni anche a livello politico.

Basti pensare ai recenti picchettaggi davanti a Montecitorio organizzati da qualche migliaio di antivaccinisti, ottenendo come premio l’introduzione dei vaccini mono-componente. Di fatto una stupidaggine che avrà quale unico effetto la moltiplicazione dei costi a carico del servizio sanitario nazionale e l’incasinamento dei piani vaccinali. Ma tant’è a fare casino e a urlare qualcosina hanno pur ottenuto.

Tutto ciò, però, mica vale solo per i complottisti anti-scientifici. I vegani a suon di moltiplicare siti web, blog e pagine Facebook, sono arrivati a ottenere l’attenzione di alcuni amministratori pubblici, i quali propugnano ormai l’alimentazione vegana in scuole e asili. Del resto, c’era già riuscita la lobby del Bio a farsi aprire la porta dei pasti scolastici, perché non avrebbero dovuto riuscirci i vegani?

Molte delle categorie di cui sopra sono poi rappresentate dalle medesime persone, moltiplicando cioè l’effetto quantitativo del fenomeno. Sembrano cioè un esercito sconfinato, ma alla fine sono spesso gli stessi che si cambiano solo cappello e combattono su fronti diversi facendo il medesimo baccano. Tanto il livello di preparazione scientifica della popolazione italiana è così basso che le loro argomentazioni farlocche sono percepite come tali solo da una minoranza ancor più ristretta di persone, ovvero i razionalisti dalle robuste basi scientifiche. Questi sì che sono quattro gatti e per giunta divisi e litigiosi fra loro. Quando addirittura non sono collusi, dati i guadagni interessanti che si possono fare inventandosi cure farlocche o alimentando e cavalcando allarmi ingiustificati.

Ma quindi, i complottisti anti-scientifici sono innocui o pericolosi? Dobbiamo lasciarli fare che poi tanto passano da soli, oppure dobbiamo osteggiarli per impedir loro di fare danni? L’esempio summenzionato del nazismo direbbe che sì, andrebbero fermati sul nascere, prima che facciano presa su un numero significativo di persone.

Basti pensare ai creazionisti americani stile Sarah Palin e George W. Bush, i quali hanno cercato di inserire l’insegnamento del creazionismo a scuola al pari dell’evoluzionismo. Si è arrivati cioè ad avere degli “scemi del villaggio” posizionati ai più alti livelli della politica della prima potenza mondiale. Se non è un pericolo questo, mi si deve spiegare cos’altro lo può essere. Del resto, pare che un quarto degli Americani creda sia il Sole a girare intorno alla Terra e non viceversa. Terreno fertile quindi per ogni tipo di cazzaro pseudo-religioso.

L’ultima domanda è quindi la più difficile: che fare?

Se li sberleffi trattandoli per gli imbecilli, ignoranti, disonesti e paranoici che sono, non va bene. Perché con gli insulti non si arriva da alcuna parte, si dice. Se provi ad argomentare con prove e numeri, neanche va bene, perché così li polarizzi sulle loro posizioni anziché convincerli ad abbandonarle. Se gli ignori, come visto, questi possono correre senza barriere convincendo un numero sempre più ampio di persone, come appunto avvenuto in Germania a cavallo degli Anni 20 e 30. Poi si è visto cosa è successo.

Al di là però di certi pipponi mentali sui massimi sistemi, ammirevoli per gli sfoggi di cultura, ma sterili dal punto di vista dei risultati, di proposte concrete atte ad arginare efficacemente il fenomeno non pare ve ne siano. Le minoranze di sbullonati sono comunque più numerose delle minoranze di razionalisti, quindi sul fronte del web vincono loro a mani basse. Aiuterebbe la formazione scolastica, moltiplicando le ore dedicate alle scienze?

Forse, se non fossimo in un Paese che più che a mettere a posto la preparazione degli alunni pensa da decenni a come mettere a posto le chiappe dei milioni di aspiranti insegnanti che ambiscono alle cattedre solo perché non trovano altri posti di lavoro.

Forse, se non fossimo un Paese con il Vaticano in casa, con i preti che colonizzano le suddette scuole elargendo le note favole sull’acqua trasformata in vino, dei pani e dei pesci, dei cadaveri resuscitati e di guarigioni miracolose. Basta avere fede, no? E se uno crede alle passeggiate sull’acqua, perché mai non dovrebbe credere che la farina è cancerogena?

Forse, se non avessimo in Parlamento scagnozzi anti-progresso e anti-scienza, ognuno in base al totem che si è prefissato di abbattere. Basti pensare alle barricate contro l’eutanasia, per esempio. O contro gli ogm, di cui quasi nessuno sa cosa siano, ma che in Italia non possono essere coltivati grazie soprattutto a politici che anziché adoperarsi per aprire tavoli scientifici di dibattito preferiscono cavalcare opportunisticamente le istanze delle suddette minoranze allarmiste, magari dando la benedizione ai convegni sulla biodinamica.

Il destino del mondo occidentale è quindi segnato. La regressione verso una società e una politica a-scientifica è ormai avviata e non la si può fermare. Un po’ come stare su un treno coi freni rotti che marcia verso la fine dei binari: solo l’impatto finale farà capire alle minoranze rumorose quanto fossero idiote. E da lì in poi si potrà finalmente ricominciare. Che so, un’epidemia, una carestia. Cosucce del genere.

Nel frattempo, condividete ogni possibile link e notizia di stampo scientifico. Rendetevi moltiplicatori di dati ed evidenze. Aiutate quei poveracci che, in netta inferiorità numerica, si stanno sbattendo anche per voi. Prendete quindi una posizione e schieratevi. Forse non basterà a vincere la guerra, proprio perché “loro” sono di più. Ma se aveva ragione Göbbels, e ce l’aveva, una verità ripetuta milioni di volte deve per forza valere di più di una menzogna ripetuta milioni di volte.

E se alla fine sbatteremo comunque insieme al treno, una volta usciti dalle lamiere vi potrete togliere la soddisfazione di dire: “Io ve l’avevo detto, manica di deficienti!

Ben piccola soddisfazione, è vero. Ma meglio di niente. Soprattutto, meglio che essere complici col proprio silenzio.

 

 

 

Quando di Xylella parla chi sa

Intervista ad Alexander Purcell della Berkeley University e uno dei massimi esperti mondiali di Xylella. E no: non ha mai detto che è inutile abbattere gli olivi

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Oivicoltura specializzata: non è un mostro, è agricoltura

Quelli nella fotografia sono olivi sanissimi, catturati a Foggia. Ma basta scendere di un centinaio di chilometri e gli scenari cambiano, mostrando olivi affetti da Co.Di.RO, ovvero la sindrome cosiddetta del “complesso del disseccamento rapido degli olivi”.

Abbatterli o non abbatterli, questo il dilemma. Per lo meno, lo si è fatto diventare un dilemma, perché i massimi esperti mondiali di Xylella non hanno dubbi: se vedi Xylella, abbatti tutto ciò che potrebbe contenerla, sia esso sintomatico o meno. E fallo pure in fretta e in modo “generoso”, altrimenti il patogeno ti scavalca nel territorio e ti obbliga poi a inseguirlo moltiplicando gli abbattimenti futuri.

Non a caso, anche la Ue ha stabilito nel lontano 2000, con apposita Direttiva, che vanno abbattute sia le piante sintomatiche, sia quelle asintomatiche, prevedendo un raggio di contenimento pari a ben dieci chilometri. Questo perché la Xylella non deve muovere un solo passo da dove è stata trovata, sia che stia facendo ammalare le piante, sia che non lo stia facendo.

L’azione contro il patogeno, invece, si è arenata proprio su questo punto: non essendoci la sicurezza matematica che il Co.Di.RO sia causato proprio da Xylella, tutto, come ormai si sa, è stato bloccato dalla Procura di Lecce, la quale non solo ha impedito gli abbattimenti, ma ha anche iscritto nel registro degli indagati anche dieci membri della task force dedicata alla gestione dell’epidemia.

Nella querelle è stato poi tirato in ballo anche Alexander Purcell, della Berkeley University in California. Uno dei massimi esperti mondiali di Xylella e quindi anche uno dei relatori al workshop organizzato dall’Efsa nel novembre 2015. Dopo il convegno si diffuse in Italia la voce che Purcell avesse affermato che abbattere gli alberi fosse inutile.
Una voce funzionale alle posizioni di coloro che fin dal primo momento si erano opposti agli abbattimenti degli ulivi.
Una voce riportata su Videoandria.com, giornale online pugliese su cui compare la testimonianza di Rosa D’Amato, eurodeputata del Movimento 5 Stelle, la quale ha preso parte proprio al workshop dell’Efsa e si sarebbe quindi eletta a divulgatrice delle posizioni di Purcell stesso.
Una voce riecheggiata perfino nelle riprese della conferenza stampa della Procura di Lecce, per come viene riportata da un altro organo di stampa locale, ovvero TrNews.it. Un filmato in cui si può ascoltare una delle due procuratrici aggiunte affermare che gli abbattimenti non servirebbero a niente e che a supporto di tale tesi si sarebbe perfino espresso, ça va sans dire, proprio un grande esperto di Xylella, ovvero Alexander Purcell.

Una voce che ora si scopre che non è mai partita. Anzi, viene oggi seccamente smentita proprio dal medesimo Alexander Purcell, intervistato da Italia Unita per la Scienza, un’associazione di giovani (e meno giovani) appassionati di ricerca e, appunto, di Scienza.
Pur mantenendosi “politically correct” circa gli avvenimenti giudiziari italiani, il professore emerito di Berkeley riafferma nell’intervista l’assoluta necessità di abbattere le piante e di combattere il vettore, come pure che l’azione deve essere intrapresa a fronte della semplice presenza del patogeno.

A questo punto urge chiarirsi su alcuni punti: primo, perché l’europarlamentare pentastellata si è mai presa la briga di riportare affermazioni che oggi vengono smentite proprio dalla persona cui ella le avrebbe attribuite. Secondo, perché la Procura ha coltivato la convinzione che Purcell fosse d’accordo con la tesi dell’inutilità degli abbattimenti. Perché lo ha letto su VideoAndria? Oppure dove? E perché non ha verificato direttamente alla fonte, cioè presso il Professor Purcell, visto che l’azione stessa della Procura pare si sia sentita ancor più corroborata proprio da queste dichiarazioni oggi risultate mai rilasciate?

Sono domande cui è bene venga data presto risposta, visto che la primavera è ormai alle porte e i diseccamenti cominciano a manifestarsi anche in Provincia di Taranto, ad Avetrana.

E magari, sarebbe interessante conoscere le motivazioni per le quali un’europarlamentare diffonda affermazioni capaci di influenzare decisioni così importanti senza essere sicura di ciò che ha sentito. O forse lo era. Ma qui si dovrebbe fare un’analisi più attenta dell’atteggiamento che molti politici grillini hanno tenuto sul tema Xylella.
Sia come sia, in considerazione della smentita di Purcell, sarebbe ora necessario che la suddetta europarlamentare, oltre a chiarire, fornisse anche delle scuse: al Professor Purcell e a tutti coloro che in nome di quelle affermazioni – mai rilasciate – hanno continuato a coltivare l’idea di essere nel giusto, quando molto probabilmente è vero esattamente il contrario.

Come detto, la primavera batte ormai alle porte: la Xylella è lì, negli oliveti, sempre più pasciuta. Phylaenus anche, pronto a contagiare alberi su alberi, anche a distanza di chilometri grazie al trasporto passivo tramite mezzi, agricoli o meno.

Se qualcuno ha da fare qualche marcia indietro, quindi, che la faccia subito. O potrebbe pentirsene per sempre.

Addendum post-pubblicazione:

Poteva scusarsi per il malinteso. Oppure scegliere un opportunistico silenzio, per fare calare un pietoso velo sulla topica Purcell. Invece no. Lei, rilancia (Leggi l’articolo di NextQuotidiano). Parla di “giornalisti, opinionisti o sedicenti tali“, di “macchina del fango“. Di sedicente qui, semmai, c’è più che altro una portavoce che mistifica le parole di scienziati di fama mondiale, filtrandone i messaggi per renderli funzionali alle tesi farlocche che stanno sempre più contraddistinguendo un Movimento nato da uno spacciatore teatrale di bufale. Non solo vi state qualificando per quello che siete sull’affare Xylella, cara D’Amato, ma vi state confermando dei balenghi su tanti altri argomenti, come gli ogm, gli odiati pesticidi, oppure i vaccini. Perfino sulle scie chimiche e sulle sirene vi siete fatti prendere per i fondelli. Un esercito d’improvvisati presuntuosi che ha trovato alloggio nel ribollire di un’onda anomala più pericolosa del marciume stesso che si prefigge di abbattere. Altro che macchina del fango: in Puglia sono proprio nella merda. E in parte ci sono anche grazie alle pressioni mediatiche anti-abbattimento di cui soprattutto voi vi siete resi protagonisti all’urlo “Il popolo si sta svegliando!“. Di sedicenti giornalisti vi sono infatti quelli e quelle che hanno dato spazio a ogni bufala, a ogni falsità che permettesse loro di alimentare il loro personalissimo odio verso i soliti totem tanto cari ai dementi: ogm, pesticidi e complotti edilizi o energetici. Il tutto, seppellendo la verità dei fatti sotto una spessa coltre di disinformazione demagogica. Spero quindi che alla prossima tornata elettorale il M5S sappia filtrare meglio i candidati, anziché raccattare bizzarri soggetti in cerca di sistemazione, proponendo finalmente una classe politica con meno apriscatole in mano e più sale in zucca.

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Costa Salento

L’emergenza che ha colpito l’olivicoltura salentina rischia di allargarsi a tutta la Puglia prima e ad altre regioni italiane poi. O forse no? Abbandonare quindi la nave, oppure gestire la falla: questo il dilemma

Olivicoltura salentina: abbattimenti si, abbattimenti no

Olivicoltura salentina: abbattimenti si, abbattimenti no

Nel gennaio 2012 tutta l’Italia assistette sgomenta al naufragio della Costa Concordia in cui perirono 32 persone. Buona parte delle accuse mosse al Capitano, Francesco Schettino, furono di non aver dato immediatamente l’allarme, tacendo sulla gravità della situazione e di non aver ordinato l’evacuazione dei passeggeri quando ancora la nave aveva un assetto che lo consentiva.

Oggi Schettino è guardato dai più come emblema dell’ignavia decisionale, del temporeggiamento in attesa di capire se c’è una qualche via per nascondere i fatti e scapolarsela alla bell’e meglio.

Del resto, se avesse ordinato l’evacuazione e il problema fosse poi risultato risolvibile senza tanto clamore, il Comandante avrebbe potuto essere accusato di allarmismo e magari pure denunciato da qualche passeggero in cerca di un risarcimento danni per lo spavento e i disagi subiti. In fondo, anche gli ospedali sono pieni di persone che fanno causa ai medici, nonostante questi abbiano fatto di tutto per salvare vite ma, senza alcuna colpa, abbiano perso la battaglia.

In situazioni come quella del Giglio, come si suol dire, ci vogliono quindi decisionisti con le palle: il rischio potenziale del non fare nulla era infatti molto più elevato di quello di fare qualcosa. Perché nel primo caso si sarebbe arrecato inutilmente paura e disagio ai passeggeri, pagandone poi il prezzo nelle opportune sedi giudiziarie. Nel secondo poteva essere una strage. E in tal caso giova ricordare che è pur sempre meglio un brutto processo di un bel funerale.

Di fronte ai due summenzionati rischi, un Capitano degno di questo nome dovrebbe prendere quindi la decisione atta a scongiurare le conseguenze peggiori, per quanto in quel momento esse giacciano ancora sul puro piano ipotetico. Schettino prese quella sbagliata e a processo ci si trovò con capi d’imputazione ben più gravi di una semplice inchiesta per danni senza vittime in ballo: ben 16 gli anni di reclusione richiesti in primo grado nel febbraio 2015. L’avesse saputo, probabilmente avrebbe dato quell’ordine di abbandonare la nave dieci secondi dopo l’urto. Come recita infatti un noto adagio: meglio scappare che toccarne.

Oggi c’è un’altra nave che imbarca acqua in Italia (fra le tante) ed è il Salento. La moria degli ulivi, nota anche come Complesso del Disseccamento Rapido degli Ulivi (CoDiRo) sta infatti falcidiando l’olivicoltura salentina e al momento non è dato prevedere se e quando si fermerà, oppure se si espanderà fino a confini al momento non stimabili.

Una task force era stata all’uopo nominata e aveva individuato come causa predominante il batterio Xylella fastidiosa pauca, supposta giunta in Puglia dal Costa Rica. Aveva anche trovato come soluzione l’uso d’insetticidi per controllare Philaenus spumarius, suo vettore, come pure l’abbattimento non solo delle piante affette da disseccamento, ma anche di molte sane. Questo con l’intento di creare una sorta di tagliafuoco atto a isolare l’area del contagio. In fondo, questa è una strategia simile a quella dei cosiddetti “viali tagliafuoco” realizzati nei boschi, descritti come segue dalla Protezione civile di Bellizzi per parola del Dott. Mario De Rosa:

<<I viali tagliafuoco sono opere preventive di massima importanza in tutte le situazioni territoriali e con le più disparate tipologie d’incendio. Consistono in vari trattamenti della copertura vegetale differenziati per finalità secondo lunghe strisce. In sede di progetto del viale tagliafuoco, si decide se impostare 1’opera in modo che debba arrestare definitivamente 1’eventuale incendio oppure solo rallentarlo permettendo alle squadre di estinzione di intervenire con successo. Nel primo caso la vegetazione deve essere totalmente eliminata e la larghezza deve essere notevole. Essa può variare a seconda delle caratteristiche del luogo tra 100 e 200 m. Nel secondo caso non è necessario eliminare la vegetazione, che viene solo ridotta ed è sufficiente una larghezza tra 15 e 60 m. Evidentemente la scelta tra le due soluzioni dipende dalle caratteristiche del territorio, dagli incendi che si verificano e dal servizio di estinzione>>.

In altre parole, per evitare che bruci un bosco di centinaia di ettari si decide di abbattere preventivamente molti alberi, sanissimi, perché un eventuale fuoco ne divori solo alcuni. È una decisione presa per giunta a “bosco spento”, cioè solo sulla mera ipotesi che possa generarsi un incendio. Incendio che magari non s’innescherà mai. Stranamente, però, in tal caso non si registrano proteste di massa, né comitati del No, né mozioni di partiti in perenne ricerca di notorietà mediatica o strani soggetti che all’urlo di “Gomblooddoooo!1!!1!” s’incatenano agli alberi per non farli abbattere. Né tantomeno si registrano Decreti di sequestro degli alberi destinati all’abbattimento per la realizzazione di siffatte opere di prevenzione anti incendio.

In Salento ci si trova oggi in una situazione che ricorda proprio quella dei Viali antincendio, con la necessità di abbattere ampie strisce di terreni alberati al fine di arginare un “incendio” di tipo fitosanitario, reale, tangibile, attuale: non ipotetico. E poco importa se l’agente è solo Xylella, oppure sono le tracheomicosi veicolate da Zeuzera pirina. Fosse anche ignoto l’agente eziologico causa del CoDiRo, quella sarebbe la via da seguire. Stranamente però, tutto ciò che non avviene per i viali tagliafuoco è avvenuto in Salento per gli ulivi. Fino al Decreto della Procura di Lecce che non solo ha bloccato gli abbattimenti e sequestrato gli alberi, ma ha addirittura inserito i membri della task force nel registro degli indagati per diversi reati, per quanto colposi. Così agendo, ogni attività sul campo atta al contenimento dell’epidemia, giusta o sbagliata che fosse, è stata paralizzata, invocando approfondimenti di ricerca scientifica che impiegheranno anni a svilupparsi.

Ora non resta quindi che attendere. Il tempo è infatti galantuomo e sarà lui a decidere se al timone del Salento vi fosse un Comandante con le palle, uno che prende decisioni magari pericolose e impopolari, ma finalizzate al male minore, oppure se a quel timone vi fosse un Capitano temporeggiatore e indeciso, come avvenne sulla Costa Concordia.

L’unico dubbio che rimane, quindi, è: per il naufragio del Giglio un Comandante è stato condannato a 16 anni e pagherà in qualche modo quel silenzio, nato in luogo di un secco ordine di abbandonare la nave. Se il Salento affonderà sotto il peso del CoDiRo, magari tirando con sé anche le Province limitrofe come quella di Bari, Brindisi e Foggia, chi pagherà per tutto questo?

Probabilmente nessuno. E si assisterà agli usuali rimpalli di responsabilità, come pure a inversioni a U di gente che fino a ieri tuonava contro gli abbattimenti, salvo poi saltare all’ultimo momento sulla scialuppa giusta, quella di chi aveva ragione.

È l’Italia baby, rassegnati…

 

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