Minoranze rumorose e pericoli sottovalutati

Lezioni della storia, ormai dimenticate

Gran parte delle discussioni sui social sono incentrate su argomenti che se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere. Come affrontarle: ignorando i complottisti e gli anti-scienza in genere, oppure opporsi con numeri e informazione?

C’è chi non crede la Terra sia tonda e spesso va a braccetto con chi sostiene che il nostro pianeta sia stato creato per come dice il Libro del Genesi, che abbia circa settemila anni e che i dinosauri si siano estinti poche migliaia di anni fa a causa del Diluvio universale. Ma questa è già storia vecchia: ultimamente la scena è dominata da chi crede che i vaccini provochino autismo e altre gravi patologie. Altri hanno invece sposato il complottismo delle scie chimiche e c’è chi si mette in testa dei cappellini fatti di fogli da alluminio per impedire che gli venga letta la mente. A tali personaggi vanno sommati i negazionisti dello sbarco sulla Luna, i complottisti delle Torri Gemelle, abbattute secondo loro dalla Cia, oppure quelli che credono alle sirene marine o al controllo del Mondo tramite microchip innestati sottopelle.

Più specifici i movimenti in Puglia che negano che a fare seccare gli ulivi sia la Xylella fastidiosa, batterio patogeno arrivato in Italia dal Costa Rica. Ogni altra ragione del fenomeno sarebbe per loro valida, tranne quella reale. E infatti l’epidemia prosegue alla grande, con grave danno per l’agricoltura e per il paesaggio locale.

Per non parlare dei seguaci di ogni più disparata teoria alimentare che definisce veleno oggi questo, domani quello, promettendo vita pressoché eterna a patto di focalizzare su ben precisi alimenti aborrendone altri. Adorabile in tal senso la pubblicità della Motta, la quale prende per i fondelli proprio tali vaneggiamenti pseudo-salutistici (“E da oggi con le bacche di Goji! … Scherzo!!!”). Uno spot che è andato a segno, vista l’ondata di haters che si è scatenata contro il famoso panettone meneghino.

Messi tutti insieme i vari soggetti di cui sopra sono una ristretta minoranza della popolazione. Su 60 milioni di Italiani quanti saranno mai, l’uno per mille, che fa circa 60 mila? O pochi punti percentuali, considerando solo la popolazione adulta? Insomma, potrebbero essere considerati quattro gatti da lasciar parlare senza curarsi troppo di ciò che dicono.

Ma qui sta l’errore.

Il passato ci insegna che, per esempio, il nazismo è nato dall’aggregazione di un risicato gruppuscolo di invasati i quali, sfruttando il malcontento della Repubblica di Weimar, seguirono gli svagelli di un paranoico come Hitler e si espansero al punto di vincere le elezioni. Ciò grazie soprattutto alla propaganda efficace coordinata da Joseph Göbbels, il quale soleva ripetere che una menzogna ripetuta milioni di volte diviene realtà. E a giudicare dalla presa che hanno avuto miti e leggende religiose nella storia, come dargli torto? L’uomo vuole credere, mica capire e apprendere. E deve fare proseliti a più non posso.

Infatti, se ci fate caso, ogni complottista che si rispetti si mostrerà sempre molto attivo nel condividere a nastro le molte idiozie in cui crede. In tal senso è alquanto azzeccato il personaggio di Maurizio Crozza, Napalm51, il quale passa intere giornate a condividere panzane e insulti su web, attaccando a destra e a manca chiunque provi a contrastare le suddette panzane.

Quattro gatti, si diceva, ma attivissimi. Sembrano milioni e agiscono come guidati da un piano superiore da tanto che operano in accordo gli uni con gli altri. Molto più semplicemente usano tutti i medesimi schemi mentali, bacati, e quindi agiscono e reagiscono come tanti cloni del medesimo organismo capostipite. Una sorta d’intelligenza collettiva, tipo quella delle formiche, anche se di intelligenza nei loro argomenti ve n’è davvero poca.

Bollarli quindi come scemi del villaggio è facile, ma inutile. In fondo lo sono, è vero. Ma a differenza degli scemi del villaggio di 50 anni fa, ben noti ai compaesani e quindi innocui, questi si sono aggregati nel villaggio globale trovandosi in rete e galvanizzandosi all’idea di non essere soli nell’Universo. Da singoli personaggi balzani di nessun peso sono diventati cioè movimenti che esercitano pressioni anche a livello politico.

Basti pensare ai recenti picchettaggi davanti a Montecitorio organizzati da qualche migliaio di antivaccinisti, ottenendo come premio l’introduzione dei vaccini mono-componente. Di fatto una stupidaggine che avrà quale unico effetto la moltiplicazione dei costi a carico del servizio sanitario nazionale e l’incasinamento dei piani vaccinali. Ma tant’è a fare casino e a urlare qualcosina hanno pur ottenuto.

Tutto ciò, però, mica vale solo per i complottisti anti-scientifici. I vegani a suon di moltiplicare siti web, blog e pagine Facebook, sono arrivati a ottenere l’attenzione di alcuni amministratori pubblici, i quali propugnano ormai l’alimentazione vegana in scuole e asili. Del resto, c’era già riuscita la lobby del Bio a farsi aprire la porta dei pasti scolastici, perché non avrebbero dovuto riuscirci i vegani?

Molte delle categorie di cui sopra sono poi rappresentate dalle medesime persone, moltiplicando cioè l’effetto quantitativo del fenomeno. Sembrano cioè un esercito sconfinato, ma alla fine sono spesso gli stessi che si cambiano solo cappello e combattono su fronti diversi facendo il medesimo baccano. Tanto il livello di preparazione scientifica della popolazione italiana è così basso che le loro argomentazioni farlocche sono percepite come tali solo da una minoranza ancor più ristretta di persone, ovvero i razionalisti dalle robuste basi scientifiche. Questi sì che sono quattro gatti e per giunta divisi e litigiosi fra loro. Quando addirittura non sono collusi, dati i guadagni interessanti che si possono fare inventandosi cure farlocche o alimentando e cavalcando allarmi ingiustificati.

Ma quindi, i complottisti anti-scientifici sono innocui o pericolosi? Dobbiamo lasciarli fare che poi tanto passano da soli, oppure dobbiamo osteggiarli per impedir loro di fare danni? L’esempio summenzionato del nazismo direbbe che sì, andrebbero fermati sul nascere, prima che facciano presa su un numero significativo di persone.

Basti pensare ai creazionisti americani stile Sarah Palin e George W. Bush, i quali hanno cercato di inserire l’insegnamento del creazionismo a scuola al pari dell’evoluzionismo. Si è arrivati cioè ad avere degli “scemi del villaggio” posizionati ai più alti livelli della politica della prima potenza mondiale. Se non è un pericolo questo, mi si deve spiegare cos’altro lo può essere. Del resto, pare che un quarto degli Americani creda sia il Sole a girare intorno alla Terra e non viceversa. Terreno fertile quindi per ogni tipo di cazzaro pseudo-religioso.

L’ultima domanda è quindi la più difficile: che fare?

Se li sberleffi trattandoli per gli imbecilli, ignoranti, disonesti e paranoici che sono, non va bene. Perché con gli insulti non si arriva da alcuna parte, si dice. Se provi ad argomentare con prove e numeri, neanche va bene, perché così li polarizzi sulle loro posizioni anziché convincerli ad abbandonarle. Se gli ignori, come visto, questi possono correre senza barriere convincendo un numero sempre più ampio di persone, come appunto avvenuto in Germania a cavallo degli Anni 20 e 30. Poi si è visto cosa è successo.

Al di là però di certi pipponi mentali sui massimi sistemi, ammirevoli per gli sfoggi di cultura, ma sterili dal punto di vista dei risultati, di proposte concrete atte ad arginare efficacemente il fenomeno non pare ve ne siano. Le minoranze di sbullonati sono comunque più numerose delle minoranze di razionalisti, quindi sul fronte del web vincono loro a mani basse. Aiuterebbe la formazione scolastica, moltiplicando le ore dedicate alle scienze?

Forse, se non fossimo in un Paese che più che a mettere a posto la preparazione degli alunni pensa da decenni a come mettere a posto le chiappe dei milioni di aspiranti insegnanti che ambiscono alle cattedre solo perché non trovano altri posti di lavoro.

Forse, se non fossimo un Paese con il Vaticano in casa, con i preti che colonizzano le suddette scuole elargendo le note favole sull’acqua trasformata in vino, dei pani e dei pesci, dei cadaveri resuscitati e di guarigioni miracolose. Basta avere fede, no? E se uno crede alle passeggiate sull’acqua, perché mai non dovrebbe credere che la farina è cancerogena?

Forse, se non avessimo in Parlamento scagnozzi anti-progresso e anti-scienza, ognuno in base al totem che si è prefissato di abbattere. Basti pensare alle barricate contro l’eutanasia, per esempio. O contro gli ogm, di cui quasi nessuno sa cosa siano, ma che in Italia non possono essere coltivati grazie soprattutto a politici che anziché adoperarsi per aprire tavoli scientifici di dibattito preferiscono cavalcare opportunisticamente le istanze delle suddette minoranze allarmiste, magari dando la benedizione ai convegni sulla biodinamica.

Il destino del mondo occidentale è quindi segnato. La regressione verso una società e una politica a-scientifica è ormai avviata e non la si può fermare. Un po’ come stare su un treno coi freni rotti che marcia verso la fine dei binari: solo l’impatto finale farà capire alle minoranze rumorose quanto fossero idiote. E da lì in poi si potrà finalmente ricominciare. Che so, un’epidemia, una carestia. Cosucce del genere.

Nel frattempo, condividete ogni possibile link e notizia di stampo scientifico. Rendetevi moltiplicatori di dati ed evidenze. Aiutate quei poveracci che, in netta inferiorità numerica, si stanno sbattendo anche per voi. Prendete quindi una posizione e schieratevi. Forse non basterà a vincere la guerra, proprio perché “loro” sono di più. Ma se aveva ragione Göbbels, e ce l’aveva, una verità ripetuta milioni di volte deve per forza valere di più di una menzogna ripetuta milioni di volte.

E se alla fine sbatteremo comunque insieme al treno, una volta usciti dalle lamiere vi potrete togliere la soddisfazione di dire: “Io ve l’avevo detto, manica di deficienti!

Ben piccola soddisfazione, è vero. Ma meglio di niente. Soprattutto, meglio che essere complici col proprio silenzio.

 

 

 

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Ogm Vs Bio: le sorprese del mais

Attacchi di piralide alle foglie del mais

Attacchi di piralide alle foglie del mais

 

L’opinione dominante attuale vuole gli ogm perniciosi per la salute, per la biodiversità e per l’ambiente in generale. Si reclama quindi l’alternativa Bio. Sicuri sia un affare?

La risposta, come spesso accade su tali argomenti, è no. Per lo meno stando ai numeri. Chiedere la proibizione di mais gm in Europa oppure opporsi alla loro autorizzazione in Italia, può quindi rivelarsi atteggiamento irrazionale e addirittura dannoso. Vediamo i perché analizzando il mais ogm per antonomasia qui in Europa: il MON810.

Il MON810, lanciato da Monsanto quasi vent’anni fa, fu uno dei primi mais resistenti agli attacchi delle larve di lepidottero, quelle che richiedono per lo meno un trattamento all’anno con insetticidi nelle aree ove le popolazioni di questi parassiti siano significative. Per conferire resistenza a tali attacchi venne trasferito al mais un gene prelevato da un batterio presente nel terreno, il Bacillus thuringiensis. Questo gene codifica per una proteina che risulta tossica per le larve di lepidottero, quindi se una pianta coltivata viene arricchita con questo gene acquisisce anch’essa la possibilità di sintetizzare la proteina/tossina trasformandosi a tutti gli effetti in una sorta di maestro di Aikido: non attacca nessuno, ma chi lo attacca fa una brutta fine. Su questo ultimo punto vi sono però posizioni differenti, ritenendo alcuni che il polline dei mais Bt possa invece depositarsi sulla vegetazione spontanea e uccidere le larve di falene e altre farfalle non pericolose per il mais. Lasciamo quindi la parola ai numeri per capire chi ha ragione.

 

Stessa proteina, usi differenti

L’efficacia insetticida delle delta-tossine Bt era conosciuta ben prima che si parlasse di ogm. Esistono infatti da tempo diversi preparati a base di un mix di tossina libera (la cosiddetta “delta-tossina”, appunto), spore di batteri e brodo di coltura, presenti nei vari formulati in proporzioni variabili. Questi vengono perciò utilizzati in agricoltura come insetticidi. Essendo poi basati su un microrganismo, tali insetticidi possono essere utilizzati anche in agricoltura biologica, la quale ne fa ovviamente ampio uso, non potendo in teoria utilizzare insetticidi chimici di sintesi.

Sull’Uomo la tossicità è quasi nulla. Bisogna mangiarne a cucchiaiate per avere un effetto avverso. Ciò perché il nostro apparato digerente è molto diverso da quello di una larva d’insetto. Quest’ultimo presenta l’intestino con pH alcalino, a volte fino a pH 10. Noi abbiamo invece uno stomaco in cui il pH è acido, scendendo sotto il valore di pH 2 durante la digestione. A tali valori il pepsinogeno si trasforma in pepsina, l’enzima che spacchetta le proteine ingerite nei loro componenti principali. La delta-tossina del Bt viene quindi demolita nel nostro stomaco al pari di altre proteine presenti nei cibi di origine vegetale e animale. All’intestino non arriva quindi intera, come avviene negli insetti, risultando perciò innocua. Al contrario, nell’intestino alcalino degli insetti diventa una sorta di groviglio di filo spinato che lede i tessuti e induce nelle larve l’incapacità di nutrirsi. Cosa che le porterà a morire d’inedia nel giro di poche ore o giorni.

A questo punto, esclusi eventuali problemi tossicologici per l’Uomo, sia a carico dell’insetticida, sia a carico degli ogm, proviamo a capire se vi sono differenze in termini ambientali fra i due approcci, ogm e bio, analizzando banalmente le quantità di tossina messe in gioco da ciascuno dei due.

Nei mais Bt, capaci come detto di sintetizzare autonomamente la proteina/tossina, le concentrazioni di questa variano molto in funzione dei tessuti vegetali presi in considerazione. Approssimativamente, mediando diversi studi di campo(1), i contenuti di delta-tossina Cry1Ab presente nel MON810, sarebbero stati misurati intorno agli 8-10 mg/kg di peso fresco nelle foglie, concentrazione che si rivela di fatto efficace nel contenere le larve di piralide, il principale parassita che attacca il mais nei nostri areali. Molto meno nella granella, scendendo le concentrazioni di delta-tossina a valori compresi fra 0,16 e 0,69 mg/kg. Ancor più basse le concentrazioni nel polline, con soli 0,09-0,097 mg/kg. Nel polline vi sono quindi concentrazioni di delta-tossina circa cento volte inferiori a quelle delle foglie, ovvero le parti di pianta attaccate dalla prima generazione di piralide.

Anche stando ai documenti dell’Epa(2), Environmental Protection Agency americana, le concentrazioni di delta-tossina nei pollini sarebbero molto basse. In tre differenti analisi di MON810 (Illinois, Nebraska, Indiana) nel polline sarebbe stata trovata infatti la delta-tossina Cry1Ab in concentrazioni che vanno da zero a un massimo di 0,079 µg/g di peso secco, corrispondenti a 0,079 mg/kg di polline. In linea quindi con i dati riportati dal parere dell’Ispra.

Infine, secondo i dati forniti da LG, un ettaro di mais in fioritura produce circa 250 kg di polline, pari quindi a un massimo di 20-22 milligrammi di delta-tossina Cry1Ab. Più del 90% del polline rimarrebbe peraltro confinato nel campo, mentre si sale praticamente al 98% spingendosi a soli 60 metri dai suoi bordi. Dei venti milligrammi circa di delta-tossina prodotta col polline ne uscirebbero quindi dai campi solo due o tre, pari a 2-3.000 µg (microgrammi = milionesimi di grammo). Di questi, solo 400-500 µg supererebbero la soglia dei 60 metri, diluendosi all’infinito nelle superfici più lontane. Praticamente un nulla.

Ragioniamo ora in termini di depositi di polline/tossina per metro quadro di terreno. Vista l’area interessata dalla deriva del polline, stimabile in diverse migliaia di metri quadri, intorno ai campi di mais si possono depositare al massimo pochi grammi di polline per metro quadro di terreno (4-5 g/m2). E questo solo nei metri quadri a ridosso del campo e ipotizzando che tutto il polline vada in una sola direzione. Cioè il caso limite. Ciò significa che di tossina se ne può riscontrare solo 0,3-0,4 µg/m2, cioè frazioni di milionesimi di grammo per metro quadro di terreno. Una dose del tutto inefficace nel controllo delle larve di lepidotteri. Quindi innocua anche per le specie non bersaglio che si nutrono di piante spontanee.

 

Mais bio: di più o di meno, signò?

Cosa succede invece se coltiviamo mais seguendo protocolli di agricoltura biologica? Non possiamo ovviamente utilizzare ogm, né insetticidi di sintesi. Quindi useremo prodotti a base proprio di Bacillus thuringiensis. Sul mercato ne esistono diversi, tutti riportanti in etichetta la potenza insetticida espressa in UI, ovvero le Unità Internazionali. Un vero ginepraio provare a convertire questa unità di misura in milligrammi. Per fortuna esistono le etichette ministeriali degli insetticidi registrati presso il Ministero della Salute. Fra queste si trovano anche quelle dei prodotti a base Bt, come per esempio quella di Agree, distribuito in Italia da Certis Europe, facente capo alla giapponese Mitsui. Useremo quindi la sua etichetta per fare le debite comparazioni con le quantità di delta-tossina nel polline del MON810.

La potenza insetticida di Agree, dichiarata in etichetta ministeriale, è pari a 25.000 UI/mg di formulato. È tanto o è poco? Risposta impossibile per un non-agronomo. Per fortuna, su 100 grammi di prodotto si evince anche come ve ne siano 50 considerati “sostanza attiva”, suddivisi in tal modo: 3,8 grammi di delta-tossina in forma libera e 46,2 grammi di spore e brodo di coltura. I restanti 50 grammi di prodotto sono invece coformulanti. Sempre scorrendo l’etichetta, si apprende che su mais Agree va applicato a dosi di 1-1,5 kg/ha. Solo di delta-tossina in forma libera ne vengono quindi applicati da 38 a 57 grammi per ettaro. A questi vanno poi aggiunte le spore e il brodo di coltura. In totale, gli agenti attivi distribuiti su un ettaro di mais con un solo trattamento di Agree vanno dai 500 ai 750 grammi. E i fenomeni di deriva, cioè quelli che portano gli aerosol insetticidi anche fuori dai campi, sono presenti pure nei trattamenti fitosanitari, anche a valori superiori al 10% visto per il polline di mais. Di prodotti analoghi ad Agree, peraltro, ve ne sono tanti, anche con potenze fino a 90.000 UI/mg di prodotto. Questi sono applicabili nel mais a dosi di 1-1,2 kg/ha, quindi di poco inferiori a quelle di Agree nonostante la potenza insetticida quasi quadrupla.

Comparando quindi i dati sulla dispersione della delta-tossina tramite polline di mais transgenico o tramite applicazione di un insetticida biologico, si può facilmente intuire che mentre il primo disperde nell’ambiente poche decine di milligrammi di delta-tossina libera, il secondo ne immette alcune decine di grammi. Applicando in campo la dose massima dell’insetticida di cui sopra, solo di tossina libera si immettono infatti nell’ambiente circa tremila volte i quantitativi che vengono liberati con il polline dal MON810 (20 mg contro quasi 60 grammi). Senza parlare delle spore. In tal caso si sale di alcune migliaia di volte.

In altre parole, chi per difendere falene e farfalle strilla contro i mais gm, perorando pure la causa del biologico, altro non fa che chiedere di moltiplicare di tremila volte l’immissione nell’ambiente della medesima tossina che viene stigmatizzata quando presente nel polline transgenico.

Qualsiasi studio vediate, qualsiasi accusa leggiate, ricordatevi quindi questo: anche nella remota ipotesi che quegli studi e quelle accuse fossero credibili, e il più delle volte non lo sono perché svolti in condizioni del tutto irrealistiche, se si passasse dalla coltivazione di mais transgenico a quella di mais biologico non si potrebbe fare altro che moltiplicare come minimo per tremila l’impatto ambientale su lepidotteri e altri organismi non bersaglio. Pensate a quali conseguenze vi sarebbero per esempio in Spagna, ove sono più di 100 mila gli ettari coltivati a MON810. Da una condizione in cui nell’ambiente vengono dispersi annualmente col polline due soli chili di delta-tossina (20 mg x 100 mila ettari), si passerebbe a circa sei tonnellate, alle quali andrebbero aggiunte le decine di tonnellate di spore batteriche contenute nelle oltre cento tonnellate di formulati Bt biologici che servirebbero per contrastare la piralide in sostituzione del transgenico.

A dimostrazione che è proprio vero che le vie dell’inferno sono spesso lastricate di buone intenzioni.

  • Parere Ispra su MON810 del 24 febbraio 2014, in risposta ai pareri favorevoli di Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare.
  • Epa: Cry1Ab and Cry1F Bt Plant-Incorporated Protectants September 2010 Biopesticides Registration Action Document

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Aveva ragione Henry Kissinger?

Bayer e Monsanto: dati e numeri, non solo sulla loro fusione

Bayer e Monsanto: dati e numeri, non solo sulla loro fusione

Chi controlla il cibo controlla i popoli, ammoniva il Segretario di Stato americano. Ora Bayer compra Monsanto per 66 miliardi di dollari e diviene la prima azienda al mondo nel settore delle sementi e dei prodotti per la difesa delle colture. La libertà agroalimentare mondiale è quindi in pericolo?

La risposta è no, ma già circolano su web immagini di demoni dagli occhi infuocati, con la scritta “Da Monsatan a Beelzebayer”. È più forte di loro: le multinazionali sono il Male e tutti noi siamo minacciati da esse. C’è anche chi, come Piernicola Pedicini, Capogruppo in commissione Ambiente, Sanità e Sicurezza alimentare al Parlamento europeo, intravede la possibilità che la nuova realtà sia in grado contemporaneamente di fare ammalare la gente, tramite pesticidi e ogm, per poi curarla con le medicine di Bayer. Si paventa anche un “Leviatano”, mitologica figura mostruosa e gigantesca, da 70 miliardi di euro di fatturato. Invincibile, secondo i Cinque Stelle.

La realtà, come al solito, è ben diversa. Non vi è dubbio che la nuova Bayer, Antitrust permettendo, possa diventare il più grande player mondiale, ma i 70 miliardi di euro sono un sogno agitato dopo una peperonata mangiata fredda. Una cifra del genere la fattura l’intero Gruppo Basf, il più grande colosso della chimica mondiale. Bayer, come gruppo, ne fattura circa 46. Come CropScience “solo” 10,37. Per lo meno leggendo l’annual report 2015 della società. Questi sarebbero per l’82% derivati dai prodotti per la disinfestazione e la difesa delle colture e per il 18% dalle sementi, ogm o meno che siano.

Monsanto, altro annual report 2015, di miliardi di euro ne ha raccolti 13,5. Uno in più di Coop in Italia. Sì, la “Coop sei tu” vende in Italia poco meno di quanto venda Monsanto in tutto il Mondo. Il suo assetto è però all’opposto di quello di Bayer: il 66% circa deriva dalla genetica, ovvero le sementi, il restante terzo del fatturato proviene da glifosate, l’unico agrofarmaco del colosso di St. Louis. Molto sbilanciata, Monsanto. Perché viste le vicissitudini di glifosate a livello europeo e l’ostracismo, sempre europeo, verso gli ogm, la stabilità dell’azienda nel lungo periodo non pare fra le più robuste. Urge quindi un cambiamento. Ci ha provato, Monsanto, a comprarsi lei Syngenta. Ma ha fallito. E la multinazionale svizzera è diventata cinese, acquisita da quella stessa ChemChina, statale, risponde direttamente a Pechino, che due anni fa si è comprata il 60% di Adama, ex-Makhteshim Agan, azienda israeliana numero uno al Mondo per i prodotti off-patent. Cioè quelli scaduti di brevetto ma ancora appetitosi per la creazione di nuove formulazioni e miscele. Ora pare se la voglia rilevare tutto. Nel 2015 si è presa pure il 65% di Pirelli, annunciando subito il ritorno del Marchio anche ne segmento agricolo, settore dismesso da Pirelli una decina di anni fa e rilevato dalla svedese Trelleborg.

Intanto, Dow e Dupont diventavano una cosa sola, creando un grande polo americano per la genetica e la chimica agraria dal potenziale fatturato mondiale di 14,2 miliardi di euro.

Quella di Bayer-Monsanto è quindi la manovra più rumorosa, senz’altro la più appariscente. Non certo la più importante, visto che la Cina sta muovendo passi importanti verso l’agricoltura occidentale, specialmente quella europea. Lo stesso acquisto di Syngenta è arrivato solo dopo che il Governo cinese aveva annunciato di voler investire molto di più in biotecnologie e ogm. La Cina vuole cioè coltivarseli in proprio anziché importarli da Brasile e Argentina. Syngenta non è la numero uno al Mondo per vendite di sementi, visto che stalla sui 2,5 miliardi di euro contro i nove di Monsanto. Però ha il know-how, le strutture, i cervelli e le genetiche tutte lì, a disposizione. E a Pechino poco ne cala che sul Pianeta non sia in testa alle vendite, perché è appunto al mercato interno che sta puntando. Non a caso, sono diverse le università cinesi che hanno già messo a punto nuovi ibridi geneticamente modificati, pronti a essere coltivati in campo. Laggiù, nel Celeste Impero, le istanze allarmiste e farlocche non pare abbiano presa, a differenza dell’Europa. Un’Europa che ha fatto arricchire la Cina comprando i suoi prodotti a basso prezzo e che ora si vede assediata dal colosso asiatico e dal suo cambio di marcia. Da un assalto meramente commerciale, basato su scarpe a 10 € al mercatino rionale, ora la Cina ci sta aggredendo sul piano industriale ed economico. E i mezzi finanziari per farlo glieli abbiamo dati noi.

Forse sarebbe di questo che il popolo dovrebbe quindi preoccuparsi. Bayer, se l’acquisizione si concluderà senza intoppi, diverrà un importante riferimento commerciale e tecnologico, altamente bilanciato. Avrà infatti un catalogo di agrofarmaci spesso come un elenco telefonico e amplierà il proprio portfolio di sementi e genetiche, biotech e non. Anche il rapporto fra semi e chimica si equilibrerà molto, visto che sarà quasi fifty-fifty. E chissà che non sia proprio grazie alla nuova Bayer che l’avanzata della Cina in Occidente venga rallentata e, forse, fermata. Vedere solo il male nelle cose, non è infatti un buon approccio mentale. Così come non lo è vedere solo il bene.

Con Henry Kissinger abbiamo aperto, con Henry Kissinger è bene chiudere. Prima di illudervi che le sue parole fossero una mannaia su operazioni come quella di Bayer-Monsanto, ricordatevi che Kissinger fu politico statunitense, di origine ebraica tedesca, membro del partito Repubblicano. Un liberista, un Ebreo, per giunta tedesco. Per di più Repubblicano. Eppure le sue parole sono state a lungo adoperate a vanvera da chi sputacchia veleni sul Partito repubblicano, sui complotti globali giudaico-capitalisti e sulle politiche industriali liberiste e su quelle economiche tedesche.

Trovare gli annual report non è difficile, visto che siete pratici del web. Scaricatevi quello delle multinazionali di cui sopra, quelli del 2015, e poi leggeteveli. Ma leggetevi anche quelli della succitata Coop, di Auchan e di Carrefour. La prima, come detto, fattura in Italia 12,5 miliardi di euro, uno solo in meno di Monsanto a livello planetario. Auchan vende in Europa per 54,2 miliardi di euro, cioè più del doppio di quanto assommino i fatturati di Bayer e Monsanto.

Infine Carrefour: 77 i miliardi di euro raccolti nel 2015. Il 10% in più di Basf, colosso numero uno mondiale della chimica. Notizia fresca fresca: Bernardo Caprotti, patròn di Esselunga, lascia. A 91 anni molla la sua creatura e la mette in vendita. Carrefour è in pole position, visto che già nel 2004 ci aveva provato, senza successo. Oggi potrebbe rifarsi avanti e accaparrarsi i 7,3 miliardi di euro fatti registrare nel 2015 da Esselunga. Ciò la porterebbe a superare la soglia degli 84 miliardi di euro, operando solo in Europa. Una cifra che è una volta e mezza le vendite globali di agrofarmaci. La sola Carrefour venderebbe cioè molto di più di tutte le multinazionali della chimica agraria messe insieme. E vende cibo. Parla ai consumatori. Ne indirizza le scelte e le preferenze. Gli agricoltori contano poco o nulla nelle filiere agroalimentari, raccogliendo solo le briciole dei prezzi alla vendita della loro ortofrutta. Sono cioè l’ultima ruota del carro, la Cenerentola che vive di avanzi. E se conta così poco l’agricoltura sui banconi dei supermercati, sulle scelte alimentari della gente, sui commerci globali di cibo e di materie prime, cosa volete che contino i fornitori dell’agricoltura, ovvero le multinazionali del seme, della chimica e delle macchine agricole?

Bravi: una cippa quadra.

Henry Kissinger aveva quindi ragione. Solo che i governatori del cibo, i padroni dei popoli, forse sono altri…

 

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Le responsabilità degli irresponsabili

Sempre più frequenti gli atti eco-terroristici

Sempre più frequenti gli atti eco-terroristici

Si moltiplicano insulti, minacce e atti terroristici ai danni di chi produca o sostenga chimica agraria e biotecnologie. La follia è di pochi, tante invece le responsabilità, dirette e indirette

Ogni cosa per crescere va prima seminata, poi nutrita e infine irrigata. Solo così si possono ottenere i risultati sperati. Ciò vale in agricoltura, ma può valere anche contro di essa. I continui attacchi mediatici a chimica e biotecnologie stanno infatti ottenendo due effetti molto differenti fra loro, ma intimamente interconnessi. Il primo si sviluppa a livello politico e sociale, mostrando come sintomi tangibili le prese di posizione abolizioniste – tendenti a volte al forcaiolo nei toni – assunte da interi schieramenti parlamentari e pure da alcuni Ministri italiani. Perfino da quelli che, come Maurizio Martina, dovrebbero guardare a chimica e genetica agraria con occhi prettamente scientifici, avulsi cioè da opportunismi elettoral populisti. Il secondo effetto, fattosi ancor più bullo grazie al primo, mostra un crescendo di comportamenti folli e delinquenziali, quasi trovasse legittimazione proprio nel clima inquisitorio e perennemente allarmista che asfissia una gran parte delle tecnologie agrarie.

Ultimo della serie, un uomo di 36 anni, Noel Cruz Torres, ha fatto irruzione nella sede Pioneer Hi-Bred di Salinas, a Puerto Rico, lanciando bombe molotov fino a che la polizia non lo ha steso con i taser. Non prima di aver steso lui un lenzuolo con la scritta  “Alzati Boricua è il tempo di difendere il nostro Paese. Viva Puerto Rico libero!“. Un pazzo, si dirà. E in effetti ci sta. Ma le vere domande sono: perché se l’è presa con Pioneer per sfogare i propri disagi? Cosa è scattato nel cervello di Noel Cruz Torres perché si sia alzato, abbia preparato delle molotov e abbia immolato la propria libertà pur di attaccare la multinazionale americana?

Le risposte potrebbero essere molteplici. Di certo, non è stato un embolo improvviso, scaturito per caso mangiando nachos di mais transgenico. Gesti come il suo hanno origini lontane, nascono da minuscoli semi i quali, adeguatamente coltivati, divengono terrorismo. E così, come gli attentatori filo-Isis di Parigi e Bruxelles non sono certo nati dal nulla, bensì da un substrato di odio continuamente fomentato da spregiudicati ideologi, Noel Cruz Torres è nato anch’egli in un maleodorante humus intriso d’odio. Un terreno fertile, questo, reso sapientemente incandescente da altri ideologi, da altri scaltri manipolatori, ovvero dagli Imam delle nuove religioni: quelle ecologiste, animaliste e salutiste.

Quanto ha infatti contato nel gesto di Noel, domando, il continuo bombardamento anti-chimica e anti-biotech che infesta media e social network? Di quanti gradi sono saliti i gradi nel suo cervello grazie ai mantra ossessivi contro le multinazionali padrone del Mondo, affamatrici di poveri, distruttrici di ambiente e salute?

Impossibile stimarlo con precisione, ma sicuramente è possibile attribuire una bella fetta di responsabilità a tutti coloro che fanno attivismo compulsivo, creando allarmi anche dove non ci sono, gettando continuamente benzina sul fuoco, magari infarcendo i propri argomentari con pannocchie iniettate di liquidi colorati o di maschere anti gas indossate per mangiare una mela. Oppure creando vere e proprie bufale, come quella degli olivi ogm del Salento e del glifosate come causa delle morie di ulivi. Senza dimenticare le accuse a piriproxifen, un insetticida, di essere responsabile della microcefalia in Brasile, una patologia causata invece da un virus trasmesso dalle zanzare. Dulcis in fundo, tumori e altri malacci sbattuti là un po’ dovunque, ovviamente, se no il popolino rischia di non ascoltarli più i Cavalieri dell’Apocalisse incipiente. Un’Apocalisse che mai si verifica, ovviamente, per lo meno analizzando gli ultimi duemila anni della storia dell’Umanità.

Se oggi quella povera anima di Noel Cruz Torres viene sdoganato semplicisticamente come pazzo isolato, come sempre accade in tali situazioni, come vanno catalogati i cosiddetti “antagonisti” che hanno messo due volte nel mirino l’Efsa di Parma? La prima invadendone la sede al fine di intimidire l’Agenzia in tema di ogm, sui quali essa ha sempre espresso pareri scientifici favorevoli. La seconda inviando una bomba camuffata da lettera, guarda caso nel bel mezzo della diatriba fra Iarc ed Efsa su glifosate. Perché se non dici ciò che gli ambientalisti vogliono, nel migliore dei casi vieni criticato aspramente, nel peggiore ti becchi una bomba.

Ben lo sanno le quattro vittime di analoghe missive esplosive che nel 2015 vennero inviate ad altrettanti membri della Alianza Protransgénicos, un’associazione messicana di tecnici, professori universitari e agronomi che sostengono gli ogm. Al grido “O l’Umanità ferma Monsanto, o Monsanto fermerà l’Umanità” gli sono state spedite quindi bombe. Così imparano a dire che gli ogm non sono il Male Assoluto, come viene pervicacemente rimbalzato dalle lobby  ambientaliste nonostante le 15 mila pubblicazioni scientifiche che le smentiscono.

Ma poi, suvvia, al di là del deprecabile gesto da minorati mentali e morali di mandare ordigni a padri di famiglia, davvero credete che il Male sia Monsanto? Una multinazionale che fattura a livello globale quanto incassa Coop in Italia? Se proprio volete fare gli eco-terroristi, almeno documentatevi prima sugli ordini di grandezza dei mulini a vento che nel vostro delirio avete deciso di attaccare.

Non ha invece ricevuto bombe Kevin Folta, ma “solo” minacce di aggressioni e di morte. Folta è professore del Dipartimento di Scienze Orticole dell’Università della Florida ed è stato “fortunello”, perché fatto oggetto solo di mail-bombing, stalking, insulti, minacce, per la sua attività divulgativa a favore delle tecnologie agrarie, sia chimiche, sia genetiche. In particolare, Folta è stato messo al centro del mirino dal cosiddetto “Food Babe Army,” uno sparuto ma esaltato esercito composto dai seguaci di Vani Hari, ovvero la Regina americana delle pseudoscience sul cibo. Food Babe, questo il nickname di Vani Hari, è anche maestra del cosiddetto “fear mongering“, cioè la tattica che usa la paura per fomentare odio verso qualcosa, oppure per orientare le scelte del popolo. Al suo confronto, Vandana Shiva è l’amministratore delegato di Syngenta. Come reazione, Folta ha dovuto sospendere le proprie attività di divulgazione “anti-cazzari”, salvo poi tornare, smaltita la paura per sé e per la famiglia.

Analoga sorte è toccata a Jay Cullen, professore presso l’Università della British Columbia. Anch’egli costretto dalle minacce di morte a sospendere la propria attività come divulgatore anti-ecoterroristi. La sua colpa? Aver dimostrato che lungo le coste degli Stati Uniti non vi era traccia delle millantate radiazioni fuoriuscite dalla centrale di Fukushima. Gli ambientalisti stavano infatti terrorizzando da mesi la popolazione nordamericana con bieche falsità inventate di sana pianta. Zero. Non c’erano, le radiazioni. Cullen lo ha misurato e pubblicato ed ha per questo ricevuto minacce di morte, per sé e famiglia. Perché gli eco-terroristi son fatti così: se dimostri coi fatti che sono dei farabutti, dei disonesti, degli ignoranti, dei disadattati sociali e mentali, rispondono con le minacce, anche di morte.

Orbene, care lobby ecologiste che amate presentarvi come la “faccia pulita del Pianeta“, i buoni che combattono il Male: come li definite i soggetti di cui sopra? Sono forse “compagni che sbagliano“, come vennero definiti i Brigatisti Rossi da parte di quel Comunismo parlamentare in cui essi affondavano le proprie radici culturali?

Oppure vi sentite del tutto separati da ciò che fanno e dicono, tanto da non riconoscere più nemmeno le suddette radici comuni su cui le vostre azioni, per quanto distinte, si fondano?

Se ancora non ve lo aveva detto nessuno, ve lo dico io ora: i cervelli dei soggetti di cui sopra sono sì bacati, su questo non ci piove. Ma il virus che anche per tale ragione vi si è installato con facilità ha il medesimo dna di molti vostri attivisti. O magari anche dirigenti, perché no? Gente che forse le bombe non è abbastanza folle per metterle, ma che tutto sommato gongola quando viene a sapere che qualcuno, quelle bombe, pur le ha messe.

Non pensiate quindi di essere intangibili da qualsiasi polemica in tal senso. Perché personalmente non vedo grandi differenze fra un matto che si mette nei guai tirando molotov alla Pioneer e degli attivisti di Greenpeace che calpestano il Colibrì di Nazca, patrimonio dell’Umanità, solo per stendere uno dei soliti striscioni anti-qualcosa.

La musica è la stessa, non ci provate neanche a dire che non è così. Semplicemente, è solo il volume con cui viene suonata ad essere più alto o più basso a seconda dei casi. Ecco perché definirvi non violenti per scavare fossati identitari fra voi e loro, ai miei occhi appare come mettersi il deodorante invece di lavarsi.

Pensate a questo, la prossima volta che sarete tentati di fomentare ulteriore allarmismo gratuito, facendo magari altre “inchieste” sul glifosate nella birra o negli assorbenti intimi. Oppure generando paure sui residui di agrofarmaci nelle mele, sebbene questi fossero tutti regolari per Legge. Perché la gente, là fuori, si spaventa. Ovvio che ciò lo sapete benissimo, come pure sapete altrettanto bene che tale paura viene comoda alle vostre istanze. Ma siamo onesti: non è comportamento condivisibile, né scientificamente, né socialmente, né mediaticamente, né politicamente.

Diventate finalmente adulti e responsabili, perché è l’ora che la finiate di ficcare continuamente delle mine sotto i pilastri della Civiltà Occidentale, anche quando tali mine non abbiano alcun senso e motivazione reale. Perché non esiste auto promozione associazionista che valga l’impaludamento del progresso, né tanto meno l’incolumità di brave persone.

E, magari, ora scrivetegli due righe a quel povero mentecatto di Noel Cruz Torres. Per scusarvi se per caso ha male interpretato le vostre istanze, come pure per spiegargli che la lotta a favore dell’ambiente non si fa con le molotov. Lui forse non capirà, perso nei suoi deliri scritti sui lenzuoli, ma sarebbe comunque un segnale simbolico di alto valore in un Mondo sempre più in balia di gente come Vani Hari & soci. Soci dai quali non potete più esimervi dal prendere distanze materialmente misurabili, invece di chiudervi in silenzi assordanti in occasione di tali misfatti, o di limitarvi a qualche commento circostanziale di condanna che suona più come il risultato di un compositore automatico di testi, anziché di sentimenti autentici.

 

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Sante carestie

Tanti cialtroni a sparlare di agricoltura su internet, ma pochi nei campi a produrre cibo

Tanti cialtroni a sparlare di agricoltura su internet, ma pochi nei campi a produrre cibo

Si moltiplicano le mozioni contro varie forme di tecnologia, dal referendum contro le piattaforme metanifere dell’Adriatico a quello anti-pesticidi di Malles in Alto Adige. Il tutto mentre i ministri italiani, con le loro posizioni populistiche, assecondano ogni tipo di demagogia schierandosi oggi contro gli Ogm, domani contro i pesticidi, dopodomani chissà. L’esercito degli ipocondriaci intanto s’ingrossa, chiedendo al contempo il bando degli idrocarburi ma impedendo coi propri comitati del No anche la realizzazione di parchi eolici. Oppure tuonando contro le importazioni dall’estero di derrate alimentari, ma reclamando al contempo la proibizione nel Belpaese di concimi e agrofarmaci, cioè i mezzi tecnici alla base della produttività nostrana. Forse, più che tante parole e spiegazioni potrebbe un carestia…

È inutile parlare al muro. Infatti io ci rinuncio presto. Per quanto dare dell’imbecille a un imbecille possa offrire grandi soddisfazioni sul piano umano, queste sono però limitate nel tempo. Inoltre, sfogarsi col mentecatto di turno non cambia certo gli scenari plumbei in cui l’Italia agroalimentare ed energetica si muove.

Per esempio, il 17 aprile si dovrebbe votare (io non andrò per motivi strategici), contro il rinnovo delle concessioni alle piattaforme che in Adriatico estraggono metano entro il limite delle 12 miglia dalla costa. Trattasi di circa 22 chilometri, mica bruscolini. In più non si parla di nuove trivelle, già proibite da tempo, bensì di vecchie piattaforme attive ormai da molti anni senza che alcun disastro o armageddon sia mai avvenuto.

Disonestamente, questo è stato fatto passare come un referendum contro le trivelle e contro il petrolio, come pure a favore dell’ambiente e delle energie rinnovabili. Spregiudicati e bugiardi i lestofanti che hanno diffuso tali falsità (basta leggere il quesito referendario per capire l’inganno), ma babbei quelli che ci sono cascati, moltiplicando magari su web la disinformazione messa in giro dai soliti ambientalisti improvvisati. Peccato che solo pochi anni fa siano stati bocciati ben cinque progetti di parchi eolici off-shore, da costruirsi fra le 3 e le 5 miglia marine dalle coste delle nostre regioni meridionali. I motivi? Più o meno gli stessi dei No-Triv: l’ambiente, il paesaggio, la tradizione locale, la cultura… Una schizofrenia che da tempo caratterizza i movimenti pseudo-ecologisti italiani. Sempre quelli, per intendersi, che non vogliono l’olio tunisino, ma se gli parli di olivicoltura intensiva per compensare le carenze italiane ti accusano di essere un servo delle multinazionali.

Difficile che tali mentecatti riescano a capire che è anche per colpa loro se in meno di 25 anni siamo passati dal 93% di autosufficienza alimentare a circa il 77-78%. E a livello di energia siamo messi ancora peggio, dipendendo sempre più dall’estero anche per questa. I perché di tali ribassi, purtroppo, non sono alla loro portata, troppo presi come sono a frequentare blog delinquenziali e siti para-biologici. Tanto vale allora sognare un Mondo diverso, un Mondo ove a mettere le cose a posto sia un evento inaspettato: perché, come dicevano gli antichi, gli Dei ci puniscono esaudendo i nostri desideri…

Pensate quindi cosa succederebbe se costruissimo un muro alto alto. Non per tenere fuori gli immigrati, come vorrebbero altri tipi di mentecatti dai languori barricaderi, bensì per tenere dentro gli Italiani.

Dopo averli isolati per bene, come si fa coi tonni prima della mattanza, abolire ogni pesticida, ogni fertilizzante, ogni genetica agraria brevettata dalle odiate multinazionali (dell’energia, se volete, se ne parlerà un’altra volta). E godersi poi lo sgomento nei loro volti di fronte ai banconi semi-vuoti dei supermercati, realizzando che quei limoni sudafricani non erano lì per caso, ma perché a luglio di limoni italiani non ce ne sono proprio. E la stessa cosa dicasi per le pere a maggio e per ogni altro tipo di ortofrutta stagionale che da noi è disponibile solo per una ristretta finestra temporale.

In più, vedrebbero diradarsi anche quei prodotti che in Italia raccogliamo in contemporanea a Spagna e Grecia. Questo perché se esporti e consumi il doppio dell’olio che produci, tanto per dirne una, poi da qualche altro Paese lo devi pur importare, con buona pace dei ciarlatani che blaterano di protezionismo di un Made in Italy che di fatto non c’è o che, anche quando c’è, è ben lungi dal soddisfare pienamente la domanda interna ed estera.

Importiamo un terzo del grano per fare la pasta, un terzo dei maiali con cui facciamo bistecche e salumi, e poi latte, mais, soia, riso, zucchero, frutta e verdura. Perché? Perché a suon di erodere terreni agricoli per fare spazio alle vostre case, maledetti cittadini, ci è rimasta la metà delle superfici in nostro possesso solo un secolo fa. Siete poi quasi raddoppiati di numero, passando dai 38 milioni di inizio 900 ai 60 milioni odierni. Per giunta, vi siete concentrati nelle città, lasciando a meno del 3% degli Italiani l’ingrato compito di coltivare la poca terra rimasta, nel disperato tentativo di dare da mangiare a tutti voi per 365 giorni all’anno. Ed è anche per colpa delle vostre ipocondrie su genetica e chimica se gli agricoltori vedono calare le proprie produzioni all’ettaro, le lacune delle quali altro non fanno che aprire spazi per ulteriori importazioni dall’estero. Una giostra perversa dalla quale pare non esservi via d’uscita.

Ora però, grazie a quel muro alto alto e ai bandi dell’odiata chimica, sareste felici: nulla potrebbe più arrivare in Italia dai Paesi stranieri. Nessuna molecola chimica brutta e cattiva potrebbe essere impiegata a protezione delle colture. Perfino i semi non sarebbero più di proprietà delle multinazionali, bensì sarebbero ricavati dalle antiche varietà locali di grano, quelle per intenderci che producono un quinto di quelle moderne. Un quinto se diserbate e trattate con fungicidi. Un decimo se abbandonate a se stesse nell’illusione che la Natura magnanima salvi i raccolti e, di conseguenza, le nostre vite.

Senza più importazioni e senza più chimica e genetica agraria, nell’arco di pochi mesi l’Italia affronterebbe la più spaventosa carestia della propria storia. Con una quantità di cibo a disposizione che non supererebbe un quarto del necessario. Si vedrebbero quindi battute di caccia alla nutria, oppure gente contendersi a sassate qualche radice di campo, perché dopo aver fatto sparire cani e gatti qualcosa da mettere sotto i denti dei propri figli bisogna pur trovarlo. Al termine dell’esperimento di 60 milioni di Italiani ne sarebbero sopravvissuti forse 15. E neanche tanto in salute, direi.

Anche perché sul muro alto alto monterei saggiamente delle mitragliatrici azionate da fotocellule automatiche. Così almeno l’esperimento potrebbe svolgersi nel pieno rispetto del metodo scientifico, senza defezioni capaci di alterare l’analisi statistica.

Pensate che quanto sopra sia solo una fantasia un po’ burlona e autoironica? Uno sfogo di un professionista, di un tecnico, stufo di leggere cretinate sul web? Uno scenario impossibile a verificarsi? No no, cari miei. Quello che ho appena descritto è già successo e sta continuando a succedere proprio ora. Non qui, nell’opulenta e autolesionista Italia, ma in un Paese che di tali sorti ne avrebbe fatto volentieri a meno: la Siria. Là non ci sono ecologisti a premere perché si aboliscano ogm, fertilizzanti e pesticidi. Là non sono gli attivisti di qualche movimento para-eco-sinistrorso a impedire la semina di genetiche evolute, moderne e brevettate. Là c’è stata una cosa che si chiama guerra. E quella mette a posto tutti.

Abdulsalam Hajhamed, direttore del Ministero dell’Agricoltura siriano, lo ha testimoniato a Bari, a dicembre 2015. Nel martoriato Paese mediorientale non arrivano più agrofarmaci, né fertilizzanti, né sementi certificate. Gli agricoltori, quindi, seminano ciò che gli è avanzato dall’anno prima. Sempre che gliene avanzi, ovviamente. E i risultati non sono certo eclatanti. Solo le Ruggini, malattie fungine del grano, causano perdite fino al 50% delle produzioni. A queste si sommano quelle dovute a insetti e malerbe. In totale, in Siria le rese per ettaro sono divenute un decimo di quelle di pochi anni fa. Non meglio se la cavano gli olivicoltori. Prima del conflitto la Siria esportava 25 mila tonnellate di olio. Oggi zero. Il poco olio che si riesce a produrre se lo godono i ricchi, gli Assad. Non certo il popolo. Questo perché fra malattie fungine e insetti gli olivi non producono più nulla e gli agricoltori, disperati, usano il loro legno per scaldarsi. I tanto vituperati agronomi, quelli come me, o sono morti o sono fuggiti all’estero, insieme a quella fiumana di esseri affamati senza più casa, distrutta dalle bombe, ma senza nemmeno cibo, falcidiato proprio dall’assenza dei mezzi tecnici necessari a produrne.
Le parole di Abdulsalam Hajhamed, quel giorno, fecero accapponare la pelle all’intero auditorium. Perché spiegavano molto bene le ragioni per cui oggi i Siriani sono disposti a partire all’avventura verso l’ignoto, a scavalcare reticolati di filo spinato, ad essere presi a randellate da poliziotti e militari simil-nazistoidi. Perché se sai che morirai o di bombe o di fame, ti metti in marcia e non guardi più indietro.

Ecco cosa merita questa Italia degli stolti referendum, l’Italia dei mille comitati del No, delle mozioni contro questo e contro quello. Merita di cadere in disgrazia, di sperimentare sulla propria pelle la miseria, la fame, la disperazione, la morte. Forse, dopo un annetto di tale lezione di vita, quelli come me potrebbero finalmente ricominciare a fare il proprio lavoro senza più zavorre attaccate alla borsa dei coglioni. Ricominciare a produrre, ricominciare a crescere, anziché sprofondare nei sonni fatali di una minoranza di storditi che pensano che un pannello solare e un pomodoro bio salveranno il Paese prima e il Mondo poi.

Le cascate sono là, proprio davanti a noi. Che il timone venga quindi levato in fretta dalle mani improvvide che stanno facendo puntare con decisione verso di esse. E che venga restituito a chi sa cosa fare. E lo sa fare anche bene.

Nel frattempo voi, beceri frequentatori di social, ottusi e mediocri leoni da tastiera, giganteschi buchi neri di ignoranza, prepotenza e presunzione, andatevene poco signorilmente a prendervelo là dove non batte il Sole. State segando il ramo ove tutti noi siamo seduti e quando la maggioranza del popolo finalmente lo capirà, spero che per voi inizino giorni pensierosi.

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Come ti distruggo i mangimi Ogm. Ma anche no

Forse falsificate le prove atte a dimostrare la pericolosità dei mangimi contenenti Ogm. La Federico II di Napoli al centro di un caso spinoso sollevato dalla Senatrice Elena Cattaneo

 

Gli ogm sono alla base della zootecnia moderna. E non fanno male...

Gli ogm sono alla base della zootecnia moderna. E per quanto ci provino a dimostrare il contrario, non fanno male…

Si chiama Federico Infascelli ed è docente ordinario di nutrizione e alimentazione animale presso il dipartimento di Veterinaria dell’Università Federico II di Napoli. In pochi lo conoscevano fino a oggi al di fuori del suo settore di docenza. Fino a oggi, appunto. Perché ora è balzato agli onori, o ai disonori, della cronaca a seguito di un’accusa molto grave, quella di aver taroccato i risultati e perfino le immagini non solo dell’ultima sua ricerca, ma anche di altre pubblicate in passato (leggi l’articolo).
Se così fosse sarebbe davvero un fatto gravissimo, sotto ogni punto di vista: umano, professionale, sociale, mediatico e fors’anche giudiziario.

Il condizionale, ovviamente, è e resterà d’obbligo fino a che tutte le inchieste in tal senso non saranno debitamente concluse. Fino ad allora, come si suol dire, vige la presunzione d’innocenza, per quanta fatica si possa fare ad assicurarla all’inquisito. Un’eventualità, questa, che nel caso in oggetto preme fortemente nel petto.

A dare la stura allo scandalo, infatti, non è il primo che passa per strada, bensì la Senatrice Elena Cattaneo, ricercatrice prestata alla politica da quando è stata nominata a vita dall’ex-presidente Giorgio napolitano. Inoltre, le pesanti accuse a Infascelli pare al momento siano state confermate anche dalla commissione d’indagine appositamente nominata da Gaetano Manfredi, Rettore dell’ateneo napoletano.

La ricerca “incriminata”, per come l’avrebbe individuata la Senatrice e soppesata il Rettore, verterebbe sulla pericolosità per gli animali da allevamento dei mangimi contenenti ogm. Un filone di ricerca che ogni tanto si affianca a quello delle “dimostrazioni” di pericolosità degli ogm anche su salute umana e ambiente. Ricerche sulle quali, a questo punto, non sarebbe forse male indagare più a fondo circa i dati originali e le modalità di esecuzione scelte dai ricercatori sedicenti “indipendenti” che da anni lavorano alacremente, spesso a senso unico, per dimostrare ciò che ancora rimane indimostrato. E cioè che gli ogm siano davvero i mostri che l’ambientalismo più aggressivo ha sempre descritto, terrorizzando l’opinione pubblica.

In ogni caso, false o vere che siano le sue ricerche, è bene chiarire che l’opera di Infascelli e del suo staff si infrangerebbe comunque contro il ciclopico lavoro chiamato “100 billions study“, ovvero l’insieme di ricerche che avrebbe dimostrato come nell’arco di 18 anni, e analizzando cento miliardi di animali d’allevamento, non vi sarebbe alcuna differenza nella salute e nella produttività, sia che essi vengano alimentati con ogm oppure no. In altre parole, asserire che gli ogm non fanno male agli animali d’allevamento non è più da un pezzo un’opinione: è ormai un fatto consolidato. Anzi, sono 100 miliardi di fatti consolidati.

Ed è forse proprio per tali motivi che quando i laboratori non danno le risposte che si desiderano, si può sempre cedere alla tentazione di far dire loro ciò che più vorremmo, in barba alla trasparenza e all’onestà scientifica e intellettuale. Una tentazione cui, a quanto pare, potrebbe aver ceduto il pool di ricercatori partenopei.

Ora l’inchiesta proseguirà sul piano scientifico prima e, si spera, anche amministrativo e giudiziario poi, nel caso quella scientifica dovesse calare la mannaia sul Professore e sui suoi lavori. E pare non sia in ambascia solo Infascelli col suo team, ma anche il direttore di dipartimento, Luigi Zicarelli, il quale sarebbe stato contattato per primo da Elena Cattaneo, ma pare abbia ignorato la segnalazione.
Intanto, la ricerca “bollente” sarebbe stata ritirata dalla rivista che l’aveva pubblicata, ovvero “Animal”. E forse potrebbero subire lo stesso destino diverse delle ricerche prodotte negli anni dal gruppo partenopeo.

Probabilmente la notizia non sarà piaciuta nemmeno a Slow Food e a Elena Fattori, anch’essa Senatrice, ma a cinque stelle. Infatti, Infascelli aveva in passato trovato spazio e ospitalità sia in convegni organizzati dalla Senatrice pentastellata, da sempre avversa agli ogm, sia presso l’associazione della Chiocciolina, anch’essa tutt’altro che innamorata del biotech. Soprattutto Slow Food avrebbe preso a riferimento Infascelli a più riprese, a quanto pare, fin dai tempi dell’affaire Gilles Séralini. Altra ricerca che finì sommersa dai fischi della Comunità scientifica internazionale. Se oggi quindi fischiassero loro le orecchie, andrebbe considerata cosa del tutto normale.

Fatto quindi salvo, come detto dianzi, che fino alla conclusione del caso si deve usare il condizionale, si deve però convenire che la prossima volta che qualche furbastro cercherà di zittire le controparti citando i frusti “conflitti d’interessi”, gli si potrà comunque rispondere che a volte vi possono essere conflitti ideologici, etici e magari pure psicologici, che sono molto, ma molto peggio di quelli economici.

 

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Monumento all’articolo ignoto

Giornalismo è stampare ciò che altri non vorrebbero stampato. Tutto il resto si chiama pubbliche relazioni” (George Orwell)

Giornalismo è stampare ciò che altri non vorrebbero stampato. Tutto il resto si chiama pubbliche relazioni” (George Orwell)

 

Fare il giornalista implica l’accettazione degli attacchi ai propri argomenti o alla propria persona. Quando però l’attacco è talmente generico da non capire nemmeno a quale articolo fra i tuoi esso si possa rivolgere, allora realizzi che l’evento in sé merita a sua volta un articolo

 

Dalla redazione di un giornale per cui scrivo ricevo la seguente mail di protesta. Dal momento che l’attacco è personale, lo pubblico nel mio blog, altrettanto personale.

La responsabile della redazione è infatti persona buona, intelligente e sensibile. Non mi va di metterla in imbarazzo con la mia risposta.

Egregio Signore, il Suo articolo lo trovo fazioso e privo di contenuto divulgativo. Dipinge chi si batte contro i FITOSANITARI, come dei poverelli chiamati a fare qualche comparsa in un film tragicomico del neorealismo. Invece no! Non è così. Si informi bene. Siamo persone serie e informate, e la laurea non ce la mettiamo in tasca, ma continuiamo a studiare e a fare ricerca. Gli interessi delle aziende private li facciamo anche noi, ma nel rispetto dell’ambiente, che amiamo e vogliamo preservare”. [segue firma, ovviamente omissis in questa sede]

Letto e riletto più volte, non riesco proprio a capire a quale pezzo fra i miei esso si rivolga. Perché di pezzi sul tema dei “pesticidi kattivoni” ne scrivo parecchi, purtroppo. Dico purtroppo perché le mie sono solo doverose risposte all’infinita sequenza di allarmi ingiustificati, se non addirittura di attacchi sguaiati, su di un settore che sta alla base dei tre pasti al giorno di cui il Mondo Occidentale gode. Un settore, quello degli agrofarmaci, senza il quale tanti cittadini radical chic e new-age sperimenterebbe (finalmente) cosa vuol dire una carestia, non sapendo più come coniugare un pranzo con la cena dopo esser tornati dalla lezione di yoga o di zumba.

Sono forse profumi idilliaci, gli agrofarmaci? No, sono molecole con un loro profilo tossicologico e ambientale da tener da conto e da utilizzare quindi con saggezza e competenza, accettando però che esse si ritrovino poi nell’ambiente esattamente come accettiamo che ci si ritrovi la CO2 emessa dalle nostre automobili (anche di quelle dei summenzionati radical chic new-age), quando consumiamo combustibili fossili per stare dietro a una vita che ci obbliga ormai a spostamenti non più sostenibili con i calessi tirati da cavalli. Magari ora si sta cercando di ridurle, quelle emissioni. E nei campi coltivati pensate forse non si stia facendo altrettanto, obbligando gli agricoltori a fare veri e propri salti mortali per portare a buon termine i raccolti? No, così, tantopeddì…

Se però combatti contro la disinformazione allarmista – e cerchi di ricondurre la questione sul piano della razionalità e dei numeri – il risultato è quello di esser bollato come fazioso, privo di contenuti (quali se non me li dici?) e ovviamente bisognoso di andarsi a informare. Perché nonostante tu ti occupi di questo settore da trent’anni, t’informi, impari e mediti da trent’anni, sono quelli che tu critichi, loro si, a presentarsi come seri, laureati e informati. E disinteressati per giunta: loro si, anche se lavorano per aziende private. Io invece sarei quindi interessato? Siamo cioè al solito “ki ti paga?”. Non approfondiamo, che è meglio.

Quindi, in osservanza di quanto sopra, non devi parlarne come di una colossale marea di pirla, come invece sembreresti uso fare. Strano, perché di solito se uno non è pirla mica si offende se un altro tratta da pirla un pirla. Misteri della psicologia umana…

Su lauree e titoli avrei molto da discutere, perché conosco persone laureate come me che però meriterebbero vedersi la propria laurea stracciata in infiniti coriandoli, come per esempio i medici antivaccinisti, oppure gli agronomi che illudono la gente che si possa fare agricoltura spruzzando qualche estratto di rosmarino sulle piante coltivate. Sulla serietà andrebbe parimenti aperto un ampio dibattito, perché per me serietà è rimanere attaccati alla realtà oggettiva dei fatti, descritti da numeri solidi e verificabili. Numeri ovviamente che per discuterne seriamente (appunto) bisogna essere prima in grado di interpretarli in modo corretto, anziché guardarli attraverso le lenti di una qualche ideologia.

Ma torniamo all’articolo ignoto.

Quando non si riesce a capire un’acca leggendo l’attacco che ti viene mosso, la cosa è molto semplice: non si sta criticando un tuo articolo nel metodo e nel merito, come dovrebbe fare chiunque sia abbastanza preparato e informato per farlo, bensì si sta attaccando la tua persona e il tuo modo di scrivere. E questo è fatto che mi capita spesso, perché gli attacchi argomentati che ho ricevuto in vita mia li conto sulle dita di una mano. Per giunta, ognuno dei miei detrattori ha fatto la fine dei famosi pifferi di montagna, perché se si vuole contrapporre un argomento a un altro, si deve prima verificare che il proprio di argomento sia vincente e non terribilmente gracile fin nelle proprie fondamenta.

Non basta infatti amare l’ambiente e volerlo proteggere, sentimenti e intenti nobili e condivisibili, per evitare di dire inarrivabili minchiate sui “pesticidi” nelle acque oppure sui residui nell’ortofrutta. O magari degli ogm. Ma qui forse è l’unica cosa che mi è chiara della protesta ricevuta: l’articolo in questione non è uno di quelli scritti sulle biotecnologie e sul disonesto oscurantismo ideologizzato, fatto di soli mantra, che ad essi si contrappone.

Allora che sarà mai? Sarà perché tratto i babbei da babbei, o i disonesti da disonesti? Ci sta. Nei miei trent’anni di lavoro nel campo ho potuto esperienziare una sequenza inenarrabile di avvenimenti che mi hanno portato a disprezzare profondamente gli spacciatori di sogni, come quelli del bio o del naturale, ovvero quelli che si sono accaparrati una chimica tutta loro, definita buona a prescindere, lasciando la kimika kattiva agli altri, altrettanto a prescindere. Salvo poi magari usare in privato proprio quella kimika kattiva deprecata in pubblico, perché quando stai per perdere la produzione mica vai tanto per il sottile…

Oppure sarà per quello che scrivo sui piazzisti di poesie, cioè quei guru che vagheggiano ritorni al passato e decrescite felici, narrando di Eden da ritrovare – pieni zeppi di prodotti tipici e a KmZero – a platee di foche ammaestrate perennemente plaudenti a comando?

Altra ipotesi: potrebbero essere gli sberloni che rifilo ai terroristi che ogni anno sbandierano le analisi dei residui sull’ortofrutta come fossero causa di ogni malattia e tumore? Oppure quelli che fanno passare le acque che ci escono dal rubinetto come fiumi di veleni, contando sul fatto che nessuno sa che se un Canadese o un Americano leggessero quei report si metterebbero a ridere, perché loro hanno limiti nelle acque decine, centinaia o anche migliaia di volte superiori? E loro i limiti li calcolano in base alla tossicologia delle singole molecole, mica li fissano a capocchia rasente allo zero per soddisfare le paturnie demagogiche di qualche normatore in vena di restrizioni irrazionali.

Aspetta, magari sono le mie prese per il naso di quelli che chiedono i “Comuni depesticidizzati” o fanno i referendum per abolire i pesticidi non biodegradabili e per convertire tutta l’agricoltura al Bio, cioè quella forma di agricoltura che usa a nastro rame, un metallo pesante virtualmente eterno in quanto del tutto non biodegradabile. Gente così, cos’altro vuoi fare se non prenderla per il chiulo? Son già fin troppo buono, va là…

E quindi anche questo ci sta, perché fra le categorie da me più tartassate c’è proprio quella degli ecologisti che hanno fatto corsi di ecotossicologia su internet, ovvero coloro che personalmente reputo fra i più incompetenti e bugiardi in circolazione.

Già, perché è più forte di me: sebbene io adori i lupi, animali nobili e fieri, li detesto quando si travestono da agnelli e attraggono le proprie vittime belando loro che nel bosco, lì si, ci sarebbero i lupi kattivi che vogliono mangiarsele…

Restando quindi nel dubbio su quale mio articolo mi abbia portato la breve rampogna, concluderò con una mia massima, mediata da un detto alquanto famoso:

Quando il dito indica la Luna, il romantico guarda la Luna, lo stolto il dito, il saggio guarda cosa fa l’altra mano…”. E parafrasando Roberto Vecchioni: “Quella mano son trent’anni che guardo… e che non dormo”.

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